<?xml version='1.0'?><rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" >
<channel>
	<title><![CDATA[IoChatto: Febbraio 2014]]></title>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/group/16271/archive/1391209200/1393628400?offset=0</link>
	<description><![CDATA[]]></description>
	
	<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27119/le-banche-salvano-de-benedetti-ma-non-i-piccoli-imprenditori</guid>
	<pubDate>Thu, 27 Feb 2014 18:05:26 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27119/le-banche-salvano-de-benedetti-ma-non-i-piccoli-imprenditori</link>
	<title><![CDATA[LE BANCHE SALVANO De BENEDETTI MA NON I PICCOLI IMPRENDITORI]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Secondo Giovanni Bazoli il &laquo;capitalismo di relazione&raquo; non &egrave; da buttar via. E comunque non sarebbe la causa dei fallimenti del sistema economico e finanziario italiano. Un ragionamento articolato, quasi una difesa d&rsquo;ufficio del settore bancario, che il presidente di IntesaSanpaolo, luned&igrave; scorso, ha squadernato sulle colonne dell&rsquo;autorevole <strong>Financial Times</strong>. A meno di 48 ore dalle dichiarazioni del &laquo;decano&raquo; dei banchieri rilasciate al quotidiano britannico, ecco che dentro i nostri confini esplode il caso Sorgenia. Probabilmente la rappresentazione plastica di quel capitalismo di relazione spalleggiato pochi giorni fa proprio da Bazoli.&nbsp; Sta di fatto che la societ&agrave; attiva nell&rsquo;energia di propriet&agrave; del gruppo Cir &ndash; <em>che fa capo alla famiglia di <strong>Carlo De Benedetti</strong> </em>&ndash; &egrave; sempre pi&ugrave; vicina al dissesto finanziario e si appresta a essere &laquo;salvata&raquo; dalle banche che l&rsquo;hanno sostenuta con linee di credito che sfiorano i 2 miliardi di euro (<em>1,9 per l&rsquo;esattezza</em>). Una montagna di denaro che Sorgenia non &egrave; in grado di restituire da un pezzo. Di qui la soluzione, fondata con ogni probabilit&agrave; sulle buone &laquo;relazioni&raquo; tra gli azionisti Cir e i top manager degli istituti di credito. Relazioni che fanno la differenza: di solito, un&rsquo;impresa insolvente (cio&egrave; che non paga i fornitori e che non rimborsa le rate dei prestiti) alza bandiera bianca, con i creditori che a un certo punto la costringono a portare i libri in tribunale, col rischio di fallimento. Un traguardo che per Sorgenia sembrava davvero vicino: lo scorso dicembre, l&rsquo;amministratore delegato, Andrea Magoni, ha lanciato l&rsquo;allarme rosso. Magoni chiese alle banche una moratoria (un congelamento delle rate dei finanziamenti) fino a luglio e rivel&ograve; che la societ&agrave; aveva &laquo;<span style="text-decoration: underline;">autonomia finanziaria di circa un mese</span>&raquo;.<br>Il termine &egrave; ampiamente scaduto e ora si cerca di correre ai ripari. Come? Con le relazioni, appunto. Nell&rsquo;affaire della spa dei De Benedetti c&rsquo;&egrave; la &laquo;crema&raquo; del sistema bancario italiano: Intesa, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Ubibanca, Banca popolare di Milano, Banco Popolare. Le prime sei banche italiane, probabilmente, negli scorsi anni si sono messe in fila pur di concedere linee di credito all&rsquo;Ingegnere. L&rsquo;istituto pi&ugrave; esposto &egrave; <strong>Mps</strong> con 600 milioni che peraltro &egrave; azionista della societ&agrave; guidata da Magoni con l&rsquo;1,21%. Una piccolissima quota destinata a crescere sensibilmente. L&rsquo;accordo attorno al quale si sta discutendo &ndash; e che ieri &egrave; stato oggetto di una riunione telefonica &ndash; prevede infatti che le banche convertano il credito in azioni.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.info/wp-content/uploads/2014/02/Carlo-De-Benedetti-l-anguilla_h_partb-300x152.jpg" alt="Carlo-De-Benedetti-l-anguilla_h_partb" width="300" height="152" style="border: 0px;"><br>I dettagli sono ancora in corso di definizione. Ma la sostanza &egrave; che i banchieri stanno aprendo un super paracadute per <strong>De Benedetti</strong>. A fronte del regalo, per&ograve;, gli istituti vorrebbero dalla Cir un impegno maggiore: per salvare Sorgenia chiedono che nella ricapitalizzazione Cir versi da 200 a 300 milioni, il doppio o il triplo di quanto la holding era disposta a mettere sul tavolo, appena 100 milioni. La richiesta delle banche si fonda anche sulla liquidit&agrave; incassata dalla famiglia De Benedetti con il Lodo <strong>Mondadori</strong> che port&ograve; la <strong>Fininvest</strong> di Silvio Berlusconi a staccare un assegno da 494 milioni. Al momento non &egrave; chiaro quanto sia rimasto in cassa di quella somma, ma le banche pretendono uno sforzo aggiuntivo. I tempi sono lunghi. Non a caso, ieri, l&rsquo;amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha escluso soluzioni a breve affermando che sono &laquo;solo all&rsquo;inizio della discussione&raquo;. Per luned&igrave; prossimo &egrave; stato fissato un nuovo appuntamento, questa volta tra le banche e il board della societ&agrave;. Mentre il 5 marzo c&rsquo;&egrave; un cda ritenuto decisivo di Sorgenia.<br>La conversione del credito in azioni, comunque, non riguarderebbe l&rsquo;intero indebitamento, cio&egrave; 1,9 miliardi, ma solo una parte, circa 500 milioni. La questione, per ora, &egrave; sul tavolo della banca d&rsquo;affari Rotschild. Che, tuttavia, non pu&ograve; escludere ipotesi pi&ugrave; estreme, con le banche che potrebbero diventare le azioniste di maggioranza del gruppo di energia, in caso di mancato accordo. De Benedetti non ha molte chance. Peraltro, il socio austriaco della Cir, Verbund (che ha il 49% di Sorgenia), si &egrave; sfilato e non &egrave; disposto a mettere mano al portafoglio. La holding, allo stesso tempo, deve tener conto degli interessi di tutti gli azionisti e non riuscir&agrave; a smobilitare i quattrini chiesti dalle banche. Cir ha le mani legate e potrebbe trovare addirittura conveniente il disimpegno da Sorgenia: la svalutazione a zero della partecipazione sarebbe forse la soluzione meno dolorosa. Uno scenario che, come accennato, potrebbe costringere gli istituti a &laquo;ingoiare&raquo; Sorgenia togliendo la castagna dal fuoco a De Benedetti.<br>C&rsquo;&egrave; da dire che l&rsquo;operazione banche-Sorgenia avrebbe fatto meno rumore in un periodo di crescita economica. Oggi passa meno inosservata, invece, perch&eacute; arriva dopo un anno in cui i prestiti alle imprese e alle famiglie, dati Banca d&rsquo;Italia alla mano, sono crollati di <strong>55 miliardi</strong>.</p>
<p>E la fetta maggiore delle aziende che trova sempre i rubinetti chiusi allo sportello non pu&ograve; contare su buone &laquo;<em>relazioni</em>&raquo;. Con buona pace dei banchieri che ancora si ostinano a difendere il sistema bancario.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27102/in-ungheria-stanno-trasformando-le-aziende-di-luce-e-gas-in-compagnie-no-profit</guid>
	<pubDate>Wed, 26 Feb 2014 07:27:05 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27102/in-ungheria-stanno-trasformando-le-aziende-di-luce-e-gas-in-compagnie-no-profit</link>
	<title><![CDATA[In Ungheria stanno trasformando le aziende di LUCE e GAS in compagnie ”NO PROFIT”]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Budapest<br>Dopo aver <strong>cacciato via il Fondo Monetario</strong>, <strong>tagliato l&rsquo;iva</strong> sui generi alimentari, <strong>aumentato le pensioni</strong>, <strong>ridotto i biglietti</strong> per i trasporti pubblici a Budapest e <strong>abbassato per la terza volta le bollette di luce e gas</strong> uno stenterebbe a credere che il governo ungherese potesse intraprendere altre misure per aiutare le fasce deboli e invece cio&rsquo; che per molti sarebbe solo un bel sogno sta diventanto una fantastica realta&rsquo;.</p>
<p>Infatti, proprio in questi giorni lo stato ungherese sta vagliando la possibilit&agrave; di trasformare le <span style="text-decoration: underline;">compagnie di servizi di pubblica utilit&agrave;</span> &nbsp;in <strong>enti non profit</strong>. Lo scopo, sostiene il governo, sarebbe quello di favorire ulteriormente i consumatori.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2564_l.jpg" alt="ar_image_2564_l" width="550" height="280" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Secondo quanto dichiarato dal capo del cabinettodel governo guidato dal presidente Viktor Orban, J&aacute;nos L&aacute;z&aacute;r, le bollette delle utenze non sarebbero ancora trasparenti e i fornitori starebbero &ldquo;provando tuttora a manipolare e imbrogliare&rdquo; i loro clienti. &nbsp;La questione sar&agrave; all&rsquo;ordine del giorno nella sessione parlamentare di mercoled&igrave; 26 febbraio.</p>
<p>&ldquo;Sar&agrave; una dura giornata per i fornitori di gas ed elettricit&agrave;&rdquo;, ha chiosato il politico e il tema dei costi delle utenze &egrave; tra i cavalli di battaglia del governo Fidesz, in vista delle elezioni del prossimo 6 aprile.</p>
<p>Com questa mossa il governo spera di minimizzare i costi per le famiglie ungheresi visto che i consumatori non dovrebbero pagare il margine che le compagnie applicano per fare utili e di conseguenza si avrebbe una redistribuzione del reddito dalle compagnie ai consumatori. Il risparmio finale per gli utenti potrebbe arrivare al 40%.</p>
<p>Come e&rsquo; possibile vedere ancora una volta il governo ungherese dimostra di essere <strong>un esempio</strong> per tutti noi cone le sue politiche volte ad aiutare le fasce piu&rsquo; deboli della popolazione e non e&rsquo; un caso che la stampa di regime abbia censurato queste notizie perche&rsquo; se gli italiani sapessero quello che sta succedendo nel paese magiaro pretenderebbero, giustamente, che politiche simili venissero adottare in Italia e questo darebbe fastidio non solo alla casta che <span style="text-decoration: underline;">sta distruggendo il paese</span> ma anche a personaggi come Carlo De Benedetti che controllano il mercato elettrico italiano.</p>
<p>Gli ungheresi sono fortunati perche&rsquo; sono governati da politici che hanno a cuore gli interessi del popolo ma lo stesso potrebbe accadere in Italia se gli italiani decidessero di reagire e cacciare via questa classe dirigente.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27078/ecco-chi-il-ministro-padoan</guid>
	<pubDate>Mon, 24 Feb 2014 07:11:23 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27078/ecco-chi-il-ministro-padoan</link>
	<title><![CDATA[Ecco chi è il ministro PADOAN]]></title>
	<description><![CDATA[<p>&laquo;La riforma Fornero &egrave; stato un passo importante per la risoluzione dei problemi dell&rsquo;Italia&raquo;, dichiar&ograve; un anno fa il neo ministro dell&rsquo;Economia Pier Carlo Padoan. Ex dirigente del Fondo monetario internazionale, ex consulente della Bce ed ex vice segretario dell&rsquo;Ocse, Padoan &egrave; di casa tra i potenti del mondo.</p>
<p>Scelto personalmente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e osannato dai grandi media italiani, il neo ministro non &egrave; stimato da tutti gli economisti, soprattutto da quelli non liberisti. Sentite cosa scrisse di lui sul &ldquo;New York Times&rdquo; il premio Nobel per l&rsquo;economia Paul Krugman: &laquo;Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all&rsquo;Ocse&raquo;.</p>
<p>Padoan era responsabile dell&rsquo;Argentina per conto del Fondo monetario internazionale nell&rsquo;anno in cui il Paese sudamericano fece default.</p>
<p>A cosa si riferiva Krugman? Padoan &egrave; stato l&rsquo;uomo che ha gestito per conto del Fondo monetario internazionale la crisi argentina. Nel 2001, Buenos Aires fu costretta a dichiarare fallimento dopo che le politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi (quindi, suggerite da Padoan) distrussero il tessuto sociale del Paese. In quegli anni il neo ministro si occup&ograve; anche di Grecia e Portogallo. Krugman scrisse in un altro articolo che furono proprio le ricette economiche &laquo;suggerite da Padoan a favorire la successiva crisi economica nei due Paesi&raquo;.</p>
<p><img src="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/pier-carlo-padoan.jpg" alt="pier-carlo-padoan" width="550" height="280" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Ecco cosa dichiar&ograve; Padoan a proposito della crisi greca: &laquo;La Grecia si deve aiutare da sola, a noi spetta controllare che lo faccia e concederle il tempo necessario. La Grecia deve riformarsi, nell&rsquo;amministrazione pubblica e nel lavoro&raquo;. In altre parole, Atene avrebbe dovuto rendere il lavoro molto pi&ugrave; flessibile, alleggerendo (licenziando) la macchina della pubblica amministrazione. Nel marzo del 2013, quando la Grecia era sull&rsquo;orlo del collasso, l&rsquo;allora numero due dell&rsquo;Ocse sugger&igrave; pi&ugrave; esplicitamente: &laquo;C&rsquo;&egrave; necessit&agrave; che il governo greco adotti una disciplina di bilancio rigorosa e di un continuo sforzo di risanamento dei conti pubblici, condizioni preventive per il varo di misure a sostegno dello sviluppo&raquo;.</p>
<p>Padoan &egrave; stato per quattro anni responsabile per conto del Fmi della Grecia. Successivamente, ha influenzato le politiche economiche di Atene in qualit&agrave; di vice presidente dell&rsquo;Osce.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Raul Bove</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27033/bonifici-esteri-dietrofront-del-tesoro</guid>
	<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 08:10:24 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27033/bonifici-esteri-dietrofront-del-tesoro</link>
	<title><![CDATA[Bonifici esteri, dietrofront del Tesoro]]></title>
	<description><![CDATA[<h2>Il ministro Saccomanni chiede la sospensione della maxi trattenuta automatica e fa sapere che "gli acconti gi&agrave; trattenuti dalle banche sulla base della norma saranno restituiti". Ma l'Agenzia delle entrate avverte che dal primo luglio il nuovo governo potr&agrave; ripristinarla</h2>
<p><img src="https://www.ecodellevalli.tv/cms/wp-content/uploads/2012/01/CA102E395249A47D1F6AF9096647A.jpg" width="480" alt="image" style="border: 0px;"></p>
<p><strong>Fabrizio Saccomanni</strong>&nbsp;cede alle polemiche e chiede la sospensione del&nbsp;provvedimento che dal primo febbraio prevede una<strong>&nbsp;maxi ritenuta automatica del 20%</strong>&nbsp;sui bonifici provenienti dall&rsquo;estero. L&rsquo;<strong>Agenzia delle entrate</strong>, su richiesta del ministro dell&rsquo;Economia, ha disposto la sospensione dell&rsquo;operativit&agrave; della ritenuta &ndash; spiega una nota di via XX Settembre &ndash; sottolineando che &ldquo;gli acconti eventualmente gi&agrave; trattenuti da intermediari finanziari sulla base della norma in oggetto saranno rimessi a disposizione degli interessati&rdquo;. La marcia indietro, per&ograve;, &egrave; soltanto temporanea. La stessa Agenzia delle entrate ha infatti precisato che lo stop al prelievo vale&nbsp;<strong>fino al primo luglio</strong>.</p>
<p>Il provvedimento aveva scatenato da subito un gran polverone. La trattenuta, che lasciava&nbsp;al contribuente l&rsquo;onere di dimostrare che le somme non avessero natura di &ldquo;compenso reddituale&rdquo; per chiedere la restituzione dell&rsquo;imposta, era finita nei giorni scorsi sotto l&rsquo;esame di<strong>&nbsp;Bruxelles</strong>.&nbsp;&ldquo;Esamineremo se la misura &egrave; proporzionata o no&rdquo;, aveva dichiarato il portavoce del commissario Ue per la Fiscalit&agrave;,&nbsp;<strong>Algirdas Semeta</strong>. Pressioni contro la maxi trattenuta erano arrivate anche dalle petizioni lanciate in rete e dalle associazioni di consumatori&nbsp;<strong>Adusbef</strong>&nbsp;e<strong>Federconsumatori</strong>, che avevano denunciato &ldquo;l&rsquo;ennesimo abuso di potere&rdquo;.</p>
<p>Le ragioni &ldquo;ufficiali&rdquo; dello stop alla normativa fornite dal Tesoro e dall&rsquo;Agenzia delle entrate, per&ograve;, sono discordanti.&nbsp;Il provvedimento dell&rsquo;Agenzia delle entrate parla di &ldquo;difficolt&agrave; applicative riscontrate dagli intermediari e dai contribuenti in ordine ai suddetti obblighi e alle necessarie implementazioni procedurali&rdquo;. Il ministero dell&rsquo;Economia, invece, cita l&rsquo;&ldquo;evoluzione del&nbsp;<strong>contesto internazionale</strong>&rdquo;, facendo riferimento all&rsquo;evoluzione &ldquo;in materia di contrasto all&rsquo;<strong>evasione fiscale</strong>&nbsp;cross-border, che ha subito una forte accelerazione, attraverso la creazione di un modello di accordo intergovernativo (Iga) per lo&nbsp;<strong>scambio di informazioni</strong>&nbsp;tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi, che fa ritenere ormai superata la disposizione che ha introdotto la predetta ritenuta alla fonte&rdquo;.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27029/guardia-di-finanza-milioni-sequestrati-rom-spacciatori-usurai-e-ladri-</guid>
	<pubDate>Wed, 19 Feb 2014 18:25:45 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27029/guardia-di-finanza-milioni-sequestrati-rom-spacciatori-usurai-e-ladri-</link>
	<title><![CDATA[Guardia di Finanza milioni sequestrati: ‘ Rom spacciatori, usurai e ladri ’]]></title>
	<description><![CDATA[<p>equestri preventivi in corso dall&rsquo;alba di oggi a Pescara da parte di Guardia di Finanza e Polizia di Stato, nei confronti di famiglie Rom, nell&rsquo;ambito di una inchiesta della Procura della Repubblica di Pescara. Il sequestro &egrave; scaturito in base ai sensi del Decreto Legislativo 159/2011 noto come Codice Antimafia per illecito arricchimento. In particolare le forze dell&rsquo;ordine stanno sequestrando due immobili, fra cui una villetta del valore di 500 mila euro e due autovetture. Decine gli uomini impiegati. In mattinata verranno forniti ulteriori dettagli. I sequestri effettuati all&rsquo;alba di oggi a Pescara da Polizia di Stato e Guardia di Finanza riguarda tre sequestri di beni mobili ed immobili per un valore di circa 500 mila euro nella disponibilit&agrave; delle famiglie di etnia rom Ciarelli e Spinelli. In particolare, nei confronti di alcuni appartenenti alla prima famiglia, &egrave; stato sequestrato un villino con annesse aree pertinenziali, ubicato in via Sacco e fittiziamente intestato a una terza persona. Nei confronti della famiglia Spinelli, invece, sono stati sequestrati un immobile, sito in via Orta, e due autovetture. Una terza autovettura viene ancora ricercata.<strong>&nbsp;I due clan familiari, scrive una nota congiunta &laquo;sono costituiti da numerosi membri che sono risultati, quasi tutti, gravati da significativi precedenti penali per traffico di stupefacenti, reati di tipo predatorio ed usura, e quasi tutti risultano privi di attivit&agrave; lavorativa</strong>. Alle operazioni odierne hanno preso parte anche gli uomini della Squadra Mobile di Pescara e dei Baschi Verdi della Guardia di Finanza, oltre che della Divisione Anticrimine della Questura di Pescara.</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/guardia-di-finanza.jpg"><img src="https://www.piovegovernoladro.eu/wp-content/uploads/2014/02/guardia-di-finanza-300x152.jpg" alt="guardia-di-finanza" width="300" height="152" style="border: 0px;"></a></p>
<p>Le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Pescara, che hanno dimostrato la manifesta sproporzione del patrimonio mobiliare ed immobiliare delle famiglie rom rispetto alle condizioni economiche delle stesse, da cui &egrave; scaturito il sequestro ai sensi del Decreto Legislativo 159/2011, noto come Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione&raquo;. &laquo;L&rsquo;incisiva azione svolta in sinergia tra le Forze dell&rsquo;Ordine ha permesso, dal 2007 ad oggi, di pervenire all&rsquo;adozione di provvedimenti ablativi per complessivi 35 milioni di euro circa e di 115 misure della sorveglianza speciale in capo ad altrettante persone&raquo;. Proprio nelle ultime ore la Corte d&rsquo;Appello di L&rsquo;Aquila ha confermato i provvedimenti di confisca effettuati da Finanza e Polizia di Stato nel novembre 2011, nei confronti delle famiglie di Umberto Spinelli e Ferdinando Spinelli, per un valore di 5,5 milioni di euro in beni mobili, immobili e conti correnti bancari e postali.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Raul Bove</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27005/lultima-di-letta-trattenuto-dal-fisco-il-20-di-ogni-bonifico-dallestero</guid>
	<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 08:00:44 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27005/lultima-di-letta-trattenuto-dal-fisco-il-20-di-ogni-bonifico-dallestero</link>
	<title><![CDATA[L'ultima di Letta, TRATTENUTO DAL FISCO IL 20% DI OGNI BONIFICO DALL’ESTERO]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Il governo Letta prima di venire falciato da una raffica di mitra (politico) da Renzi, ha varato la norma secondo la quale le banche devono trattenere il 20% di ogni somma che viene pagata tramite bonifici dall&rsquo;estero che abbiano natura diversa da quella reddituale (cio&egrave; di somme che non derivano da lavoro o attivit&agrave; commerciali).</p>
<p>L&rsquo;assunto dell&rsquo;agenzia delle Entrate &egrave; quello di considerare ogni bonifico proveniente dall&rsquo;estero e diretto ad una persona fisica italiana (<em>o ad un ente non commerciale</em>) come scaturito da investimenti detenuti all&rsquo;estero o da attivit&agrave; estere di carattere finanziario. Chiunque non dichiari alla propria banca che i bonifici che riceve dall&rsquo;estero non sono ricollegabili ad attivit&agrave; finanziarie, si vedr&agrave; addebitata un&rsquo;aliquota del 20% alla fonte. Aliquota che finir&agrave;, tramite banca, nelle casse del fisco per poi essere scomputata in sede di dichiarazione annuale dei redditi.</p>
<p>E&rsquo; importante sottolineare che tale trattenuta non si applica alle persone fisiche che ricevano bonifici nell&rsquo;ambito della propria attivit&agrave; d&rsquo;impresa o di lavoro autonomo e allorch&egrave; la riscossione non avvenga tramite l&rsquo;intervento di un intermediario finanziario.</p>
<p><strong>LA DICHIARAZIONE PER L'ESENZIONE</strong> &ndash; La dichiarazione viene rilasciata preventivamente dal cliente, in forma libera, e deve attestare che i bonifici non costituiscano, nemmeno in parte, un reddito di capitale o un reddito diverso di fonte estera. In questo caso la ritenuta non viene applicata, ma la banca ha l&rsquo;obbligo di segnalare all&rsquo;Amministrazione Finanziaria il nominativo del cliente e l&rsquo;ammontare dell&rsquo; accredito percepito. In linea teorica c&rsquo;&egrave; tempo fino al 30 giugno 2014 per presentare la dichiarazione, ma in questo senso il provvedimento &egrave; piuttosto fumoso. La cosa migliore da fare &egrave; verificare con ogni singolo istituto di credito.</p>
<p>Dunque in teoria se si prevede di ricevere bonifici dall&rsquo;estero, per ogni bonifico bisogna andare in banca e fare una dichiararazione in forma libera (il come non si sa) &nbsp;<strong>con cui si attesta che tale somma NON costituisca reddito di capitale</strong>.</p>
<p>Ma voglio tradurre meglio la norma: il fisco italiano <strong>PRESUME</strong> che <span style="text-decoration: underline;">ogni bonifico che proviene dall&rsquo;estero sia CAPITAL GAIN! e dunque applica un 20% di trattenuta e POI star&agrave; a VOI dimostrare che non &egrave; cos&igrave;</span>.</p>
<p>Molte <strong>banche</strong> italiane ovviamente <strong>brancolano nel buio</strong>, non hanno moduli per le dichiarazioni attestanti la NON natura reddituale delle somme bonificate dall&rsquo;estero e capita che ti trattengano il 20%&hellip;. e poi si vedr&agrave; (cio&egrave; poi te la vedi tu col fisco).</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/EnricoLetta.jpg"><img src="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/EnricoLetta.jpg" alt="EnricoLetta" width="550" height="280" style="border: 0px;"></a></p>
<p>I media sussidiati italiani ovviamente si guardano bene dal sollevare un caso nazionale, sia mai che una parte di questa estorsione vada a garantire ancora qualche aiuto di Stato. <br>Ad ogni modo sapete cosa succeder&agrave;? (e sta gi&agrave; succedendo). E&rsquo; facile.</p>
<p>Che dopo un primo momento di follia ogni singolo cittadino italiano sta bloccando qualsiasi bonifico verso l&rsquo;Italia e <strong>cercando metodi alternativi per ottenere il proprio denaro entro i confini nazionali</strong>. Altri cittadini italiani, pi&ugrave; fortunati, stanno semplicemente accelerando il loro processo di delocalizzazione</p>
<p>E comunque abbiamo un nuovo fantastico vincolo che distrugger&agrave; creazione di ricchezza PIL e magari qualche capitale in rientro. Purtroppo di pari passo con le necessit&agrave; dello Stato <strong>verr&agrave; distrutta ogni libert&agrave; personale</strong> ad una ad una. Il mio profondo rispetto va a chi decide di rimanere in Italia (<em>o non pu&ograve; proprio andare via</em>), per tutti gli altri vi dico: <strong>FATE LE VALIGE</strong> il costo per rimanere si alza sempre di pi&ugrave;, siamo solo all&rsquo;antipasto.</p>
<p>Siate Consapevoli, Siate Preparati.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/27004/134000-imprese-morte-in-italia</guid>
	<pubDate>Mon, 17 Feb 2014 07:33:20 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/27004/134000-imprese-morte-in-italia</link>
	<title><![CDATA[134.000 IMPRESE MORTE IN ITALIA]]></title>
	<description><![CDATA[<p>La crisi economica ha spazzato via in sei anni in Italia 134mila piccole imprese, artigiani e commercianti, le due principali categorie delle partite Iva. Lo afferma la Cgia di Mestre, che ha ricavato questo dato calcolando il saldo, nel periodo 2008-2013, tra aziende nuove nate e quelle che hanno cessato l&rsquo;attivita&rsquo;.</p>
<p>Se tra i piccoli commercianti la &lsquo;moria&rsquo; sfiora le 64 mila unita&rsquo;, tra gli artigiani supera quota 70 mila. Sommando i risultati dell&rsquo;una e dell&rsquo;altra categoria all&rsquo;appello mancano quasi 134mila piccole imprese. &ldquo;A differenza dei lavoratori dipendenti &ndash; osserva il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi &ndash; quando un autonomo cessa l&rsquo;attivita&rsquo; non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito.</p>
<p><img src="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2503_l.jpg" alt="ar_image_2503_l" width="550" height="280" style="border: 0px;"></p>
<p>Ad esclusione dei collaboratori a progetto che possono contare su un indennizzo una tantum, gli artigiani e i commercianti non usufruiscono dell&rsquo;indennita&rsquo; di disoccupazione e di alcuna forma di cassaintegrazione o di mobilita&rsquo; lunga o corta. Spesso si ritrovano solo con molti debiti da pagare e un futuro tutto da inventare&rdquo;. Tra le ragioni che hanno portato i piccoli imprenditori ad abbassare la saracinesca, la Cgia ricorda il costo dell&rsquo;energia elettrica, aumentato in sei anni del 21,3%, quello del gasolio (+23,3%), mentre la Pubblica amministrazione ha allungato i tempi di pagamento di 35 giorni.</p>
<p>Altre concause, secondo la Cgia, derivano dalla situazione de credito: in questi sei anni &ndash; sottolineano gli artiginai mestrini &ndash; gli impieghi bancari alle imprese con meno di 20 addetti sono diminuiti del 10%. In termini assoluti cio&rsquo; corrisponde ad una contrazione dei prestiti erogati alle micro imprese pari a 17 miliardi di euro. Infine, le tasse e la burocrazia.</p>
<p>Tra il 2008 e il 2013 la pressione fiscale in Italia e&rsquo; aumentata di 1,7 punti percentuali, toccando l&rsquo;anno scorso il record del 44,3%.</p>
]]></description>
	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/26964/ladusbef-blocca-lobbligo-di-aprire-un-cc-per-incassare-stipendi-o-pensioni-sopra-i-1000-euro</guid>
	<pubDate>Fri, 14 Feb 2014 08:56:46 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/26964/ladusbef-blocca-lobbligo-di-aprire-un-cc-per-incassare-stipendi-o-pensioni-sopra-i-1000-euro</link>
	<title><![CDATA[L’ADUSBEF BLOCCA L’OBBLIGO di APRIRE UN C/C PER INCASSARE STIPENDI O PENSIONI SOPRA i 1.000 EURO]]></title>
	<description><![CDATA[<p><span>Roma &ndash; Finisce sul tavolo della Consulta l&rsquo;obbligo di apertura di conto corrente per l&rsquo;accredito di stipendi e pensioni oltre i mille euro. Lo riferisce l&rsquo;Adusbef che aveva sollevato in tribunale eccezione di costituzionalita&rsquo; sulla norma all&rsquo;art.12 del decreto salva Italia, annunciando che ieri il Tribunale di Lecce, nella persona del Giudice Alessandro Maggiore, con ordinanza del 12 febbraio 2014, <strong>ha accolto l&rsquo;eccezione di costituzionalita</strong>&rsquo; e rimesso la questione alla Corte Costituzionale.</span></p>
<p>Soddisfatta l&rsquo;Adusbef che parla di una &ldquo;<span style="text-decoration: underline;">vittoria contro governi maggiordomi dei banchieri</span>&rdquo;.</p>
<p>La norma impugnata &ndash; si legge un una nota dell&rsquo;associazione dei consumatori &ndash; prevede che stipendi, pensioni e altri emolumenti corrisposti dallo Stato, di importo superiore a mille euro debbano essere erogati con strumenti diversi dal denaro contante, ovvero conti correnti bancari o postali.</p>
<p>Per l&rsquo;Adusbef &ldquo;si tratta di una previsione legislativa profondamente iniqua. Allo stato attuale si verifica, infatti, che il limite di pignorabilita&rsquo; pari ad un quinto operi solo quando il pignoramento avvenga direttamente alla fonte, ossia da parte dell&rsquo;ente previdenziale o del datore di lavoro. Se invece il pignoramento e&rsquo; effettuato in un secondo momento, ovvero presso la banca dove il dipendente o pensionato percepisce le medesime somme, il limite di un quinto non opera piu&rsquo; e viene prelevato l&rsquo;intera somma.</p>
<p>Con la conseguenza che il limite che era stato previsto all&rsquo;art. 545 c.p.c. viene legalmente superato, con il risultato che l&rsquo;accredito sul conto corrente bancario o postale dello stipendio mensile o della pensione superiore a 1.000,00 euro diventa interamente pignorabile.</p>
<p><img src="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2488_l.jpg" alt="ar_image_2488_l" width="550" height="280" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Si tratta, in sostanza, dell&rsquo;ennesima beffa per dipendenti, disoccupati e pensionati gia&rsquo; piegati da continui balzelli imposti dalla crisi economica perdurante e da scelte governative sbagliate, che penalizzano le famiglie per favorire le banche&rdquo;.</p>
<p>Per l&rsquo;Adusbef quindi &ldquo;<strong>la Consulta sara&rsquo; chiamata ad esprimersi sulla costituzionalita</strong>&rsquo; di tale norma, ritenuta <strong>incompatibile con gli artt. 38</strong> (<em>diritto all&rsquo;assistenza sociale</em>) <strong>e 3</strong> (<em>principio di ragionevolezza</em>) della Costituzione&rdquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span><br></span></p>
<p><span><br></span></p>
<p><span><br></span></p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/26960/olanda-pronta-ad-uscire-dalleuro</guid>
	<pubDate>Wed, 12 Feb 2014 10:30:05 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/26960/olanda-pronta-ad-uscire-dalleuro</link>
	<title><![CDATA[OLANDA  PRONTA ad USCIRE DALL’EURO]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Bruno Waterfield commenta sul Telegraph un recente studio pubblicato dall&rsquo;istituto internazionale di ricerca macroeconomica Capital Economics, gi&agrave; vincitore del Premio Wolfson per l&rsquo;Economia nel 2012 con uno studio sul miglior modo per smantellare la moneta unica.</p>
<p>Secondo Capital Economics gli Olandesi avrebbero grandi vantaggi economici ad abbandonare sia l&rsquo;euro che l&rsquo;Unione Europea. Lo studio &egrave; stato commissionato dal politico &ldquo;<em>euroscettico</em>&rdquo; Geert Wilders, tuttora in testa ai sondaggi in Olanda.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">L&rsquo;articolo del Telegraph:</span></p>
<p>&ldquo;Secondo un importante studio, ci sarebbero grandi benefici economici per gli olandesi se lasciassero l&rsquo;UE. Secondo un recente studio, se l&rsquo;Olanda abbandonasse euro e Unione Europea la famiglia media olandese starebbe meglio per l&rsquo;equivalente di oltre 8000 sterline l&rsquo;anno e il reddito nazionale olandese crescerebbe di oltre mille miliardi.</p>
<p>Lo studio sul Nexit, termine che designa una potenziale uscita dell&rsquo;Olanda, condotto dalla sezione britannica della rispettabile societ&agrave; di ricerca Capital Economics, &nbsp;riporta che ci sarebbero <strong>significativi benefici</strong> durante i prossimi due decenni se il paese cambiasse la sua appartenenza all&rsquo;UE con uno status simile a quello che hanno Svizzera o Norvegia.</p>
<p>&ldquo;Un&rsquo;eventuale decisione di lasciare l&rsquo;UE &egrave; prima di tutto una decisione sociale, culturale e politica. Ruota attorno a questioni che riguardano la sovranit&agrave; nazionale, la cittadinanza e la libert&agrave; di autodeterminarsi,&rdquo; sostiene il report.</p>
<p>&ldquo;Ci sono comunque anche delle buone ragioni per ritenere che un paese, svincolandosi dalla burocrazia di Bruxelles e diventando capace di prendere decisioni da solo, anzich&eacute; lasciarsi imporre delle politiche in stile taglia-unica-adatta-a-tutti, trarrebbe dei benefici anche dal punto di vista economico.&rdquo;</p>
<p>La ricerca &egrave; stata colta al volo dagli euroscettici per contrastare quelli che essi ritengono degli avvertimenti allarmistici da parte di leaders del mondo delle imprese e politici mainstream sul presunto tracollo economico della Gran Bretagna se lasciasse l&rsquo;UE.</p>
<p>&ldquo;Questo report &egrave; significativo perch&eacute; &egrave; stato prodotto da un gruppo di ricerca credibile della City. Non pu&ograve; essere liquidato tanto facilmente,&rdquo; ha dichiarato Douglas Carswell, un parlamentare conservatore del collegio elettorale di Clacton. &ldquo;Dimostra che non siamo pi&ugrave; soli. Non siamo solo noi britannici ad avere capito che l&rsquo;integrazione europea &egrave; difettosa fin dalle basi. Noi siamo molto simili agli olandesi, un piccolo paese che ha prosperato commerciando su scala globale. Pensate cosa potrebbero essere paesi come i nostri in un tipo diverso di Europa.&rdquo;</p>
<p>Pur riconoscendo i rischi di un&rsquo;uscita dall&rsquo;UE, Capital Economics conclude il report sostenendo che l&rsquo;Olanda, paese creditore dell&rsquo;eurozona con rating AAA, starebbe meglio fuori dall&rsquo;UE a causa della minaccia alla sua ricchezza a lungo termine posta dai problemi strutturali della moneta unica europea. &ldquo;Ci sono ovviamente dei rischi a lasciare l&rsquo;unione &ndash; e questi devono essere riconosciuti e affrontati da tutti nel momento in cui si considera il Nexit,&rdquo; dice il report.</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2464_l.jpg"><img src="https://piovegovernoladro.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2014/02/ar_image_2464_l.jpg" alt="ar_image_2464_l" width="550" height="280" style="border: 0px; border: 0px;"></a></p>
<p>&ldquo;Ma ci sono anche dei rischi significativi nel restare dentro il blocco dei paesi che condividono una moneta che ha dei difetti fondamentali. Qui la nostra analisi mostra che l&rsquo;Olanda farebbe meglio a riprendere il controllo del proprio destino, anzich&egrave; mantenere un atteggiamento del tipo &lsquo;si vedr&agrave;&rsquo;.&rdquo; Il report conclude che il reddito nazionale olandese potrebbe crescere per un ammontare pari a 1500 miliardi entro il 2035, <strong>portando un aumento della ricchezza di circa 9800 euro a famiglia ogni anno</strong>.</p>
<p>Anche se l&rsquo;Olanda non fosse in grado di ottenere accordi come quelli concessi a Svizzera e Norvegia, che sono nel mercato unico europeo pur non essendo membri dell&rsquo;UE, &ldquo;l&rsquo;economia sarebbe in condizioni migliori restando fuori piuttosto che dentro l&rsquo;unione,&rdquo; sostiene il report.</p>
<p>Lo studio indipendente era stato commissionato da Geert Wilders, leader del partito olandese anti-UE, il Freedom Party, per valutare i costi che l&rsquo;Olanda dovrebbe affrontare lasciando l&rsquo;Unione, giacch&eacute; lui &egrave; in testa ai sondaggi nazionali per la corsa alle elezioni europee di questa primavera. &ldquo;Al contrario di quanto di quanto affermano gli allarmisti, la nostra economia non s&rsquo;inchioderebbe. Anzi, guadagneremmo miliardi rispetto ad ora,&rdquo; ha detto.</p>
<p>&ldquo;All&rsquo;inizio ci sarebbe un periodo di transizione per passare, ad esempio, dall&rsquo;euro al fiorino. Ma passato quello, l&rsquo;economia crescerebbe molto pi&ugrave; di ora, un dieci percento in pi&ugrave; entro il 2024 e un tredici percento entro il 2035.&rdquo; ha concluso.</p>
<p>Sondaggi d&rsquo;opinione svolti da Maurice de Hond in Olanda hanno rilevato che una maggioranza del 55 percento sarebbe favorevole a lasciare l&rsquo;UE se si dimostra che ci&ograve; porterebbe una maggiore crescita economica e alla creazione di posti di lavoro. Nel 2012 Capital Economics &nbsp;aveva vinto il prestigioso premio Wolfson &nbsp;per uno studio su come gestire uno <strong>smantellamento ordinato dell&rsquo;euro</strong>, durante il picco della crisi del debito in Europa.</p>
<p>Lo studio, lungo 164 pagine, sdrammatizza i costi e la turbolenza implicati dall&rsquo;uscita dall&rsquo;euro. &ldquo;Ci sono costi economici per lasciare l&rsquo;UE, specialmente legati al fatto di dover rimpiazzare la moneta unica con una moneta nazionale. Ma questi costi sono modesti e gestibili,&rdquo; afferma.</p>
<p>Molta della crescita economica prevista in caso di abbandono dell&rsquo;UE, in un paese dominato dal porto di Rotterdam, viene da una &ldquo;crescita pi&ugrave; veloce delle esportazioni verso i mercati non-europei, dovuta alla possibilit&agrave; di negoziare e commerciare con economie emergenti in rapida crescita senza essere vincolati alle politiche comunitarie europee sul commercio&rdquo;.</p>
<p>Attualmente molti accordi di libero scambio nell&rsquo;UE sono sospesi o impantanati nei dissensi interni tra paesi pi&ugrave; orientati al libero scambio come Gran Bretagna e Olanda e i paesi pi&ugrave; protezionisti del blocco latino guidati da Francia e Italia.</p>
<p>Il report sul &ldquo;<strong>Nexit</strong>&rdquo;, un&rsquo;espressione che mescola l&rsquo;abbreviazione della parola &ldquo;<strong>Netherlands</strong>&rdquo; (cio&egrave; &ldquo;Paesi Bassi&rdquo;, ndt) e la parola &ldquo;<strong>exit</strong>&rdquo; (cio&egrave; &ldquo;uscita&rdquo;, ndt), considera anche che ci sono vantaggi economici nello stare fuori dall&rsquo;UE, tra cui una riduzione dei costi per le imprese per &ldquo;un minimo di 20 miliardi all&rsquo;anno entro il 2034, attraverso il ritorno a una regolamentazione nazionale nelle aree attualmente sotto la giurisdizione delle istituzioni di Bruxelles&rdquo;.</p>
<p>Complessivamente, il rapporto conclude che gli olandesi sarebbero in grado di gestire la propria economia &ldquo;in modo pi&ugrave; efficiente avendo la libert&agrave; di stabilire delle politiche monetarie e fiscali su misura per le condizioni del loro paese, e non su misura dell&rsquo;intera eurozona&rdquo;.</p>
<p>Lo studio riporta anche di una &ldquo;riduzione della spesa pubblica di &nbsp;minimo 7,5 miliardi di euro all&rsquo;anno sino al 2035, per il fatto di non essere pi&ugrave; legati alle leggi UE sulla libera circolazione e &ldquo;attraverso una revisione delle politiche sull&rsquo;immigrazione per orientarle pi&ugrave; strettamente su coloro che possono dare un contributo economico&rdquo;.</p>
<p>Lo studio contraddice un precedente studio ufficiale olandese sui benefici dell&rsquo;appartenenza all&rsquo;UE, calcolati in Olanda sui duemila euro all&rsquo;anno a persona. Jeroen Dijsselbloem, il ministro delle finanze olandese nonch&eacute; presidente dell&rsquo;eurogruppo, ha attaccato l&rsquo;idea del Nexit come &ldquo;<em>decisamente imprudente</em>&rdquo;, e ha difeso la moneta unica europea.</p>
<p>&ldquo;Lo legger&ograve;, ma so una cosa per certo: l&rsquo;Olanda &egrave; una potenza economica dell&rsquo;Europa. Noi guadagnamo la maggior parte della nostra ricchezza commerciando con paesi dell&rsquo;UE, per cui l&rsquo;Olanda ha decisamente interesse ad avere un mercato interno in cui il commercio sia facilitato&rdquo; ha detto.</p>
<p>&ldquo;<em>C&rsquo;&egrave; anche la moneta unica. Attualmente &egrave; molto forte e le condizioni dell&rsquo;eurozona adesso appaiono molto migliorate &nbsp;rispetto ad alcuni anni fa. Non c&rsquo;&egrave; motivo di intraprendere nuove avventure. Sarei decisamente contrario</em>.&rdquo;</p>
<p>Articolo di Bruno Waterfield per The Telegraph&nbsp;</p>
<p>(<a rel="nofollow" href="https://www.ilnord.it/c-2464_IL_TELEGRAPH_LOLANDA_HA_PRONTA_LA_VIA_PER_USCIRE_DALLEURO_ECCO_LA_RELAZIONE_TECNICA_E_PARTITO_ANTIEURO_IN_TESTA">Fonte</a>)</p>
]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/blog/view/26870/riforma-del-catasto-nuova-stangata</guid>
	<pubDate>Sat, 08 Feb 2014 19:13:54 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/blog/view/26870/riforma-del-catasto-nuova-stangata</link>
	<title><![CDATA[Riforma del catasto, nuova stangata]]></title>
	<description><![CDATA[<h2>La riforma &egrave; in Parlamento e sta per essere approvata: con la revisione degli estimi la stangata arriver&agrave; anche al 252%.</h2>
<p>La riforma &egrave; in dirittura d&rsquo;arrivo. Nel giro di poche settimane, il tormentato riassetto del catasto arriver&agrave; al traguardo. Marted&igrave; scorso il Senato ha dato il via libera al provvedimento. E a stretto giro la Camera mostrer&agrave; il disco verde finale. La revisione degli estimi &egrave; uno dei punti cardini della ampia delega fiscale e sta tenendo banco fra gli addetti ai lavori.</p>
<p>Nel passaggio dai &laquo;vani&raquo; ai &laquo;metri quadri&raquo; &nbsp;e a valori di mercato per i proprietari di immobili potrebbe spuntare la fregatura. La rendita finale sar&agrave; &nbsp;determinata da una formula matematica che metter&agrave; in relazione diversi fattori, dal valore di mercato alla posizione. &nbsp;Ma se si allarga la base imponibile, cio&egrave; la rendita catastale aumenta, salgono di conseguenza le tasse da versare nelle casse pubbliche, a cominciare dalla Tasi (la nuova Imu). In alcuni casi c&rsquo;&egrave; il rischio di una clamorosa stangata.</p>
<p><img src="https://static.haisentito.it/625X0/www/haisentito/it/img/catasto-riforma.jpg" alt="imu" width="500" style="border: 0; border: 0px;"></p>
<p>Il testo, per la verit&agrave;, impone la cosiddetta &laquo;invarianza di gettito&raquo;: vale a dire che <strong>non dovr&agrave; aumentare</strong>, complessivamente, il prelievo tributario sul mattone. Per presidiare la rivoluzionaria trasformazione, la stessa riforma assegna un ruolo specifico fra le associazioni di categoria. Che si trasformeranno in veri e propri guardiani dei contribuenti. Il passaggio sar&agrave; gestito da commissioni e alcuni membri dovranno essere individuati fra le associazioni. <strong>Tuttavia</strong>, in queste ore, tra gli stessi enti &nbsp;- <em>che pure hanno difeso l&rsquo;impalcatura della riforma nel corso dell&rsquo;iter parlamentare</em> &ndash; cresce la preoccupazione. Non sar&agrave; cos&igrave; agevole &nbsp;tenere la macchina sotto controllo, sostengono gli addetti ai lavori: il monitoraggio andr&agrave; svolto a livello comunale e bisogna tenere sotto controllo, perci&ograve;, pi&ugrave; di 8mila realt&agrave; territoriali. Molto dipender&agrave; poi dai decreti attuativi che il governo di Enrico Letta dovr&agrave; varare entro sei mesi dall&rsquo;ok definitivo di Montecitorio. Secondo gli esperti, i provvedimenti dell&rsquo;esecutivo dovranno semplificare e chiarire alcuni aspetti della riforma del catasto che, a oggi, lasciano spazio a dubbi.</p>
<p>Le questioni da chiarire riguardano sia l&rsquo;algoritmo applicato ai nuovi criteri i calcolo per la rendita catastale sia il meccanismo di controllo del gettito negli enti locali. Il punto di partenza per stabilire i nuovi parametri &egrave; il valore di mercato: secondo alcune tabelle pubblicate sul Sole24Ore, a Roma una abitazione principale potrebbe passare da un valore catastale di 112mila euro a un valore di mercato di 422mila euro, con un incremento del 274%; a Milano lo spread potrebbe &nbsp;essere del 252% da 110mila euro a 390mila; un divario sostanzialmente analogo a quello di Torino (+252%) che avrebbe immobili con valore &nbsp;catastale a 62mila euro e valore di mercato a 214mila euro. <span style="text-decoration: underline;">Aumenti dello stessi livello si osservano anche per abitazioni pi&ugrave; piccole, come i monolocali, magari da affittare a studenti</span>. Nelle grandi citt&agrave; si registrerebbero differenze decisamente pi&ugrave; robuste rispetto a quelle rilevate in provincia, dove gli incrementi di valore sono generalmente inferiori al 100%. Ci&ograve; non toglie che l&rsquo;operazione di taratura dei nuovi valori dovr&agrave; essere calibrata con cura per evitare di dare una mazzata ai proprietari di casa e il colpo di grazie al mercato immobiliare.</p>
<p>(<a rel="nofollow" href="https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1398624/Catasto--con-la-riforma-una-nuova-stangata.html">Fonte</a>)</p>
]]></description>
	<dc:creator>Raul Bove</dc:creator>
</item>

</channel>
</rss>