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	<title><![CDATA[IoChatto: Ottobre 2011]]></title>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/archive/gpiccoli/1317420000/1320102000</link>
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	<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 08:44:15 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[Satellite Rosat in caduta, data e luogo impatto sono incerti]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Dopo il rientro nell&rsquo;atmosfera terrestre del <a href="https://connectu.it/pg/blog/gpiccoli/read/11943/la-nasa-un-satellite-cadra-sulla-terra">satellite americano Uars</a>, adesso &egrave; il turno di un&rsquo;altro satellite, stavolta tedesco, che dovrebbe rientrare sulla Terra...</p>
<p><img src="https://www.google.it/url?source=imgres&amp;ct=img&amp;q=https://wa2.www.3news.co.nz/Portals/0-Articles/224370/int-space-station-600.jpg%3Fwidth%3D300&amp;sa=X&amp;ei=ZBShTqrWKumh4gTCw_zVBA&amp;ved=0CAQQ8wc4Eg&amp;usg=AFQjCNFppY3oW6L3RGSQX7pOZkXSRrPwFA" alt="image" style="border: 0px; "></p>
<p>ANSA - E' previsto per il 23 ottobre l'impatto nell'atmosfera del satellite Rosat, che si sta progressivamente avvicinando alla Terra in modo incontrollato. Le probabilit&agrave; che i frammenti possano cadere sull'Italia ''sono bassissime'', osserva Andrea Milani, del dipartimento di Matematica dell' universit&agrave; di Pisa e a capo del gruppo di ricerca specializzato nel calcolare le orbite degli asteroidi pi&ugrave; vicini alla Terra.</p>
<p>I frammenti, spiega, ''possono cadere su una superficie enorme, della quale l'Italia rappresenta l'1%. Detto questo, anche se i frammenti dovessero cadere sull'Italia, c'&eacute; una probabilit&agrave; su 100.000 che possano colpire qualcuno. E' come se dicessimo - prosegue Milani - che, su 10 automobilisti che escono di casa la mattina la probabilit&agrave; che uno di essi muoia in un incidente &egrave; pari a 1 su 100.000: non per questo si ferma il traffico. Sono rischi bassissimi''.</p>
<p>Rosat (Roentgen satellite) &egrave; il telescopio spaziale lanciato dall'Agenzia spaziale tedesca (Dlr) nel 1990 e andato in pensione nel 1999. Da allora il satellite ha cominciato a scendere progressivamente, lasciando l'orbita nella quale si trovava, a 580 chilometri dalla Terra. Pesante 2,4 tonnellate, &egrave; rivestito da materiali, come vetro e ceramica, resistenti al calore. Per questo motivo gli esperti ritengono che un certo numero di frammenti possano resistere all'impatto e precipitare sulla Terra. Il pi&ugrave; grande di essi potrebbe essere lo specchio da 1,7 tonnellate.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
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	<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 08:55:42 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[Il buco dell'ozono sull'Artico e' più grande del previsto]]></title>
	<description><![CDATA[<p><img src="https://www.ansa.it/webimages/foto_large/2011/10/3/6c67402eb650037dd7f028b44bc867bc.jpg" alt="image" style="border: 0px; "></p>
<p>L'allarme era gi&agrave; stato lanciato in primavera, ma il nuovo studio pubblicato su Nature, realizzato dal California Institute of Technology (Caltech), denuncia una perdita di oltre l'80% in un solo anno della fascia di gas protettiva. Le perdita dello schermo di ozono contro i raggi ultravioletti provenienti dal Sole &egrave; un fenomeno stagionale che ormai riguarda entrambi i Poli, anche se al nord risultava finora in maniera ridotta. Le nuove analisi sui dati relativi alla scorsa primavera hanno messo in luce che la fascia di ozono, presente tra i 18-20 km di altitudine, si &egrave; ridotta di circa l'80% provocando per la prima volta una perdita paragonabile a quella del polo Sud.</p>
<p>La causa scatenante di questo preoccupante fenomeno &egrave; stato l'inverno particolarmente rigido che ha interessato il circolo polare. Il record minimo &egrave; stato infatti causato da venti insolitamente forti, vortici polari, che hanno isolato la massa atmosferica sul polo Nord, generando una sorta di bolla d'aria fredda, che le ha impedito di mescolarsi con l'aria pi&ugrave; calda delle medie latitudini. Durante il mese di marzo questa massa d'aria fredda, colpita dalla luce del sole, ha rilasciato, soprattutto nella parte pi&ugrave; bassa della stratosfera, a circa 20 km dalla superficie, atomi di cloro e bromo, prodotti dei clorofluorocarburi (Cfc), che distruggono il legame chimico dell'ozono.</p>
<p><br>Fonte: <a href="https://www.ansa.it/">ansa.it</a></p>
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	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
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