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	<title><![CDATA[IoChatto: Blog di Politica ? vogliamo Rocco]]></title>
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	<description><![CDATA[]]></description>
	
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	<pubDate>Wed, 19 Feb 2014 18:25:45 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[Guardia di Finanza milioni sequestrati: ‘ Rom spacciatori, usurai e ladri ’]]></title>
	<description><![CDATA[<p>equestri preventivi in corso dall&rsquo;alba di oggi a Pescara da parte di Guardia di Finanza e Polizia di Stato, nei confronti di famiglie Rom, nell&rsquo;ambito di una inchiesta della Procura della Repubblica di Pescara. Il sequestro &egrave; scaturito in base ai sensi del Decreto Legislativo 159/2011 noto come Codice Antimafia per illecito arricchimento. In particolare le forze dell&rsquo;ordine stanno sequestrando due immobili, fra cui una villetta del valore di 500 mila euro e due autovetture. Decine gli uomini impiegati. In mattinata verranno forniti ulteriori dettagli. I sequestri effettuati all&rsquo;alba di oggi a Pescara da Polizia di Stato e Guardia di Finanza riguarda tre sequestri di beni mobili ed immobili per un valore di circa 500 mila euro nella disponibilit&agrave; delle famiglie di etnia rom Ciarelli e Spinelli. In particolare, nei confronti di alcuni appartenenti alla prima famiglia, &egrave; stato sequestrato un villino con annesse aree pertinenziali, ubicato in via Sacco e fittiziamente intestato a una terza persona. Nei confronti della famiglia Spinelli, invece, sono stati sequestrati un immobile, sito in via Orta, e due autovetture. Una terza autovettura viene ancora ricercata.<strong>&nbsp;I due clan familiari, scrive una nota congiunta &laquo;sono costituiti da numerosi membri che sono risultati, quasi tutti, gravati da significativi precedenti penali per traffico di stupefacenti, reati di tipo predatorio ed usura, e quasi tutti risultano privi di attivit&agrave; lavorativa</strong>. Alle operazioni odierne hanno preso parte anche gli uomini della Squadra Mobile di Pescara e dei Baschi Verdi della Guardia di Finanza, oltre che della Divisione Anticrimine della Questura di Pescara.</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/guardia-di-finanza.jpg"><img src="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/guardia-di-finanza-300x152.jpg" alt="guardia-di-finanza" width="300" height="152" style="border: 0px;"></a></p>
<p>Le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Pescara, che hanno dimostrato la manifesta sproporzione del patrimonio mobiliare ed immobiliare delle famiglie rom rispetto alle condizioni economiche delle stesse, da cui &egrave; scaturito il sequestro ai sensi del Decreto Legislativo 159/2011, noto come Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione&raquo;. &laquo;L&rsquo;incisiva azione svolta in sinergia tra le Forze dell&rsquo;Ordine ha permesso, dal 2007 ad oggi, di pervenire all&rsquo;adozione di provvedimenti ablativi per complessivi 35 milioni di euro circa e di 115 misure della sorveglianza speciale in capo ad altrettante persone&raquo;. Proprio nelle ultime ore la Corte d&rsquo;Appello di L&rsquo;Aquila ha confermato i provvedimenti di confisca effettuati da Finanza e Polizia di Stato nel novembre 2011, nei confronti delle famiglie di Umberto Spinelli e Ferdinando Spinelli, per un valore di 5,5 milioni di euro in beni mobili, immobili e conti correnti bancari e postali.</p>
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	<dc:creator>Raul Bove</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27005/lultima-di-letta-trattenuto-dal-fisco-il-20-di-ogni-bonifico-dallestero</guid>
	<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 08:00:44 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27005/lultima-di-letta-trattenuto-dal-fisco-il-20-di-ogni-bonifico-dallestero</link>
	<title><![CDATA[L'ultima di Letta, TRATTENUTO DAL FISCO IL 20% DI OGNI BONIFICO DALL’ESTERO]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Il governo Letta prima di venire falciato da una raffica di mitra (politico) da Renzi, ha varato la norma secondo la quale le banche devono trattenere il 20% di ogni somma che viene pagata tramite bonifici dall&rsquo;estero che abbiano natura diversa da quella reddituale (cio&egrave; di somme che non derivano da lavoro o attivit&agrave; commerciali).</p>
<p>L&rsquo;assunto dell&rsquo;agenzia delle Entrate &egrave; quello di considerare ogni bonifico proveniente dall&rsquo;estero e diretto ad una persona fisica italiana (<em>o ad un ente non commerciale</em>) come scaturito da investimenti detenuti all&rsquo;estero o da attivit&agrave; estere di carattere finanziario. Chiunque non dichiari alla propria banca che i bonifici che riceve dall&rsquo;estero non sono ricollegabili ad attivit&agrave; finanziarie, si vedr&agrave; addebitata un&rsquo;aliquota del 20% alla fonte. Aliquota che finir&agrave;, tramite banca, nelle casse del fisco per poi essere scomputata in sede di dichiarazione annuale dei redditi.</p>
<p>E&rsquo; importante sottolineare che tale trattenuta non si applica alle persone fisiche che ricevano bonifici nell&rsquo;ambito della propria attivit&agrave; d&rsquo;impresa o di lavoro autonomo e allorch&egrave; la riscossione non avvenga tramite l&rsquo;intervento di un intermediario finanziario.</p>
<p><strong>LA DICHIARAZIONE PER L'ESENZIONE</strong> &ndash; La dichiarazione viene rilasciata preventivamente dal cliente, in forma libera, e deve attestare che i bonifici non costituiscano, nemmeno in parte, un reddito di capitale o un reddito diverso di fonte estera. In questo caso la ritenuta non viene applicata, ma la banca ha l&rsquo;obbligo di segnalare all&rsquo;Amministrazione Finanziaria il nominativo del cliente e l&rsquo;ammontare dell&rsquo; accredito percepito. In linea teorica c&rsquo;&egrave; tempo fino al 30 giugno 2014 per presentare la dichiarazione, ma in questo senso il provvedimento &egrave; piuttosto fumoso. La cosa migliore da fare &egrave; verificare con ogni singolo istituto di credito.</p>
<p>Dunque in teoria se si prevede di ricevere bonifici dall&rsquo;estero, per ogni bonifico bisogna andare in banca e fare una dichiararazione in forma libera (il come non si sa) &nbsp;<strong>con cui si attesta che tale somma NON costituisca reddito di capitale</strong>.</p>
<p>Ma voglio tradurre meglio la norma: il fisco italiano <strong>PRESUME</strong> che <span style="text-decoration: underline;">ogni bonifico che proviene dall&rsquo;estero sia CAPITAL GAIN! e dunque applica un 20% di trattenuta e POI star&agrave; a VOI dimostrare che non &egrave; cos&igrave;</span>.</p>
<p>Molte <strong>banche</strong> italiane ovviamente <strong>brancolano nel buio</strong>, non hanno moduli per le dichiarazioni attestanti la NON natura reddituale delle somme bonificate dall&rsquo;estero e capita che ti trattengano il 20%&hellip;. e poi si vedr&agrave; (cio&egrave; poi te la vedi tu col fisco).</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/EnricoLetta.jpg"><img src="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/EnricoLetta.jpg" alt="EnricoLetta" width="550" height="280" style="border: 0px;"></a></p>
<p>I media sussidiati italiani ovviamente si guardano bene dal sollevare un caso nazionale, sia mai che una parte di questa estorsione vada a garantire ancora qualche aiuto di Stato. <br>Ad ogni modo sapete cosa succeder&agrave;? (e sta gi&agrave; succedendo). E&rsquo; facile.</p>
<p>Che dopo un primo momento di follia ogni singolo cittadino italiano sta bloccando qualsiasi bonifico verso l&rsquo;Italia e <strong>cercando metodi alternativi per ottenere il proprio denaro entro i confini nazionali</strong>. Altri cittadini italiani, pi&ugrave; fortunati, stanno semplicemente accelerando il loro processo di delocalizzazione</p>
<p>E comunque abbiamo un nuovo fantastico vincolo che distrugger&agrave; creazione di ricchezza PIL e magari qualche capitale in rientro. Purtroppo di pari passo con le necessit&agrave; dello Stato <strong>verr&agrave; distrutta ogni libert&agrave; personale</strong> ad una ad una. Il mio profondo rispetto va a chi decide di rimanere in Italia (<em>o non pu&ograve; proprio andare via</em>), per tutti gli altri vi dico: <strong>FATE LE VALIGE</strong> il costo per rimanere si alza sempre di pi&ugrave;, siamo solo all&rsquo;antipasto.</p>
<p>Siate Consapevoli, Siate Preparati.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27004/134000-imprese-morte-in-italia</guid>
	<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 07:33:20 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27004/134000-imprese-morte-in-italia</link>
	<title><![CDATA[134.000 IMPRESE MORTE IN ITALIA]]></title>
	<description><![CDATA[<p>La crisi economica ha spazzato via in sei anni in Italia 134mila piccole imprese, artigiani e commercianti, le due principali categorie delle partite Iva. Lo afferma la Cgia di Mestre, che ha ricavato questo dato calcolando il saldo, nel periodo 2008-2013, tra aziende nuove nate e quelle che hanno cessato l&rsquo;attivita&rsquo;.</p>
<p>Se tra i piccoli commercianti la &lsquo;moria&rsquo; sfiora le 64 mila unita&rsquo;, tra gli artigiani supera quota 70 mila. Sommando i risultati dell&rsquo;una e dell&rsquo;altra categoria all&rsquo;appello mancano quasi 134mila piccole imprese. &ldquo;A differenza dei lavoratori dipendenti &ndash; osserva il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi &ndash; quando un autonomo cessa l&rsquo;attivita&rsquo; non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito.</p>
<p><img src="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2503_l.jpg" alt="ar_image_2503_l" width="550" height="280" style="border: 0px;"></p>
<p>Ad esclusione dei collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, gli artigiani e i commercianti non usufruiscono dell&rsquo;indennita&rsquo; di disoccupazione e di alcuna forma di cassaintegrazione o di mobilita&rsquo; lunga o corta. Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare&rdquo;. Tra le ragioni che hanno portato i piccoli imprenditori ad abbassare la saracinesca, la Cgia ricorda il costo dell&rsquo;energia elettrica, aumentato in sei anni del 21,3%, quello del gasolio (+23,3%), mentre la Pubblica amministrazione ha allungato i tempi di pagamento di 35 giorni.</p>
<p>Altre concause, secondo la Cgia, derivano dalla situazione de credito: in questi sei anni &ndash; sottolineano gli artiginai mestrini &ndash; gli impieghi bancari alle imprese con meno di 20 addetti sono diminuiti del 10%. In termini assoluti cio&rsquo; corrisponde ad una contrazione dei prestiti erogati alle micro imprese pari a 17 miliardi di euro. Infine, le tasse e la burocrazia.</p>
<p>Tra il 2008 e il 2013 la pressione fiscale in Italia e&rsquo; aumentata di 1,7 punti percentuali, toccando l&rsquo;anno scorso il record del 44,3%.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/26964/ladusbef-blocca-lobbligo-di-aprire-un-cc-per-incassare-stipendi-o-pensioni-sopra-i-1000-euro</guid>
	<pubDate>Fri, 14 Feb 2014 08:56:46 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/26964/ladusbef-blocca-lobbligo-di-aprire-un-cc-per-incassare-stipendi-o-pensioni-sopra-i-1000-euro</link>
	<title><![CDATA[L’ADUSBEF BLOCCA L’OBBLIGO di APRIRE UN C/C PER INCASSARE STIPENDI O PENSIONI SOPRA i 1.000 EURO]]></title>
	<description><![CDATA[<p><span>Roma &ndash; Finisce sul tavolo della Consulta l&rsquo;obbligo di apertura di conto corrente per l&rsquo;accredito di stipendi e pensioni oltre i mille euro. Lo riferisce l&rsquo;Adusbef che aveva sollevato in tribunale eccezione di costituzionalita&rsquo; sulla norma all&rsquo;art.12 del decreto salva Italia, annunciando che ieri il Tribunale di Lecce, nella persona del Giudice Alessandro Maggiore, con ordinanza del 12 febbraio 2014, <strong>ha accolto l&rsquo;eccezione di costituzionalita</strong>&rsquo; e rimesso la questione alla Corte Costituzionale.</span></p>
<p>Soddisfatta l&rsquo;Adusbef che parla di una &ldquo;<span style="text-decoration: underline;">vittoria contro governi maggiordomi dei banchieri</span>&rdquo;.</p>
<p>La norma impugnata &ndash; si legge un una nota dell&rsquo;associazione dei consumatori &ndash; prevede che stipendi, pensioni e altri emolumenti corrisposti dallo Stato, di importo superiore a mille euro debbano essere erogati con strumenti diversi dal denaro contante, ovvero conti correnti bancari o postali.</p>
<p>Per l&rsquo;Adusbef &ldquo;si tratta di una previsione legislativa profondamente iniqua. Allo stato attuale si verifica, infatti, che il limite di pignorabilita&rsquo; pari ad un quinto operi solo quando il pignoramento avvenga direttamente alla fonte, ossia da parte dell&rsquo;ente previdenziale o del datore di lavoro. Se invece il pignoramento e&rsquo; effettuato in un secondo momento, ovvero presso la banca dove il dipendente o pensionato percepisce le medesime somme, il limite di un quinto non opera piu&rsquo; e viene prelevato l&rsquo;intera somma.</p>
<p>Con la conseguenza che il limite che era stato previsto all&rsquo;art. 545 c.p.c. viene legalmente superato, con il risultato che l&rsquo;accredito sul conto corrente bancario o postale dello stipendio mensile o della pensione superiore a 1.000,00 euro diventa interamente pignorabile.</p>
<p><img src="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2488_l.jpg" alt="ar_image_2488_l" width="550" height="280" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Si tratta, in sostanza, dell&rsquo;ennesima beffa per dipendenti, disoccupati e pensionati gia&rsquo; piegati da continui balzelli imposti dalla crisi economica perdurante e da scelte governative sbagliate, che penalizzano le famiglie per favorire le banche&rdquo;.</p>
<p>Per l&rsquo;Adusbef quindi &ldquo;<strong>la Consulta sara&rsquo; chiamata ad esprimersi sulla costituzionalita</strong>&rsquo; di tale norma, ritenuta <strong>incompatibile con gli artt. 38</strong> (<em>diritto all&rsquo;assistenza sociale</em>) <strong>e 3</strong> (<em>principio di ragionevolezza</em>) della Costituzione&rdquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><br></span></p>
<p><span><br></span></p>
<p><span><br></span></p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/26960/olanda-pronta-ad-uscire-dalleuro</guid>
	<pubDate>Wed, 12 Feb 2014 10:30:05 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/26960/olanda-pronta-ad-uscire-dalleuro</link>
	<title><![CDATA[OLANDA  PRONTA ad USCIRE DALL’EURO]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Bruno Waterfield commenta sul Telegraph un recente studio pubblicato dall&rsquo;istituto internazionale di ricerca macroeconomica Capital Economics, gi&agrave; vincitore del Premio Wolfson per l&rsquo;Economia nel 2012 con uno studio sul miglior modo per smantellare la moneta unica.</p>
<p>Secondo Capital Economics gli Olandesi avrebbero grandi vantaggi economici ad abbandonare sia l&rsquo;euro che l&rsquo;Unione Europea. Lo studio &egrave; stato commissionato dal politico &ldquo;<em>euroscettico</em>&rdquo; Geert Wilders, tuttora in testa ai sondaggi in Olanda.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">L&rsquo;articolo del Telegraph:</span></p>
<p>&ldquo;Secondo un importante studio, ci sarebbero grandi benefici economici per gli olandesi se lasciassero l&rsquo;UE. Secondo un recente studio, se l&rsquo;Olanda abbandonasse euro e Unione Europea la famiglia media olandese starebbe meglio per l&rsquo;equivalente di oltre 8000 sterline l&rsquo;anno e il reddito nazionale olandese crescerebbe di oltre mille miliardi.</p>
<p>Lo studio sul Nexit, termine che designa una potenziale uscita dell&rsquo;Olanda, condotto dalla sezione britannica della rispettabile societ&agrave; di ricerca Capital Economics, &nbsp;riporta che ci sarebbero <strong>significativi benefici</strong> durante i prossimi due decenni se il paese cambiasse la sua appartenenza all&rsquo;UE con uno status simile a quello che hanno Svizzera o Norvegia.</p>
<p>&ldquo;Un&rsquo;eventuale decisione di lasciare l&rsquo;UE &egrave; prima di tutto una decisione sociale, culturale e politica. Ruota attorno a questioni che riguardano la sovranit&agrave; nazionale, la cittadinanza e la libert&agrave; di autodeterminarsi,&rdquo; sostiene il report.</p>
<p>&ldquo;Ci sono comunque anche delle buone ragioni per ritenere che un paese, svincolandosi dalla burocrazia di Bruxelles e diventando capace di prendere decisioni da solo, anzich&eacute; lasciarsi imporre delle politiche in stile taglia-unica-adatta-a-tutti, trarrebbe dei benefici anche dal punto di vista economico.&rdquo;</p>
<p>La ricerca &egrave; stata colta al volo dagli euroscettici per contrastare quelli che essi ritengono degli avvertimenti allarmistici da parte di leaders del mondo delle imprese e politici mainstream sul presunto tracollo economico della Gran Bretagna se lasciasse l&rsquo;UE.</p>
<p>&ldquo;Questo report &egrave; significativo perch&eacute; &egrave; stato prodotto da un gruppo di ricerca credibile della City. Non pu&ograve; essere liquidato tanto facilmente,&rdquo; ha dichiarato Douglas Carswell, un parlamentare conservatore del collegio elettorale di Clacton. &ldquo;Dimostra che non siamo pi&ugrave; soli. Non siamo solo noi britannici ad avere capito che l&rsquo;integrazione europea &egrave; difettosa fin dalle basi. Noi siamo molto simili agli olandesi, un piccolo paese che ha prosperato commerciando su scala globale. Pensate cosa potrebbero essere paesi come i nostri in un tipo diverso di Europa.&rdquo;</p>
<p>Pur riconoscendo i rischi di un&rsquo;uscita dall&rsquo;UE, Capital Economics conclude il report sostenendo che l&rsquo;Olanda, paese creditore dell&rsquo;eurozona con rating AAA, starebbe meglio fuori dall&rsquo;UE a causa della minaccia alla sua ricchezza a lungo termine posta dai problemi strutturali della moneta unica europea. &ldquo;Ci sono ovviamente dei rischi a lasciare l&rsquo;unione &ndash; e questi devono essere riconosciuti e affrontati da tutti nel momento in cui si considera il Nexit,&rdquo; dice il report.</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2464_l.jpg"><img src="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2464_l.jpg" alt="ar_image_2464_l" width="550" height="280" style="border: 0px; border: 0px;"></a></p>
<p>&ldquo;Ma ci sono anche dei rischi significativi nel restare dentro il blocco dei paesi che condividono una moneta che ha dei difetti fondamentali. Qui la nostra analisi mostra che l&rsquo;Olanda farebbe meglio a riprendere il controllo del proprio destino, anzich&egrave; mantenere un atteggiamento del tipo &lsquo;si vedr&agrave;&rsquo;.&rdquo; Il report conclude che il reddito nazionale olandese potrebbe crescere per un ammontare pari a 1500 miliardi entro il 2035, <strong>portando un aumento della ricchezza di circa 9800 euro a famiglia ogni anno</strong>.</p>
<p>Anche se l&rsquo;Olanda non fosse in grado di ottenere accordi come quelli concessi a Svizzera e Norvegia, che sono nel mercato unico europeo pur non essendo membri dell&rsquo;UE, &ldquo;l&rsquo;economia sarebbe in condizioni migliori restando fuori piuttosto che dentro l&rsquo;unione,&rdquo; sostiene il report.</p>
<p>Lo studio indipendente era stato commissionato da Geert Wilders, leader del partito olandese anti-UE, il Freedom Party, per valutare i costi che l&rsquo;Olanda dovrebbe affrontare lasciando l&rsquo;Unione, giacch&eacute; lui &egrave; in testa ai sondaggi nazionali per la corsa alle elezioni europee di questa primavera. &ldquo;Al contrario di quanto di quanto affermano gli allarmisti, la nostra economia non s&rsquo;inchioderebbe. Anzi, guadagneremmo miliardi rispetto ad ora,&rdquo; ha detto.</p>
<p>&ldquo;All&rsquo;inizio ci sarebbe un periodo di transizione per passare, ad esempio, dall&rsquo;euro al fiorino. Ma passato quello, l&rsquo;economia crescerebbe molto pi&ugrave; di ora, un dieci percento in pi&ugrave; entro il 2024 e un tredici percento entro il 2035.&rdquo; ha concluso.</p>
<p>Sondaggi d&rsquo;opinione svolti da Maurice de Hond in Olanda hanno rilevato che una maggioranza del 55 percento sarebbe favorevole a lasciare l&rsquo;UE se si dimostra che ci&ograve; porterebbe una maggiore crescita economica e alla creazione di posti di lavoro. Nel 2012 Capital Economics &nbsp;aveva vinto il prestigioso premio Wolfson &nbsp;per uno studio su come gestire uno <strong>smantellamento ordinato dell&rsquo;euro</strong>, durante il picco della crisi del debito in Europa.</p>
<p>Lo studio, lungo 164 pagine, sdrammatizza i costi e la turbolenza implicati dall&rsquo;uscita dall&rsquo;euro. &ldquo;Ci sono costi economici per lasciare l&rsquo;UE, specialmente legati al fatto di dover rimpiazzare la moneta unica con una moneta nazionale. Ma questi costi sono modesti e gestibili,&rdquo; afferma.</p>
<p>Molta della crescita economica prevista in caso di abbandono dell&rsquo;UE, in un paese dominato dal porto di Rotterdam, viene da una &ldquo;crescita pi&ugrave; veloce delle esportazioni verso i mercati non-europei, dovuta alla possibilit&agrave; di negoziare e commerciare con economie emergenti in rapida crescita senza essere vincolati alle politiche comunitarie europee sul commercio&rdquo;.</p>
<p>Attualmente molti accordi di libero scambio nell&rsquo;UE sono sospesi o impantanati nei dissensi interni tra paesi pi&ugrave; orientati al libero scambio come Gran Bretagna e Olanda e i paesi pi&ugrave; protezionisti del blocco latino guidati da Francia e Italia.</p>
<p>Il report sul &ldquo;<strong>Nexit</strong>&rdquo;, un&rsquo;espressione che mescola l&rsquo;abbreviazione della parola &ldquo;<strong>Netherlands</strong>&rdquo; (cio&egrave; &ldquo;Paesi Bassi&rdquo;, ndt) e la parola &ldquo;<strong>exit</strong>&rdquo; (cio&egrave; &ldquo;uscita&rdquo;, ndt), considera anche che ci sono vantaggi economici nello stare fuori dall&rsquo;UE, tra cui una riduzione dei costi per le imprese per &ldquo;un minimo di 20 miliardi all&rsquo;anno entro il 2034, attraverso il ritorno a una regolamentazione nazionale nelle aree attualmente sotto la giurisdizione delle istituzioni di Bruxelles&rdquo;.</p>
<p>Complessivamente, il rapporto conclude che gli olandesi sarebbero in grado di gestire la propria economia &ldquo;in modo pi&ugrave; efficiente avendo la libert&agrave; di stabilire delle politiche monetarie e fiscali su misura per le condizioni del loro paese, e non su misura dell&rsquo;intera eurozona&rdquo;.</p>
<p>Lo studio riporta anche di una &ldquo;riduzione della spesa pubblica di &nbsp;minimo 7,5 miliardi di euro all&rsquo;anno sino al 2035, per il fatto di non essere pi&ugrave; legati alle leggi UE sulla libera circolazione e &ldquo;attraverso una revisione delle politiche sull&rsquo;immigrazione per orientarle pi&ugrave; strettamente su coloro che possono dare un contributo economico&rdquo;.</p>
<p>Lo studio contraddice un precedente studio ufficiale olandese sui benefici dell&rsquo;appartenenza all&rsquo;UE, calcolati in Olanda sui duemila euro all&rsquo;anno a persona. Jeroen Dijsselbloem, il ministro delle finanze olandese nonch&eacute; presidente dell&rsquo;eurogruppo, ha attaccato l&rsquo;idea del Nexit come &ldquo;<em>decisamente imprudente</em>&rdquo;, e ha difeso la moneta unica europea.</p>
<p>&ldquo;Lo legger&ograve;, ma so una cosa per certo: l&rsquo;Olanda &egrave; una potenza economica dell&rsquo;Europa. Noi guadagnamo la maggior parte della nostra ricchezza commerciando con paesi dell&rsquo;UE, per cui l&rsquo;Olanda ha decisamente interesse ad avere un mercato interno in cui il commercio sia facilitato&rdquo; ha detto.</p>
<p>&ldquo;<em>C&rsquo;&egrave; anche la moneta unica. Attualmente &egrave; molto forte e le condizioni dell&rsquo;eurozona adesso appaiono molto migliorate &nbsp;rispetto ad alcuni anni fa. Non c&rsquo;&egrave; motivo di intraprendere nuove avventure. Sarei decisamente contrario</em>.&rdquo;</p>
<p>Articolo di Bruno Waterfield per The Telegraph&nbsp;</p>
<p>(<a rel="nofollow" href="https://www.ilnord.it/c-2464_IL_TELEGRAPH_LOLANDA_HA_PRONTA_LA_VIA_PER_USCIRE_DALLEURO_ECCO_LA_RELAZIONE_TECNICA_E_PARTITO_ANTIEURO_IN_TESTA">Fonte</a>)</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/26870/riforma-del-catasto-nuova-stangata</guid>
	<pubDate>Sat, 08 Feb 2014 19:13:54 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/26870/riforma-del-catasto-nuova-stangata</link>
	<title><![CDATA[Riforma del catasto, nuova stangata]]></title>
	<description><![CDATA[<h2>La riforma &egrave; in Parlamento e sta per essere approvata: con la revisione degli estimi la stangata arriver&agrave; anche al 252%.</h2>
<p>La riforma &egrave; in dirittura d&rsquo;arrivo. Nel giro di poche settimane, il tormentato riassetto del catasto arriver&agrave; al traguardo. Marted&igrave; scorso il Senato ha dato il via libera al provvedimento. E a stretto giro la Camera mostrer&agrave; il disco verde finale. La revisione degli estimi &egrave; uno dei punti cardini della ampia delega fiscale e sta tenendo banco fra gli addetti ai lavori.</p>
<p>Nel passaggio dai &laquo;vani&raquo; ai &laquo;metri quadri&raquo; &nbsp;e a valori di mercato per i proprietari di immobili potrebbe spuntare la fregatura. La rendita finale sar&agrave; &nbsp;determinata da una formula matematica che metter&agrave; in relazione diversi fattori, dal valore di mercato alla posizione. &nbsp;Ma se si allarga la base imponibile, cio&egrave; la rendita catastale aumenta, salgono di conseguenza le tasse da versare nelle casse pubbliche, a cominciare dalla Tasi (la nuova Imu). In alcuni casi c&rsquo;&egrave; il rischio di una clamorosa stangata.</p>
<p><img src="https://static.haisentito.it/625X0/www/haisentito/it/img/catasto-riforma.jpg" alt="imu" width="500" style="border: 0; border: 0px;"></p>
<p>Il testo, per la verit&agrave;, impone la cosiddetta &laquo;invarianza di gettito&raquo;: vale a dire che <strong>non dovr&agrave; aumentare</strong>, complessivamente, il prelievo tributario sul mattone. Per presidiare la rivoluzionaria trasformazione, la stessa riforma assegna un ruolo specifico fra le associazioni di categoria. Che si trasformeranno in veri e propri guardiani dei contribuenti. Il passaggio sar&agrave; gestito da commissioni e alcuni membri dovranno essere individuati fra le associazioni. <strong>Tuttavia</strong>, in queste ore, tra gli stessi enti &nbsp;- <em>che pure hanno difeso l&rsquo;impalcatura della riforma nel corso dell&rsquo;iter parlamentare</em> &ndash; cresce la preoccupazione. Non sar&agrave; cos&igrave; agevole &nbsp;tenere la macchina sotto controllo, sostengono gli addetti ai lavori: il monitoraggio andr&agrave; svolto a livello comunale e bisogna tenere sotto controllo, perci&ograve;, pi&ugrave; di 8mila realt&agrave; territoriali. Molto dipender&agrave; poi dai decreti attuativi che il governo di Enrico Letta dovr&agrave; varare entro sei mesi dall&rsquo;ok definitivo di Montecitorio. Secondo gli esperti, i provvedimenti dell&rsquo;esecutivo dovranno semplificare e chiarire alcuni aspetti della riforma del catasto che, a oggi, lasciano spazio a dubbi.</p>
<p>Le questioni da chiarire riguardano sia l&rsquo;algoritmo applicato ai nuovi criteri i calcolo per la rendita catastale sia il meccanismo di controllo del gettito negli enti locali. Il punto di partenza per stabilire i nuovi parametri &egrave; il valore di mercato: secondo alcune tabelle pubblicate sul Sole24Ore, a Roma una abitazione principale potrebbe passare da un valore catastale di 112mila euro a un valore di mercato di 422mila euro, con un incremento del 274%; a Milano lo spread potrebbe &nbsp;essere del 252% da 110mila euro a 390mila; un divario sostanzialmente analogo a quello di Torino (+252%) che avrebbe immobili con valore &nbsp;catastale a 62mila euro e valore di mercato a 214mila euro. <span style="text-decoration: underline;">Aumenti dello stessi livello si osservano anche per abitazioni pi&ugrave; piccole, come i monolocali, magari da affittare a studenti</span>. Nelle grandi citt&agrave; si registrerebbero differenze decisamente pi&ugrave; robuste rispetto a quelle rilevate in provincia, dove gli incrementi di valore sono generalmente inferiori al 100%. Ci&ograve; non toglie che l&rsquo;operazione di taratura dei nuovi valori dovr&agrave; essere calibrata con cura per evitare di dare una mazzata ai proprietari di casa e il colpo di grazie al mercato immobiliare.</p>
<p>(<a rel="nofollow" href="https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1398624/Catasto--con-la-riforma-una-nuova-stangata.html">Fonte</a>)</p>
]]></description>
	<dc:creator>Raul Bove</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/26856/ci-opporremo-con-tutte-le-forze-contro-chi-vuole-distruggere-la-ue</guid>
	<pubDate>Sat, 08 Feb 2014 15:47:37 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/26856/ci-opporremo-con-tutte-le-forze-contro-chi-vuole-distruggere-la-ue</link>
	<title><![CDATA[CI OPPORREMO CON TUTTE LE FORZE CONTRO CHI VUOLE DISTRUGGERE LA UE]]></title>
	<description><![CDATA[<p>La Germania dice di prendere sul serio i toni anti-tedeschi, in Italia, come in &ldquo;diversi&rdquo; altri paesi. Berlino &ldquo;si opporra&rsquo; a chi vuole distruggere l&rsquo;Europa&rdquo;: lo ha sostenuto il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, in una conferenza stampa congiunta con il collega italiano, Emma Bonino, alla Farnesina.</p>
<p><img src="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2451_l.jpg" width="500" style="border: 0; border: 0px;" alt="image"></p>
<p>&ldquo;Prendo atto che ci sono toni anti-europei o euroscettici&rdquo;, ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, citando delle &ldquo;sensibilit&agrave; bilaterali&rdquo; nell&rsquo;esprimersi in &ldquo;maniera anti-europea&rdquo;, in conferenza stampa congiunta con la collega italiana Emma Bonino alla Farnesina. Nella sostanza, il ministro ha sottolineato l&rsquo;identit&agrave; di vedute tra la Bonino e lui stesso nel modo di &ldquo;reagire&rdquo; contro il &ldquo;populismo anti europeista&rdquo;. D&rsquo;altra parte la stessa Bonino ieri ha invocato l&rsquo;esercito europeo per contrastare questo &ldquo;fenomeno&rdquo;.</p>
<p>Rispondendo a una domanda di una giornalista tedesca su dichiarazioni anti-tedesche fatte da politici italiani, Steinmeier si &egrave; chiesto: &ldquo;Cosa fare?&rdquo;. &ldquo;Ci si adopera per una politica giusta&rdquo;, ha affermato il ministro, spiegando che &ldquo;non ci sar&agrave; futuro, se distruggiamo l&rsquo;Unione europea&rdquo;, e che &ldquo;ci opporremo a tutti &rdquo; coloro che tenteranno di farlo.</p>
<p>(<a rel="nofollow" href="https://www.ilnord.it/c-2451_MINISTRO_DEGLI_ESTERI_TEDESCO_CI_OPPORREMO_CON_TUTTE_LE_FORZE_CONTRO_CHI_VUOLE_DISTRUGGERE_LA_UE_GERMANIA_SI_ARMA">Fonte</a>)</p>
]]></description>
	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/26752/il-belgio-espelle-265-italiani</guid>
	<pubDate>Tue, 04 Feb 2014 16:51:46 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/26752/il-belgio-espelle-265-italiani</link>
	<title><![CDATA[Il Belgio espelle 265 ITALIANI]]></title>
	<description><![CDATA[<p>LUGANO &ndash; Mentre la Svizzera accoglie tutti in nome della libera circolazione, in Belgio il governo espelle i cittadini dei paesi comunitari che vivono di assistenza sociale.</p>
<p>Ci sono due Bruxelles. Una &egrave; quella che predica le frontiere aperte e che pretende che la Svizzera, in nome della libera circolazione e dell&rsquo;europeismo accolga chiunque, che abbia un lavoro o meno. L&rsquo;altra invece se ne sbatte altamente dei diktat di&hellip; Bruxelles e comincia a prendere provvedimenti contro l&rsquo;invasione degli stranieri che vivono esclusivamente a carico dello stato.</p>
<p>Le autorit&agrave; belghe hanno infatti consegnato ben 2.712 decreti di espulsione a cittadini della comunit&agrave; europea. Per il governo di Bruxelles questi stranieri rappresentano un onere eccessivo per il sistema sociale.</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2425_l.jpg"><img src="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2425_l.jpg" alt="ar_image_2425_l" width="550" height="280" style="border: 0px;"></a></p>
<p>Anche in questo caso, gli europei si dimostrano maestri nell&rsquo;aggirare le leggi: anzich&eacute; metterli sul primo volo per il paese natio, fanno semplicemente in modo di negare l&rsquo;accesso a qualsiasi servizio, a partire dalla sanit&agrave; o dall&rsquo;istruzione.</p>
<p>In poche parole, diventano veri e propri desaparecidos, alla faccia della libera circolazione tanto esaltata&hellip;</p>
<p>Tra questi stranieri che il Belgio non vuole pi&ugrave; accogliere, la stragrande maggioranza proviene da Romania e Bulgaria. Ma ci sono anche 265 italiani. Della serie, predicare bene, &nbsp;razzolare un po&rsquo; come gli pare.</p>
<p>Nota.</p>
<p>Vogliamo far notare che nessun quotidiano italiano e tanto meno reti televisive italiane ha dato questa notizia. Non aggungiamo altro. Ciascuno tragga le proprie conclusioni.</p>
<p><span>(</span><a rel="nofollow" href="https://www.ilnord.it/c-2425_LA_UE_PREDICA_LACCOGLIENZA_E_HA_ACCUSATO_LITALIA_DI_XENOFOBIA_MA_BRUXELLES_OGGI_HA_ESPULSO_265_ITALIANI_POVERI">Fonte</a><span>)</span></p>
]]></description>
	<dc:creator>Giulia Freddi</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/26484/avanti-cos-verso-la-bancarotta</guid>
	<pubDate>Fri, 17 Jan 2014 11:09:55 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/26484/avanti-cos-verso-la-bancarotta</link>
	<title><![CDATA[Avanti così, Verso la Bancarotta]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Premessa sull&rsquo;informazione sussidiata italiana.</p>
<p>Prima di cominciare con l&rsquo;analisi e il commento della Bilancia Commerciale Italiana di Novembre 2013 vorrei fare la ormai &ldquo;consueta&rdquo; chiosa sull&rsquo;informazione sussidiata (con soldi pubblici) italiana. I dati di Novembre 2013 sono terrificanti da tutti i punti di vista, eppure il messaggio che &egrave; passato sui nostri giornali e sulle nostre televisione &egrave; quello relativo al &ldquo;miglioramento della bilancia commerciale&rdquo; omettendo che la causa del &ldquo;miglioramento&rdquo; &egrave; il crollo devastante dell&rsquo;Import dovuto alla MISERIA che sta colpendo l&rsquo;Italia specie nelle regioni al di fuori della zona Nord Ovest.</p>
<p>Se vogliamo tornare ad essere un paese con un minimo di speranza nel fututro, la prima riforma dfa fare &egrave; l&rsquo;abolizione, anzi il divieto assoluto per qualsiasi forma di agevolazione o sussidio ai media. Il Fatto Quotidiano ci ricorda ogni giorno che &egrave; possibile fare buona informazione senza prendere soldi pubblici. Fine premessa.</p>
<p>E ora passiamo ai dati anche grazie alle tabelle di&nbsp;<a rel="nofollow" href="https://scenarieconomici.it/a-novembre-2012-lattivo-commerciale-sale-a-31-miliardi-debole-lexport-limport-collassa/"><strong>Scenari Economici</strong></a>:</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2014/01/gpg01-Copy-29.jpg"><img src="https://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2014/01/gpg01-Copy-29-650x479.jpg" alt="Verso la Bancarotta: Finita la Festa dellExport, Import Devastato (Ma Siate Felici, la Bilancia Commerciale Migliora!)" title="Verso la Bancarotta: Finita la Festa dellExport, Import Devastato (Ma Siate Felici, la Bilancia Commerciale Migliora!)" width="500" style="border: 0; border: 0px;"></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Saltano all&rsquo;occhio almeno due considerazioni preliminari:</p>
<ul>
<li>L&rsquo;Import di prodotti dall&rsquo;estero &egrave; collassato nonostante la relativa forza dell&rsquo;Euro . Qui Laffer sta facendo il suo sporco lavoro, l&rsquo;aumento dell&rsquo;IVA e delle tasse (specie sulla casa) sta produciendo la distruzione dei consumi interni e con essa peraltro minori entrate fiscali.</li>
<li>L&rsquo;Export di prodotti italiani, dopo avere interrotto al sua corsa comincia a scendere&nbsp;<strong>e ci&ograve; &egrave; GRAVISSIMO</strong>&nbsp;perch&egrave; segna la fine dell&rsquo;unico asset macroeconomico che ancora ci stava tenedo in piedi, sul perch&egrave; l&rsquo;Export italiano stia scendedndo discuteremo alla fine di questo articolo.</li>
</ul>
<p>Adesso guardiamo nel dettaglio il saldo comparato anno su anno del nostro import e soprattutto del nostro export:</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2014/01/gpg01-Copy-31_1.jpg"><img src="https://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2014/01/gpg01-Copy-31_1-650x661.jpg" alt="Bancarotta" title="Verso la Bancarotta: Finita la Festa dellExport, Import Devastato (Ma Siate Felici, la Bilancia Commerciale Migliora!)" width="500" style="border: 0; border: 0px;"></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si noter&agrave; come il nostro saldo con i paesi dell&rsquo;Unione Europea tutto sommato tiene, soprattutto grazie alla Germania che compra da noi prodotti semilavorati per produrre prodotti finiti da esportare nel mondo (e ci sarebbe da discutere sulla follia di produrre semilavorati a basso margine per i tedeschi i quali li usano per prodotti ad alto margine e valore aggiunto nel mondo, ovviamente la colpa &egrave; loro mica nostra eh, come no).</p>
<p>Mentre il crollo dell&rsquo;export avviene sui prodotti che vendiamo al di fuori dell&rsquo;Europa ed in particolare nei paesi che hanno svalutato &nbsp;e che anche a Dicembre hanno ulteriormente ridotto il valore della loro moneta (specie la Turchia che &egrave; un nostro grande mercato di sbocco)</p>
<p>A prima vista potrebbe sembrare che &ldquo;sia tutto colpa della forza dell&rsquo;Euro&rdquo; il che &egrave; solo parzialmente vero altrimenti non si spiegherebbe la buona salute dell&rsquo;export tedesco, ma in realt&agrave;, e questo &egrave; il vero punto&nbsp;<strong>l&rsquo;Italia sta anche perdendo capacit&agrave; di innovazione, capacit&agrave; produttiva e lavoratori di livello.</strong></p>
<p>Essendo ormai coinvolto per professione nel processo di delocalizzazione degli imprenditori italiani in Svizzera , io lo vedo ogni giorno.&nbsp;</p>
<p>Se ne vanno aziende sane e imprenditori ricchi e solvibili. Tanto per essere chiari, le realt&agrave; industriali e imprenditoriali ormai decotte rimangono a morire sul territorio italiano. I migliori italiani che chiudono le fabbriche e decidono di aprire le stesse attivit&agrave; all&rsquo;estero, sono gente che per usare un eufemismo &ldquo;hanno le palle che fumano&rdquo;, gente coraggiosa e che ha mantenuto lo spirito animale, la caratteristica fondamentale che distingue chi riesce ad elevarsi sugli altri.</p>
<p>Il risultato &nbsp;di questo processo &egrave; che alla fine, al netto di produttori che devono per &ldquo;natura&rdquo; rimanere in Italia (ad esempio chi produce vino o &egrave; attivo nel settore del turismo) semplicemente l&rsquo;Italia sta perdendo la sua capacit&agrave; produttiva, sia nei settori a pi&ugrave; alto valore aggiunto, sia in quelli in cui sono importanti le economie di scale.</p>
<p>Dunque l&rsquo;Italia NON pu&ograve; partecipare pi&ugrave; a NESSUNA ripresa perch&egrave; ha sempre meno merce &ldquo;made in italy&rdquo; da offrire al mercato.</p>
<p>Le ragione della desertificazione industriale italiana sono per la maggior parte interne, e le voglio elencare ancora una volta:</p>
<ul>
<li>Pressione fiscale assurda</li>
<li>Pressione burocratica altrettanto assurda</li>
<li>Nessuna certezza del diritto in tempi accettabili&nbsp;</li>
</ul>
<p>A tutto questo si aggiunge l&rsquo;Euro forte, ma non illudetevi troppo. Nessuna &ldquo;valuta debole&rdquo; &egrave; in grado di correggere le inefficenze, la cialtronaggine e la corruzione che pervade il sistema italiano. Ovviamente se vi fa stare meglio crederci siete liberi di farlo.</p>
<p>Solo fate attenzione,&nbsp;<strong>questa falsa speranza</strong>&nbsp;probabilmente vi nasconde una realt&agrave; che dovrebbe farvi prendere la decisione giusta, per voi stessi e la vostra famiglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.rischiocalcolato.it/">fonte</a></p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/26201/la-truffa-dello-spread</guid>
	<pubDate>Sat, 04 Jan 2014 08:19:38 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/26201/la-truffa-dello-spread</link>
	<title><![CDATA[La truffa dello spread]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Se veramente lo spread fosse un&rsquo;indicatore dell&rsquo;&rdquo;<strong>economia reale</strong>&rdquo;, allora, in Italia, il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali (Btp) e il Bund tedesco non dovrebbe attestarsi a meno di duecentocinquanta punti base, com&rsquo;&egrave; attualmente, ma &laquo;<em>come minimo a mille punti base</em>&raquo;.</p>
<p><img src="https://static1.wikia.nocookie.net/__cb20111115123526/nonciclopedia/images/thumb/1/15/Mario_Monti.jpg/350px-Mario_Monti.jpg" width="350" alt="image" style="border: 0px;"></p>
<p>Ne &egrave; convinto Fabrizio Pezzani, docente dell&rsquo;Universit&agrave; Bocconi di Milano, secondo il quale, dal novembre del 2011, quando lo spread aveva superato i cinquecento punti base e le tensioni sui mercati portarono alle dimissioni di Berlusconi aprendo la strada alla &ldquo;salita&rdquo; in politica di Monti, &laquo;da quel momento a oggi sono peggiorati i conti pubblici, il debito, il rapporto debito/Pil, la disoccupazione, il numero dei fallimenti, la povert&agrave;, il disagio sociale, l&rsquo;instabilit&agrave; politica e anche il giudizio guidato strumentalmente delle agenzie di rating sui nostri conti&raquo;. Tutto questo, prosegue Pezzani, mentre &laquo;inspiegabilmente il nostro spread migliora continuamente e oggi &egrave; simile a quello di agosto 2011, tra i 220 e i 240 punti base&raquo;.</p>
<p>IL TERMOMETRO DEI POTENTI.&nbsp;<br><strong>Come mai, dunque, lo spread non peggiora, anzi addirittura migliora?</strong>&nbsp;</p>
<p>Hanno ragione coloro i quali sostengono che non conti nulla e sia solo una variabile economica impazzita? Niente affatto. Lo spread &egrave; un indicatore prezioso secondo Pezzani, ma lungi dal fotografare lo stato di salute di un&rsquo;economia nazionale,&nbsp;<strong>rappresenta le intenzioni e le manovre della finanza globale, ossia di quei pochi attori che &laquo;detengono la ricchezza&raquo; del mondo.</strong></p>
<p>DOVE SONO TUTTI I SOLDI. Se, infatti, un tempo &laquo;la ricchezza era facilmente individuabile negli Stati nazione che materialmente la possedevano&raquo;, oggi, spiega il professore, &laquo;ci troviamo di fronte a una situazione assolutamente nuova nella storia dell&rsquo;uomo&raquo;. Per farsene un&rsquo;idea basta guardare a un dato: &laquo;<strong>Nelle isole Cayman sono depositati 30 mila miliardi di dollari</strong>, che insieme eguagliano il Pil degli Stati Uniti, della Cina e di un pezzo del Giappone messi insieme&raquo;. Oppure, continua Pezzani, si pensi ai derivati, che &laquo;nel 1989, l&rsquo;anno in cui cadde il Muro di Berlino, rappresentavano un ventesimo del Pil mondiale, nel 1999 erano gi&agrave; il doppio di esso e nel 2009 ammontavano addirittura a venti volte il Pil della Terra&raquo;. Ebbene, di tutti questi derivati, alla vigilia della crisi finanziaria, il 95 per cento era posseduto da sole &laquo;cinque banche: Goldman Sachs, J.P. Morgan, Morgan Stanley, Bank of America e Citi Bank&raquo;. Che si riempivano di titoli tossici, secondo l&rsquo;economista, al solo scopo di &laquo;tenere bassa la volatilit&agrave; del dollaro&raquo;.</p>
<p>LA RICCHEZZA FINE A SE STESSA. In un mercato che si muove secondo regole diverse da quelle dell&rsquo;economia reale, dunque, &laquo;il nostro spread &ndash; prosegue Pezzani &ndash; rimarr&agrave; ancora basso contro ogni ragionevolezza razionale, perch&eacute; il rischio di un ulteriore attacco al paese, dopo quello del 2011, potrebbe far saltare, con effetto domino, un banco finanziario globale in cui il valore del dollaro &egrave; sempre pi&ugrave; lontano dal valore dell&rsquo;economia reale che dovrebbe rappresentare&raquo;. Peccato che in questo modo &laquo;una terribile bolla finanziaria continua a gonfiarsi&raquo;.&nbsp;<strong>L&rsquo;Italia, insomma, come testimonia proprio l&rsquo;andamento del suo spread, &egrave; solo una piccola pedina di un immenso scacchiere &laquo;interamente gestito da un oligopolio di potenti&raquo;</strong>. Sul mercato, secondo Pezzani, &laquo;la concorrenza &egrave; ormai impossibile&raquo;, o &egrave; forse solo &laquo;<em>un miraggio</em>&raquo;, visto che le dinamiche economiche dipendono dalle decisioni di pochi uomini. Uomini che per di pi&ugrave; vedono l&rsquo;economia, nella fattispecie la finanza, come &laquo;fine a se stessa, strumento per la creazione della ricchezza&raquo;.</p>
<p>Tutta questa &ldquo;astrazione&rdquo;, per&ograve;, ha un prezzo, dice Pezzani<strong>: &laquo;Si &egrave; perso per strada l&rsquo;uomo&raquo;. &laquo;C&rsquo;&egrave; poco da fare &ndash; conclude il bocconiano &ndash; per uscire dalla crisi, si deve tornare a mettere al centro l&rsquo;uomo, i poveri,</strong>&nbsp;come suggerisce Papa Francesco e come avviene in una qualsiasi famiglia dove, quando qualcuno sta male, tutti cercano di aiutarlo, come possono&raquo;. &Egrave; chiaro che sar&agrave; facile n&eacute; il recupero del ruolo centrale della persona: il momento attuale, avverte Pezzani, &egrave; &laquo;<em>analogo alla fine dell&rsquo;impero romano, l&rsquo;epoca dei barbari&raquo;</em>; anche allora l&rsquo;umanit&agrave; &laquo;<em>prima di conoscere lo splendore del Medioevo dovette attendere circa duecento anni di travaglio</em>&raquo;.</p>
<p>Fonte&nbsp;&nbsp;<a rel="nofollow" href="https://www.tempi.it/ma-se-l-italia-va-a-rotoli-peggio-che-mai-perche-lo-spread-continua-a-scendere-spiegazione-di-un-mistero" target="_blank">Tempi.it</a></p>
]]></description>
	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
</item>

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