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	<title><![CDATA[IoChatto: Blog di Politica ? vogliamo Rocco]]></title>
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	<description><![CDATA[]]></description>
	
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	<pubDate>Sun, 09 Mar 2014 08:52:03 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[Mivar - Carlo Vichi: affitto gratis a chi assume 1200 italiani]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="margin: 0px 0px 11px; color: #000000; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: start; background-color: #fcfcfc;">Il 90enne Carlo Vichi si commuove raccontando a Repubblica la storia<span>&nbsp;</span><strong style="font-weight: bold;">dell&rsquo;unica fabbrica italiana di televisori: la Mivar</strong>.</p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; color: #000000; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: start; background-color: #fcfcfc;">L&rsquo;azienda &egrave; stata fondata nel 1945 e ora &egrave;<span>&nbsp;</span><strong style="font-weight: bold;">decisamente in crisi</strong>, in un mercato di competizione con i colossi coreani e giapponesi, la partita &egrave; stata persa. Vichi ha per&ograve; avuto un&rsquo;idea per continuare il suo sogno:<span>&nbsp;</span><em style="font-style: italic;">&ldquo;Se una societ&agrave; di provata seriet&agrave; accetta di fare televisori in Italia, io gli offro la mia nuova fabbrica, pronta e mai usata, gratis. Non voglio un centesimo. Ma chiedo che assuma mille e duecento italiani, abbiatensi, milanesi. Questo chiedo. Veder sorridere di nuovo la mia gente&rdquo;</em>.</p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; color: #000000; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: start; background-color: #fcfcfc;"><img src="https://www.lintraprendente.it/wp-content/uploads/2014/03/carlo-vichi-mivar.jpg" width="500" alt="image" style="border: 0px;"></p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; color: #000000; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: start; background-color: #fcfcfc;">La fabbrica &egrave; di<span>&nbsp;</span><strong style="font-weight: bold;">120 mila metri quadri totali</strong><span>&nbsp;</span>disposta su due piani con parcheggi, presidio medico e mensa. Vichi dice:<span>&nbsp;</span><em style="font-style: italic;">&ldquo;Insuperabile, qui ci possono lavorare in 1.200, tutto in vista senza ufficetti. Vede com&rsquo;&egrave; luminosa? Molti pensavano che con i risparmi mi facessi una casa. Ma io ho fatto questo, immaginando tanta gente muoversi e che mi sorridesse. Eravamo in novecento e facevamo 5.460 televisori al giorno, un milione all&rsquo;anno. Ora &egrave; tutto vuoto, solo qualche scrivania. I grossi colossi c&rsquo;hanno calpestato&rdquo;</em>, riflette amaro Rocco, uno degli operai storici della Mivar. &ldquo;Ho disegnato televisori per venticinque anni. Anche se il vero designer &egrave; il signor Vichi, io la mano. &Egrave; rimasto sempre in trincea, al suo tavolo con le rotelle in mezzo a noi, la sua morsa, le sue idee, il suo compasso. Lavorando anche di sabato e domenica&rdquo;.</p>
<p style="margin: 0px 0px 11px; color: #000000; font-size: 15px; font-style: normal; font-weight: normal; text-align: start; background-color: #fcfcfc;">Un racconto da far commuovere chiunque, la passione che va al di sopra di tutto e di tutti. Speriamo davvero che ci sia qualcuno che<span>&nbsp;</span><strong style="font-weight: bold;">colga l&rsquo;occasione di essere ospitato GRATUITAMENTE</strong>.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
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	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27218/il-portogallo-contro-l-ue-poliziotti-occupano-il-parlamento</guid>
	<pubDate>Sat, 08 Mar 2014 08:45:45 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27218/il-portogallo-contro-l-ue-poliziotti-occupano-il-parlamento</link>
	<title><![CDATA[IL PORTOGALLO CONTRO L' UE, POLIZIOTTI OCCUPANO IL PARLAMENTO]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Nel giorno in cui la Troika fa i complimenti al Portogallo per i risultati raggiunti, sbloccando cos&igrave; la tranche del prestito, il paese si ribella contro le misure di austerita&rsquo; approvate dal Parlamento e chiede le dimissioni del premier, Pedro Passos Coelho. Alcune migliaia di persone hanno protestato a Lisbona, Porto e Lieira in manifestazioni organizzate dal maggior sindacato portoghese, il Cgtp. Nella capitale a scendere in piazza sono stati addirittura i poliziotti, che hanno ingaggiato un corpo a corpo con i loro colleghi, schieratisi dalla parte del Governo.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/03/portugal-main-si.jpg" alt="portugal-main-si" width="400" style="border: 0; border: 0px;"></p>
<p>In particolare, si criticano le misure adottate dal governo conservatore ritenuto &ldquo;servo&rdquo; della Troika (Ue-Bce-Fmi) che aveva chiesto un piano anticrisi a fronte del prestito di 78 miliardi di euro erogati nel 2011 su richiesta dell&rsquo;allora governo di centrosinistra. Sindacati, partiti di opposizione e cittadini lamentano in particolare il taglio di stipendi pubblici e pensioni e il fatto che la politica di austerita&rsquo; abbia accentuato le difficolta&rsquo; economiche della popolazione.</p>
<p>Oltre 15.000 poliziotti sono scesi in piazza, a Lisbona, per manifestare contro i tagli degli stipendi, marciando verso il Parlamento dove si sono trovati di fronte i &lsquo;colleghi&rsquo; in uniforme. I manifestanti sono riusciti a forzare le barriere degli agenti antisommossa, occupando i locali antistanti la sede del Parlamento portoghese. All&rsquo;interno dell&rsquo;edificio, il Presidente del Parlamento Assuncao Esteves ha poi accettato di ricevere una delegazione di rappresentanti delle forze dell&rsquo;ordine.</p>
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	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
</item>
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	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27176/abbiamo-usato-il-debito-per-fini-politici</guid>
	<pubDate>Wed, 05 Mar 2014 08:04:22 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27176/abbiamo-usato-il-debito-per-fini-politici</link>
	<title><![CDATA[Abbiamo usato il debito per fini politici]]></title>
	<description><![CDATA[<p>&ldquo;Abbiamo sbagliato tutto&rdquo;.&nbsp;<br><strong>Giuliano Amato</strong><span>&nbsp;riconosce le sue colpe. La crisi, il crollo del Pil e l&rsquo;impennata del debito pubblico hanno radici lontane nel tempo.&nbsp;</span><strong>Alan Friedman</strong><span>&nbsp;prova a ricostruirle nel suo libro&nbsp;</span><em>Ammazziamo il Gattopardo</em><span>&nbsp;e dopo le interviste a&nbsp;</span><strong>Mario Monti</strong><span>&nbsp;e a Romano Prodi che tanto hanno fatto discutere, adesso arriva quella al dottor Sottile. <br>Il&nbsp;</span><em>Corriere.it</em><span>&nbsp;pubblica un colloquio tra Friedman e l&rsquo;ex premier in cui viene affrontato il problema del debito pubblico galoppante del Belpaese&nbsp;e dell&rsquo;impennata del rapporto tra il deficit e il Pil. Giuliano Amato, oggi membro della Corte Costituzionale, parla della politica economica portata avanti dai governi democristiani e socialisti tra la fine degli anni ottanta e l&rsquo;inizio degli anni novanta. Quella di Amato &egrave; un&rsquo;ammissione di colpa senza giri di parole.</span></p>
<p><strong>&ldquo;Ho usato il debito per fini politici&rdquo;</strong>&nbsp;- Friedman come detto incontra Amato, ex-consigliere economico di Bettino Craxi, premier nel 1992 (<em>anno in cui mise le mani nei nostri conti correnti con un prelievo forzoso che ancora brucia agli&nbsp;italiani</em>), spiega come i socialisti e i democristiani &ldquo;hanno usato la spesa pubblica contro il Pci, facendo salire il debito nel tentativo di attirare voti&rdquo;. Amato spiega anche perch&eacute; nessun governo &egrave; riuscito a fare le riforme strutturali di vasta portata, e cita&nbsp;<strong>Massimo D&rsquo;Alema</strong>&nbsp;che sostiene che &ldquo;<em>gli italiani non hanno capito che entrare nell&rsquo;Euro non &egrave; arrivare a un traguardo ma salire su un ring</em>&rdquo;.</p>
<p><strong>&ldquo;Tutta colpa di D&rsquo;Alema&rdquo; -</strong>&nbsp;Ma &egrave; proprio su D&rsquo;Alema che Amato punta il dito. Secondo quanto racconta Friedman, nel 2000 Amato in un&rsquo;intervista all&rsquo;<em>Herald Tribune</em>&nbsp;affermava che le riforme in Italia sul fronte del lavoro non erano state fatte perch&eacute; &ldquo;c&rsquo;era il rischio che la sinistra di Massimo mi fa fuori in due minuti&rdquo;. Insomma anche quando tra il 2000 e il 2001 Amato &egrave; tornato a palazzo Chigi ammette di non aver fatto le riforme necessarie per fini elettorali. Il &ldquo;dono&rdquo; che Amato e i suoi governi ci lasciano sono un&rsquo;impennata del rapporto deficit Pil a livelli record.&nbsp;Dall&rsquo;inizio degli anni Ottanta all&rsquo;inizio degli anni Novanta il rapporto debito-Pil &egrave; balzato dal 60 percento ad oltre il 100 percento. Qualche miglioramento c&rsquo;&egrave; stato durante i governi Berlusconi e Prodi, ma oggi il rapporto &egrave; arrivato a un livello del 133 percento, e solo la Grecia ha un rapporto peggiore di noi. Una palla al piede per le nostre tasche per la quale dobbiamo dire solo &ldquo;<strong>grazie Giuliano</strong>&rdquo;.</p>
<h1><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/03/l43-amato-130422104403_medium.jpg" alt="l43-amato-130422104403_medium" width="550" height="280" style="border: 0px;"></h1>
<h1>Amato, ecco tutte le sue poltrone</h1>
<p>&ldquo;Quando ero al governo io e gli altri partiti non abbiamo capito niente. Abbiamo sbagliato&rdquo;. Giuliano Amato si confessa nel libro di Alan Friedman &ldquo;Ammazziamo il Gattopardo&rdquo; e racconta da dove arrivano gli errori fatai dei governi di fine anni ottanta e primi anni novanta (di cui lui stesso faceva parte) che hanno provocato l&rsquo;impennata del rapporto debito-Pil. Nonostante l&rsquo;ammissione di colpa,&nbsp;<strong>Amato</strong>&nbsp;continua a collezionare poltrone, manco fosse un &ldquo;salvatore della patria&rdquo;. L&rsquo;ennesima gli si &egrave; infilata sotto le chiappe &egrave; quella di giudice della Corte costituzionale, gentilmente offertagli (&lsquo;prego si accomodi&rsquo;) dal presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong>. Un incarico di prestigio assoluto, che &ldquo;vale&rdquo; infatti la bellezza di 403.840 euro (lordi) all&rsquo;anno, pari a 33.583 euro mensili. Ai quali Amato affianca una pensione da 22mila euro e un vitalizio da 9mila euro al mese. Per un totale di 64mila euro al mese (lordi, per carit&agrave;). Il nuovo incarico, poi, porta con s&egrave; anche 3 assistenti, 3 segretarie, telefonino, computer e auto blu. Quella per le poltrone &egrave; una passione che accompagna Amato sin da giovane. Dal 1983 al 1994 &egrave; stato deputato Psi, dal 1983 al 1987 sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con Bettino Craxi, dal 1987 al 1989 ministro del Tesoro con Goria e De Mita, dal 1992 al 1993 presidente del Consiglio (ricordate il prelievo straordinario dai conti correnti e la finanziaria da 93mila miliardi di lire?), dal 1992 al 1994 presidente dell&rsquo;Aspen Institute, dal 1994 al 1997 presidente dell&rsquo;Antitrust, dal 1998 al 2000 ministro per le Riforme istituzionali e poi del Tesoro con D&rsquo;Alema, al quale succede come premier tra 2000 e 2001. Dal 2001 al 2006 &egrave; stato senatore con l&rsquo;Ulivo, dal 2006 al 2008 ancora ministro nel governo Prodi, dal 2011 al 2013 guida il comitato per le celebrazioni dei 150 anni dell&rsquo;Unit&agrave; d&rsquo;Italia, dal 2009 &egrave; presidente dell&rsquo;Istituto dell&rsquo;Enciclopedia Treccani e dal 2012 presidente pure della Scuola Superiore Sant&rsquo;Anna di Pisa. Tutto meritato, sia chiaro.</p>
<p>Ha saldato i conti. Di casa sua&hellip;</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27159/renzie-minaccia-putin-inaccettabile</guid>
	<pubDate>Mon, 03 Mar 2014 15:14:16 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27159/renzie-minaccia-putin-inaccettabile</link>
	<title><![CDATA[Renzie minaccia Putin: ‘Inaccettabile’]]></title>
	<description><![CDATA[<p>&ldquo;Il governo italiano si associa &ndash; forse meglio dire &lsquo;si accoda&rsquo; &ndash; alle pressanti richieste della comunit&agrave; internazionale affinch&eacute; sia rispettata la sovranit&agrave; e l&rsquo;integrit&agrave; territoriale dell&rsquo;Ucraina&rdquo;.</p>
<p>Forse dovevano pensarci prima, prima di provocare le violenze di Kiev e la cacciata del presidente eletto, e prima di far precipitare la situazione tagliando, di fatto, fuori dal potere met&agrave; Ucraina, la parte orientale russofona e la Crimea (tutt'ora sede di basi navali Russe).</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/03/vladimir-putin-time-magazine.jpg" alt="vladimir-putin-time-magazine" width="500" style="border: 0; border: 0px;"></p>
<p>Al termine del fantozziano vertice con i ministri di Esteri e Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, il premier Matteo Renzi ha &lsquo;<span style="text-decoration: underline;">duramente criticato</span>&rsquo; l&rsquo;azione militare in Crimea, avvertendo che qualsiasi violazione della sovranit&agrave; e dell&rsquo;integrit&agrave; territoriale dell&rsquo;Ucraina sar&agrave; per il governo italiano &ldquo;del tutto inaccettabile&rdquo;. <strong>Si parla di un Putin terrorizzato</strong>.</p>
<p>Ora, l&rsquo;Italia ha rapporti essenziali ed esistenziali con la Russia, attraverso l&rsquo;Eni soprattutto, come li avevamo anche con la Libia. Ma il comportamento dei nostri &ndash; meglio dire &lsquo;<span style="text-decoration: underline;">loro</span>&rsquo; &ndash; politici non &egrave;, quello di seguire i nostri interessi, ma di fare gli interessi dei loro padroni in America, quelli che da decenni violano il nostro territorio con basi, aerei e armi nucleari che spostano a piacimento in giro per l&rsquo;Italia. <span style="text-decoration: underline;">Questo si, &egrave; inaccettabile</span>.</p>
<p><strong>Un Ex boy-scout contro un ex Kgb.</strong>&nbsp;<br>Che Dio ci aiuti !</p>
<p>(<a rel="nofollow" href="https://voxnews.info/2014/03/02/renzie-minaccia-putin-inaccettabile/">Fonte</a>)</p>
]]></description>
	<dc:creator>Raul Bove</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27134/grande-crescita-dellungheria-caccia-lue-ed-un-trionfo-</guid>
	<pubDate>Sat, 01 Mar 2014 08:35:10 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27134/grande-crescita-dellungheria-caccia-lue-ed-un-trionfo-</link>
	<title><![CDATA[GRANDE CRESCITA DELL’UNGHERIA - caccia l'UE ed è un trionfo !]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Secondo le prime stime riportate dall&rsquo;ufficio di <span style="text-decoration: underline;">statistica ungherese</span>, nell&rsquo;ultimo trimestre del 2013 il prodotto interno lordo &egrave; cresciuto del 2,7% rispetto allo stesso trimestre del 2012 e dello 0,6% se rapportato al terzo trimestre 2013.</p>
<p>Alla crescita hanno contribuito la <span style="text-decoration: underline;">produzione agricola</span>, il settore manifatturiero e le costruzioni. I dati finali saranno pubblicati il prossimo 5 marzo. Complessivamente, nel 2013 la crescita &egrave; stata dell&rsquo;1,1%. L&rsquo;indice dei prezzi al consumo calcolato dall&rsquo;Ufficio Centrale di Statistica (KSH), <span style="text-decoration: underline;">registra a gennaio un dato invariato su base annua</span>. Rispetto a dicembre tuttavia <strong>l&rsquo;inflazione risulta in leggera ripresa</strong> dello 0,3% a gennaio.</p>
<p>Positivo anche l&rsquo;andamento del <strong>commercio estero</strong>. A dicembre la bilancia commerciale ungherese ha segnato un nuovo <strong>saldo in attivo</strong> a 150 milioni di euro con le esportazioni ungheresi e le importazioni cresciute rispettivamente del 9,5% e del 6,9% rispetto allo stesso mese del 2012.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2590_l-300x152.jpg" alt="ar_image_2590_l" width="300" height="152" style="border: 0px;"></p>
<p>Le prime stime indicano che tra gennaio e dicembre 2013 il volume delle esportazioni ungheresi &egrave; ammontato a 24.303 miliardi di fiorini (81,9 miliardi di euro), quello delle importazioni a 22.135 milioni di fiorini (74,6 miliardi di euro). Solo a dicembre il <strong>surplus della bilancia commerciale</strong> ha segnato la cifra di 87 miliardi di fiorini (circa 290 milioni di euro).</p>
<p><em>Fonte notizia: Il Sole 24 Ore&nbsp;</em></p>
<p>Nota.</p>
<p>L&rsquo;Ungheria, prima , prima di cacciare l&rsquo;FMI, <strong>l&rsquo;Unione Europea</strong> e la <strong>BCE</strong> fuori dai propri confini con una decisione senza precedenti, era semplicemente in ginocchio. Ora, grazie alla propria monetae al controllo della Banca di Stato a cui fa capo la valuta nazionale, a una politica economica accorta, e alla riduzione drastica dei costi interni (energia) e all&rsquo;aumento delle pensioni e degli stipendi, sta vivendo uno sviluppo e una crescita che hanno pochi rivali in Europa.</p>
<p>Certamente nessuno di questi: <em>Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, Olanda, Belgio</em>. Tutte nazioni devastate dall&rsquo;euro e incatenate alla UE con politiche recessive folli.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27133/ecco-perch-esploso-il-debito-pubblico-italiano</guid>
	<pubDate>Sat, 01 Mar 2014 08:29:55 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27133/ecco-perch-esploso-il-debito-pubblico-italiano</link>
	<title><![CDATA[Ecco perchè è esploso il debito pubblico ITALIANO]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Dal 1981 la Banca d&rsquo;Italia, per decisione di Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi, ha smesso di monetizzare il debito pubblico che &egrave; schizzato alle stelle. Una storia che si &egrave; ripetuta, amplificata, con l&rsquo;Euro e la BCE.</p>
<p>A partire dal 1981 la Banca d&rsquo;Italia ha &ldquo;divorziato&rdquo; dal Tesoro e non &egrave; pi&ugrave; intervenuta nell&rsquo;acquisto di titoli di Stato. Ci&ograve; che non viene detto, per&ograve;, &egrave; che quella lontana decisione contribu&igrave; a produrre non solo l&rsquo;enorme debito pubblico ma anche il primo attacco ai salari.</p>
<p>L&rsquo;attuale debito pubblico italiano si form&ograve; tra gli anni &rsquo;80 e &rsquo;90, passando dal 57,7% sul Pil nel 1980 al 124,3% nel 1994. Tale crescita, molto pi&ugrave; consistente di quella degli altri Paesi europei, non fu dovuta ad una impennata della spesa dello Stato, che rimase sempre al di sotto della media della Ue e dell&rsquo;eurozona e, tra 1991 e 2005, sempre al di sotto di quella tedesca.</p>
<p>Nel <strong>1984</strong> l&rsquo;Italia spendeva &ndash; al netto degli interessi sul debito &ndash; il <strong>42,1%</strong> del Pil, che nel <strong>1994</strong> era aumentato appena al <strong>42,9%</strong>. Nello stesso periodo la media Ue (esclusa l&rsquo;Italia) pass&ograve; <strong>dal 45,5% al 46,6%</strong> e quella dell&rsquo;eurozona pass&ograve; dal 46,7% al 47,7%. Da dove derivava allora la maggiore crescita del debito italiano?</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/02/DEBITO-PUBBLICO-300x152.jpg" alt="DEBITO PUBBLICO" width="300" height="152" style="border: 0px;"></p>
<p>Dalla <strong>spesa per interessi sul debito pubblico</strong>, che fu sempre molto pi&ugrave; alta di quella degli altri Paesi. La spesa per interessi <span style="text-decoration: underline;">crebbe in Italia dall&rsquo;8%</span> del Pil nel 1984 all&rsquo;11,4%, livello di gran lunga maggiore del resto d&rsquo;Europa. Sempre nello stesso periodo la media Ue pass&ograve; dal 4,1% al 4,4% e quella dell&rsquo;eurozona dal 3,5% al 4,4%.</p>
<p>Nel 1993 il divario tra i tassi d&rsquo;interesse fu addirittura triplo, il 13% in Italia contro il 4,4% della zona euro e il 4,3% della Ue. La crescita dei debiti pubblici dipende da molte cause, soprattutto dalla necessit&agrave; di sostenere le crisi e la caduta dei profitti privati che, dal &rsquo;74-75, caratterizzano ciclicamente i Paesi pi&ugrave; avanzati.</p>
<p>Tuttavia, &egrave; evidente che politiche sbagliate di finanza pubblica possono rendere ingestibile la situazione del debito, come &egrave; avvenuto in Italia. Visto che l&rsquo;entit&agrave; dei tassi d&rsquo;interesse sui titoli di stato, ovvero quanto lo Stato paga per avere un prestito, dipende dalla domanda dei titoli stessi, l&rsquo;eliminazione di una componente importante della domanda, quale &egrave; la Banca centrale, ha avuto l&rsquo;effetto di far schizzare verso l&rsquo;alto gli interessi e, quindi, di far esplodere il debito totale.</p>
<p>Inoltre, la mancanza del cordone protettivo della Banca d&rsquo;Italia espose il nostro debito alle manovre speculative degli investitori internazionali. Fu quanto accadde nel 1992, quando gli attacchi speculativi alla lira costrinsero l&rsquo;Italia ad uscire dal Sistema monetario europeo e a svalutare. Insomma, non solo Steltzner ha torto riguardo alla Banca d&rsquo;Italia, ma &egrave; il principio stesso dell&rsquo;&ldquo;autonomia&rdquo; della Banca centrale, da lui tanto tenacemente difeso, ad aver dato per trent&rsquo;anni in Italia gli stessi risultati negativi che ora sta producendo nell&rsquo;eurozona.</p>
<p>Ci si potrebbe chiedere a questo punto quale fu la ragione del divorzio tra Banca d&rsquo;Italia e Tesoro. Ce lo spiega il suo autore, l&rsquo;allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta. Uno degli obiettivi era quello di abbattere i salari, imponendo una deflazione che desse la possibilit&agrave; di annullare &ldquo;il demenziale rafforzamento della scala mobile, prodotto dall&rsquo;accordo tra Confindustria e sindacati&rdquo;. Infatti, nel 1984 con gli accordi di San Valentino la <strong>scala mobile fu indebolita e nel 1992 definitivamente eliminata</strong>. Anche oggi, come allora, le presunte &ldquo;<em>necessit&agrave;</em>&rdquo; di bilancio pubblico sono la leva attraverso cui ridurre il salario, in Italia e in Europa. Con la differenza che oggi l&rsquo;attacco si estende al salario indiretto, cio&egrave; al <strong>welfare</strong>.</p>
<p>Nota. Ovviamente, si potrebbe tagliare in modo radicale gli interessi da pagare, ristrutturando questa voce di spesa e non il costo del lavoro e dei servizi sociali e delle pensioni. Ma al potere c&rsquo;&egrave; la <strong>sinistra</strong>, pazzesco ma vero, <span style="text-decoration: underline;">che sta dalla parte dei banchieri</span>.</p>
<p>(<a rel="nofollow" href="https://www.ilnord.it/c-2588_ANALISI__ECCO_PERCHE_IL_DEBITO_PUBBLICO_ITALIANO_E_ESPLOSO_CHI_E_RESPONSABILE_E_COME_FARE_A_FERMARLO">Fonte</a>)</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27119/le-banche-salvano-de-benedetti-ma-non-i-piccoli-imprenditori</guid>
	<pubDate>Thu, 27 Feb 2014 18:05:26 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27119/le-banche-salvano-de-benedetti-ma-non-i-piccoli-imprenditori</link>
	<title><![CDATA[LE BANCHE SALVANO De BENEDETTI MA NON I PICCOLI IMPRENDITORI]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Secondo Giovanni Bazoli il &laquo;capitalismo di relazione&raquo; non &egrave; da buttar via. E comunque non sarebbe la causa dei fallimenti del sistema economico e finanziario italiano. Un ragionamento articolato, quasi una difesa d&rsquo;ufficio del settore bancario, che il presidente di IntesaSanpaolo, luned&igrave; scorso, ha squadernato sulle colonne dell&rsquo;autorevole <strong>Financial Times</strong>. A meno di 48 ore dalle dichiarazioni del &laquo;decano&raquo; dei banchieri rilasciate al quotidiano britannico, ecco che dentro i nostri confini esplode il caso Sorgenia. Probabilmente la rappresentazione plastica di quel capitalismo di relazione spalleggiato pochi giorni fa proprio da Bazoli.&nbsp; Sta di fatto che la societ&agrave; attiva nell&rsquo;energia di propriet&agrave; del gruppo Cir &ndash; <em>che fa capo alla famiglia di <strong>Carlo De Benedetti</strong> </em>&ndash; &egrave; sempre pi&ugrave; vicina al dissesto finanziario e si appresta a essere &laquo;salvata&raquo; dalle banche che l&rsquo;hanno sostenuta con linee di credito che sfiorano i 2 miliardi di euro (<em>1,9 per l&rsquo;esattezza</em>). Una montagna di denaro che Sorgenia non &egrave; in grado di restituire da un pezzo. Di qui la soluzione, fondata con ogni probabilit&agrave; sulle buone &laquo;relazioni&raquo; tra gli azionisti Cir e i top manager degli istituti di credito. Relazioni che fanno la differenza: di solito, un&rsquo;impresa insolvente (cio&egrave; che non paga i fornitori e che non rimborsa le rate dei prestiti) alza bandiera bianca, con i creditori che a un certo punto la costringono a portare i libri in tribunale, col rischio di fallimento. Un traguardo che per Sorgenia sembrava davvero vicino: lo scorso dicembre, l&rsquo;amministratore delegato, Andrea Magoni, ha lanciato l&rsquo;allarme rosso. Magoni chiese alle banche una moratoria (un congelamento delle rate dei finanziamenti) fino a luglio e rivel&ograve; che la societ&agrave; aveva &laquo;<span style="text-decoration: underline;">autonomia finanziaria di circa un mese</span>&raquo;.<br>Il termine &egrave; ampiamente scaduto e ora si cerca di correre ai ripari. Come? Con le relazioni, appunto. Nell&rsquo;affaire della spa dei De Benedetti c&rsquo;&egrave; la &laquo;crema&raquo; del sistema bancario italiano: Intesa, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Ubibanca, Banca popolare di Milano, Banco Popolare. Le prime sei banche italiane, probabilmente, negli scorsi anni si sono messe in fila pur di concedere linee di credito all&rsquo;Ingegnere. L&rsquo;istituto pi&ugrave; esposto &egrave; <strong>Mps</strong> con 600 milioni che peraltro &egrave; azionista della societ&agrave; guidata da Magoni con l&rsquo;1,21%. Una piccolissima quota destinata a crescere sensibilmente. L&rsquo;accordo attorno al quale si sta discutendo &ndash; e che ieri &egrave; stato oggetto di una riunione telefonica &ndash; prevede infatti che le banche convertano il credito in azioni.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/02/Carlo-De-Benedetti-l-anguilla_h_partb-300x152.jpg" alt="Carlo-De-Benedetti-l-anguilla_h_partb" width="300" height="152" style="border: 0px;"><br>I dettagli sono ancora in corso di definizione. Ma la sostanza &egrave; che i banchieri stanno aprendo un super paracadute per <strong>De Benedetti</strong>. A fronte del regalo, per&ograve;, gli istituti vorrebbero dalla Cir un impegno maggiore: per salvare Sorgenia chiedono che nella ricapitalizzazione Cir versi da 200 a 300 milioni, il doppio o il triplo di quanto la holding era disposta a mettere sul tavolo, appena 100 milioni. La richiesta delle banche si fonda anche sulla liquidit&agrave; incassata dalla famiglia De Benedetti con il Lodo <strong>Mondadori</strong> che port&ograve; la <strong>Fininvest</strong> di Silvio Berlusconi a staccare un assegno da 494 milioni. Al momento non &egrave; chiaro quanto sia rimasto in cassa di quella somma, ma le banche pretendono uno sforzo aggiuntivo. I tempi sono lunghi. Non a caso, ieri, l&rsquo;amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha escluso soluzioni a breve affermando che sono &laquo;solo all&rsquo;inizio della discussione&raquo;. Per luned&igrave; prossimo &egrave; stato fissato un nuovo appuntamento, questa volta tra le banche e il board della societ&agrave;. Mentre il 5 marzo c&rsquo;&egrave; un cda ritenuto decisivo di Sorgenia.<br>La conversione del credito in azioni, comunque, non riguarderebbe l&rsquo;intero indebitamento, cio&egrave; 1,9 miliardi, ma solo una parte, circa 500 milioni. La questione, per ora, &egrave; sul tavolo della banca d&rsquo;affari Rotschild. Che, tuttavia, non pu&ograve; escludere ipotesi pi&ugrave; estreme, con le banche che potrebbero diventare le azioniste di maggioranza del gruppo di energia, in caso di mancato accordo. De Benedetti non ha molte chance. Peraltro, il socio austriaco della Cir, Verbund (che ha il 49% di Sorgenia), si &egrave; sfilato e non &egrave; disposto a mettere mano al portafoglio. La holding, allo stesso tempo, deve tener conto degli interessi di tutti gli azionisti e non riuscir&agrave; a smobilitare i quattrini chiesti dalle banche. Cir ha le mani legate e potrebbe trovare addirittura conveniente il disimpegno da Sorgenia: la svalutazione a zero della partecipazione sarebbe forse la soluzione meno dolorosa. Uno scenario che, come accennato, potrebbe costringere gli istituti a &laquo;ingoiare&raquo; Sorgenia togliendo la castagna dal fuoco a De Benedetti.<br>C&rsquo;&egrave; da dire che l&rsquo;operazione banche-Sorgenia avrebbe fatto meno rumore in un periodo di crescita economica. Oggi passa meno inosservata, invece, perch&eacute; arriva dopo un anno in cui i prestiti alle imprese e alle famiglie, dati Banca d&rsquo;Italia alla mano, sono crollati di <strong>55 miliardi</strong>.</p>
<p>E la fetta maggiore delle aziende che trova sempre i rubinetti chiusi allo sportello non pu&ograve; contare su buone &laquo;<em>relazioni</em>&raquo;. Con buona pace dei banchieri che ancora si ostinano a difendere il sistema bancario.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
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	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27102/in-ungheria-stanno-trasformando-le-aziende-di-luce-e-gas-in-compagnie-no-profit</guid>
	<pubDate>Wed, 26 Feb 2014 07:27:05 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27102/in-ungheria-stanno-trasformando-le-aziende-di-luce-e-gas-in-compagnie-no-profit</link>
	<title><![CDATA[In Ungheria stanno trasformando le aziende di LUCE e GAS in compagnie ”NO PROFIT”]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Budapest<br>Dopo aver <strong>cacciato via il Fondo Monetario</strong>, <strong>tagliato l&rsquo;iva</strong> sui generi alimentari, <strong>aumentato le pensioni</strong>, <strong>ridotto i biglietti</strong> per i trasporti pubblici a Budapest e <strong>abbassato per la terza volta le bollette di luce e gas</strong> uno stenterebbe a credere che il governo ungherese potesse intraprendere altre misure per aiutare le fasce deboli e invece cio&rsquo; che per molti sarebbe solo un bel sogno sta diventanto una fantastica realta&rsquo;.</p>
<p>Infatti, proprio in questi giorni lo stato ungherese sta vagliando la possibilit&agrave; di trasformare le <span style="text-decoration: underline;">compagnie di servizi di pubblica utilit&agrave;</span> &nbsp;in <strong>enti non profit</strong>. Lo scopo, sostiene il governo, sarebbe quello di favorire ulteriormente i consumatori.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2564_l.jpg" alt="ar_image_2564_l" width="550" height="280" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Secondo quanto dichiarato dal capo del cabinettodel governo guidato dal presidente Viktor Orban, J&aacute;nos L&aacute;z&aacute;r, le bollette delle utenze non sarebbero ancora trasparenti e i fornitori starebbero &ldquo;provando tuttora a manipolare e imbrogliare&rdquo; i loro clienti. &nbsp;La questione sar&agrave; all&rsquo;ordine del giorno nella sessione parlamentare di mercoled&igrave; 26 febbraio.</p>
<p>&ldquo;Sar&agrave; una dura giornata per i fornitori di gas ed elettricit&agrave;&rdquo;, ha chiosato il politico e il tema dei costi delle utenze &egrave; tra i cavalli di battaglia del governo Fidesz, in vista delle elezioni del prossimo 6 aprile.</p>
<p>Com questa mossa il governo spera di minimizzare i costi per le famiglie ungheresi visto che i consumatori non dovrebbero pagare il margine che le compagnie applicano per fare utili e di conseguenza si avrebbe una redistribuzione del reddito dalle compagnie ai consumatori. Il risparmio finale per gli utenti potrebbe arrivare al 40%.</p>
<p>Come e&rsquo; possibile vedere ancora una volta il governo ungherese dimostra di essere <strong>un esempio</strong> per tutti noi cone le sue politiche volte ad aiutare le fasce piu&rsquo; deboli della popolazione e non e&rsquo; un caso che la stampa di regime abbia censurato queste notizie perche&rsquo; se gli italiani sapessero quello che sta succedendo nel paese magiaro pretenderebbero, giustamente, che politiche simili venissero adottare in Italia e questo darebbe fastidio non solo alla casta che <span style="text-decoration: underline;">sta distruggendo il paese</span> ma anche a personaggi come Carlo De Benedetti che controllano il mercato elettrico italiano.</p>
<p>Gli ungheresi sono fortunati perche&rsquo; sono governati da politici che hanno a cuore gli interessi del popolo ma lo stesso potrebbe accadere in Italia se gli italiani decidessero di reagire e cacciare via questa classe dirigente.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27078/ecco-chi-il-ministro-padoan</guid>
	<pubDate>Mon, 24 Feb 2014 07:11:23 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27078/ecco-chi-il-ministro-padoan</link>
	<title><![CDATA[Ecco chi è il ministro PADOAN]]></title>
	<description><![CDATA[<p>&laquo;La riforma Fornero &egrave; stato un passo importante per la risoluzione dei problemi dell&rsquo;Italia&raquo;, dichiar&ograve; un anno fa il neo ministro dell&rsquo;Economia Pier Carlo Padoan. Ex dirigente del Fondo monetario internazionale, ex consulente della Bce ed ex vice segretario dell&rsquo;Ocse, Padoan &egrave; di casa tra i potenti del mondo.</p>
<p>Scelto personalmente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e osannato dai grandi media italiani, il neo ministro non &egrave; stimato da tutti gli economisti, soprattutto da quelli non liberisti. Sentite cosa scrisse di lui sul &ldquo;New York Times&rdquo; il premio Nobel per l&rsquo;economia Paul Krugman: &laquo;Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all&rsquo;Ocse&raquo;.</p>
<p>Padoan era responsabile dell&rsquo;Argentina per conto del Fondo monetario internazionale nell&rsquo;anno in cui il Paese sudamericano fece default.</p>
<p>A cosa si riferiva Krugman? Padoan &egrave; stato l&rsquo;uomo che ha gestito per conto del Fondo monetario internazionale la crisi argentina. Nel 2001, Buenos Aires fu costretta a dichiarare fallimento dopo che le politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi (quindi, suggerite da Padoan) distrussero il tessuto sociale del Paese. In quegli anni il neo ministro si occup&ograve; anche di Grecia e Portogallo. Krugman scrisse in un altro articolo che furono proprio le ricette economiche &laquo;suggerite da Padoan a favorire la successiva crisi economica nei due Paesi&raquo;.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/pier-carlo-padoan.jpg" alt="pier-carlo-padoan" width="550" height="280" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Ecco cosa dichiar&ograve; Padoan a proposito della crisi greca: &laquo;La Grecia si deve aiutare da sola, a noi spetta controllare che lo faccia e concederle il tempo necessario. La Grecia deve riformarsi, nell&rsquo;amministrazione pubblica e nel lavoro&raquo;. In altre parole, Atene avrebbe dovuto rendere il lavoro molto pi&ugrave; flessibile, alleggerendo (licenziando) la macchina della pubblica amministrazione. Nel marzo del 2013, quando la Grecia era sull&rsquo;orlo del collasso, l&rsquo;allora numero due dell&rsquo;Ocse sugger&igrave; pi&ugrave; esplicitamente: &laquo;C&rsquo;&egrave; necessit&agrave; che il governo greco adotti una disciplina di bilancio rigorosa e di un continuo sforzo di risanamento dei conti pubblici, condizioni preventive per il varo di misure a sostegno dello sviluppo&raquo;.</p>
<p>Padoan &egrave; stato per quattro anni responsabile per conto del Fmi della Grecia. Successivamente, ha influenzato le politiche economiche di Atene in qualit&agrave; di vice presidente dell&rsquo;Osce.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Raul Bove</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27033/bonifici-esteri-dietrofront-del-tesoro</guid>
	<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 08:10:24 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27033/bonifici-esteri-dietrofront-del-tesoro</link>
	<title><![CDATA[Bonifici esteri, dietrofront del Tesoro]]></title>
	<description><![CDATA[<h2>Il ministro Saccomanni chiede la sospensione della maxi trattenuta automatica e fa sapere che "gli acconti gi&agrave; trattenuti dalle banche sulla base della norma saranno restituiti". Ma l'Agenzia delle entrate avverte che dal primo luglio il nuovo governo potr&agrave; ripristinarla</h2>
<p><img src="https://www.ecodellevalli.tv/cms/wp-content/uploads/2012/01/CA102E395249A47D1F6AF9096647A.jpg" width="480" alt="image" style="border: 0px;"></p>
<p><strong>Fabrizio Saccomanni</strong>&nbsp;cede alle polemiche e chiede la sospensione del&nbsp;provvedimento che dal primo febbraio prevede una<strong>&nbsp;maxi ritenuta automatica del 20%</strong>&nbsp;sui bonifici provenienti dall&rsquo;estero. L&rsquo;<strong>Agenzia delle entrate</strong>, su richiesta del ministro dell&rsquo;Economia, ha disposto la sospensione dell&rsquo;operativit&agrave; della ritenuta &ndash; spiega una nota di via XX Settembre &ndash; sottolineando che &ldquo;gli acconti eventualmente gi&agrave; trattenuti da intermediari finanziari sulla base della norma in oggetto saranno rimessi a disposizione degli interessati&rdquo;. La marcia indietro, per&ograve;, &egrave; soltanto temporanea. La stessa Agenzia delle entrate ha infatti precisato che lo stop al prelievo vale&nbsp;<strong>fino al primo luglio</strong>.</p>
<p>Il provvedimento aveva scatenato da subito un gran polverone. La trattenuta, che lasciava&nbsp;al contribuente l&rsquo;onere di dimostrare che le somme non avessero natura di &ldquo;compenso reddituale&rdquo; per chiedere la restituzione dell&rsquo;imposta, era finita nei giorni scorsi sotto l&rsquo;esame di<strong>&nbsp;Bruxelles</strong>.&nbsp;&ldquo;Esamineremo se la misura &egrave; proporzionata o no&rdquo;, aveva dichiarato il portavoce del commissario Ue per la Fiscalit&agrave;,&nbsp;<strong>Algirdas Semeta</strong>. Pressioni contro la maxi trattenuta erano arrivate anche dalle petizioni lanciate in rete e dalle associazioni di consumatori&nbsp;<strong>Adusbef</strong>&nbsp;e<strong>Federconsumatori</strong>, che avevano denunciato &ldquo;l&rsquo;ennesimo abuso di potere&rdquo;.</p>
<p>Le ragioni &ldquo;ufficiali&rdquo; dello stop alla normativa fornite dal Tesoro e dall&rsquo;Agenzia delle entrate, per&ograve;, sono discordanti.&nbsp;Il provvedimento dell&rsquo;Agenzia delle entrate parla di &ldquo;difficolt&agrave; applicative riscontrate dagli intermediari e dai contribuenti in ordine ai suddetti obblighi e alle necessarie implementazioni procedurali&rdquo;. Il ministero dell&rsquo;Economia, invece, cita l&rsquo;&ldquo;evoluzione del&nbsp;<strong>contesto internazionale</strong>&rdquo;, facendo riferimento all&rsquo;evoluzione &ldquo;in materia di contrasto all&rsquo;<strong>evasione fiscale</strong>&nbsp;cross-border, che ha subito una forte accelerazione, attraverso la creazione di un modello di accordo intergovernativo (Iga) per lo&nbsp;<strong>scambio di informazioni</strong>&nbsp;tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi, che fa ritenere ormai superata la disposizione che ha introdotto la predetta ritenuta alla fonte&rdquo;.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>

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