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	<title><![CDATA[IoChatto: Marzo 2016]]></title>
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	<pubDate>Sat, 12 Mar 2016 11:31:05 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[Acqua pubblica, meglio di quella in bottiglia]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una normativa non ineccepibile, la diffusa disinformazione e le pressioni provenienti da gestori e produttori sono gli elementi che rendono difficile valutare l'effettiva qualit&agrave; dell'acqua italiana. Per passare a un modello di consumo idrico consapevole per&ograve;, questi nodi vanno sciolti.</p>
<p style="text-align: justify;">Rinfocolato dal referendum dello scorso anno, il dibattito sulla qualit&agrave; dell'acqua potabile, quella dell'acquedotto e quella imbottigliata, &egrave; sempre molto attuale. Purtroppo &egrave; difficile giungere a delle conclusioni definitive, anche - forse soprattutto - per colpa degli ingenti interessi in campo, rappresentati dai comitati di cittadini, dai gestori dei servizi idrici, dai grandi e piccoli marchi di acque minerali, dalle istituzioni locali e nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><img src="https://www.avventurenelcibo.net/sites/default/files/acqua_del_rubinetto_Bottle.jpg" alt="acqua del rubinetto migliore della minerale" width="500" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p style="text-align: justify;">Un buon punto di partenza potrebbe essere l'analisi della normativa in merito, che in realt&agrave;, a causa di una gestione che spesso la disattende e delle molte deroghe concesse, non &egrave; poi un appiglio cos&igrave; solido a cui aggrapparsi. In ogni caso, il testo di riferimento &egrave; il DPR 31 del 2001, che ha sostituito il precedente decreto del 1988 ed &egrave; stato integrato nel 2002 dal decreto 27. L'input &egrave; arrivato dall'Unione Europea, tramite la direttiva 98/93 concernente la qualit&agrave; delle acque destinate al consumo umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quadro legislativo fornisce tutte le disposizioni del caso, in particolare i parametri che devono essere monitorati - indicando naturalmente i valori limite - e le modalit&agrave; e la frequenza dei controlli. I parametri chimici prendono in esame una serie di elementi che non devono superare una determinata concentrazione - l'arsenico per esempio non pu&ograve; eccedere i 10 microgrammi per litro, cos&igrave; come il piombo, il mercurio 1 microgrammo per litro, il nichel 20, mentre i parametri indicatori riguardano le caratteristiche generali dell'acqua, dalla durezza (cio&egrave; il contenuto di metalli pesanti) alla torbidit&agrave;, dal residuo fisso al colore.<br>Quella riguardante la qualit&agrave; delle acque, sia quella dell'acquedotto che quella imbottigliata, &egrave; solo una parte del grande dibattito sul consumo idrico<br>Le disposizioni normative presentano tuttavia alcune ombre. Per esempio, l'aggiornamento apportato dal decreto del 2001 ha eliminato diversi parametri dalla valutazione, che da 56 sono passati a 47, e ha alleggerito le sanzioni per i contravventori, prevedendo solo conseguenze amministrative e non penali, fatta salva l'applicazione delle sanzioni penali per i fatti costituenti reato. Inoltre, la normativa - anche quella europea - prevede la possibilit&agrave; di sforare i valori dei parametri, pur sempre entro un certo limite, a eccezione dei casi in cui questo comporti pericoli per la salute umana. La deroga pu&ograve; avere una durata massima di tre anni e non pu&ograve; essere rinnovata pi&ugrave; di due volte. Attualmente sfruttano questo particolare regime otto regioni: <em>Lazio, Lombardia, Piemonte, Trentino, Umbria, Toscana, Campania, Puglia.</em><br>Per quanto riguarda i controlli, al fine di garantire una qualit&agrave; uniforme lungo tutta la filiera, &egrave; stabilito che le analisi vengano effettuate ai punti di prelievo delle acque superficiali e sotterranee da destinare al consumo umano, agli impianti di adduzione, di accumulo e di potabilizzazione, alle reti di distribuzione, agli impianti di confezionamento di acqua in bottiglia o in contenitori, sulle acque confezionate, sulle acque utilizzate nelle imprese alimentari e sulle acque fornite mediante cisterna.<br>Sia per le acque d'acquedotto che per quelle in bottiglia, si rileva quindi la volont&agrave; di garantire una elevata qualit&agrave; in ogni passaggio. Il metodo si pu&ograve; considerare valido, tanto che le analisi del gestore siciliano Sidra, effettuate in punti e in periodi diversi, sembrano confermare la bont&agrave; dell'acqua prelevata dalle fontane, cos&igrave; come dal contatore o dai serbatoi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img src="https://ecoricerche.altervista.org/Microbiol.JPG" alt="" width="386" height="336" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p style="text-align: justify;">Veniamo alla qualit&agrave; dell'acqua. Il gestore emiliano romagnolo Hera ha pubblicato sul suo sito un confronto fra l'acqua pubblica e quella imbottigliata. Secondo i rilevamenti effettuati, risulta che i risultati sono quasi perfettamente sovrapponibili praticamente per tutti i parametri considerati (pH, durezza, residuo fisso, sodio, floruri, nitrati, cloruri). In questo caso potrebbe quindi dire che l'acqua del rubinetto e quella in bottiglia si equivalgono - naturalmente parliamo di qualit&agrave; dell'acqua in base a specifici valori, tralasciando tutte le implicazioni legate ai costi ambientali ed economici dei processi di imbottigliamento.<br>Sia per le acque d'acquedotto che per quelle in bottiglia, si rileva quindi la volont&agrave; di garantire una elevata qualit&agrave; in ogni passaggio<br>A Catania, Sidra ha effettuato un'operazione analoga che ha dato sempre gli stessi risultati: l'acqua pubblica della citt&agrave; etnea rientra nei parametri fissati dal decreto 31 del 2001 e pu&ograve; essere considerata di buona qualit&agrave;. Una ricerca condotta presso il dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell'universit&agrave; di Milano Bicocca, ha inoltre analizzato l'acqua attraverso un kit che misura i valori di pH, durezza, nitrati, nitriti, cloruri e solfati. A seguito di questo esperimento, i due studiosi sono stati in grado di stilare una sommaria graduatoria delle citt&agrave; italiane con l'acqua "pi&ugrave; buona": Bolzano, Brescia, Mantova occupano i primi posti di questa classifica, mentre a Palermo, Genova e Torino alcuni valori sono sballati.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessante &egrave;, in conclusione, il consiglio che fornisce Danilo Pulvirenti, chimico e membro del Forum Acqua Bene Comune, sfatando il 'mito' dei filtri per l'acqua del rubinetto. Essi vengono considerati infatti strumenti indispensabili per depurare l'acqua, in particolare dal calcare; non si tiene per&ograve; conto del fatto che, per prima cosa, l'acqua &egrave; gi&agrave; soggetta ai controlli di cui abbiamo parlato in precedenza ed &egrave; quindi perfettamente salubre e potabile. Inoltre, non vengono valutate le controindicazioni degli stessi filtri: non solo trattengono buona parte del liquido che filtrano privandolo di elementi importanti per l'organismo, come i sali minerali, ma, se non puliti con attenzione e costanza, possono rilasciare altre sostanze ben pi&ugrave; nocive.<br>Naturalmente, come gi&agrave; accennato, quella riguardante la qualit&agrave; delle acque, sia quella dell'acquedotto che quella imbottigliata, &egrave; solo una parte del grande dibattito sul consumo idrico. Parimenti, &egrave; impossibile pretendere che gli italiani preferiscano l''acqua del sindaco' a quella imbottigliata se la prima presenta criticit&agrave; in termini di salubrit&agrave; e corrispondenza ai valori di legge o, ancora peggio, se questi stessi valori vengono disattesi per violazioni palesi o deroghe alla normativa. Il primo passo per orientarsi verso un consumo di acqua consapevole &egrave; quindi migliorare la qualit&agrave; delle infrastrutture idriche e sensibilizzare gli italiani attraverso dati e analisi scientifiche attendibili che attestino tale qualit&agrave;.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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	<dc:creator>Giulia Freddi</dc:creator>
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