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	<title><![CDATA[IoChatto: Perchè solo gli italiani accompagnano i bambini a scuola]]></title>
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	<pubDate>Sun, 06 Sep 2015 13:16:49 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[Perchè solo gli italiani accompagnano i bambini a scuola]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Solamente i genitori italiani <span style="text-decoration: underline;">accompagnano i propri figli a scuola</span>. Sono in &nbsp;in tanti, una moltitudine, rispetto agli altri Paesi. Lo conferma anche lo studio dell&rsquo;Istc-Cnr promosso dal Policy Studies Institute di Londra &mdash; un&rsquo;indagine che riguarda 15 Paesi del mondo, tra cui Italia e Germania. Ebbene,&nbsp;<strong>l&rsquo;autonomia di spostamento dei bambini italiani nell&rsquo;andare a scuola &egrave; passata dall&rsquo;11% nel 2002 al 7% nel 2010.</strong>&nbsp;Per fornire un metro di paragone l&rsquo;autonomia dei bimbi inglesi &egrave; al 41% e quella dei tedeschi al 40%.</p>
<p><img src="https://www.okmugello.it/wp-content/uploads/2010/12/scuolabus-vaglia.jpg" alt="image" width="400" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>&Egrave; uno dei pochi casi di studi superflui. Basta osservare le dinamiche del <span style="text-decoration: underline;">traffico in orario scolastico</span>. Noi italiani causiamo ingorghi a croce uncinata e spesso posteggiamo le macchine in doppia fila perch&eacute; non ci basta avvicinare i ragazzi alla scuola, no,&nbsp;<strong>desideriamo portarli per mano fino in classe</strong>. E non finisce qui.</p>
<p><span></span><strong>Noi genitori italiani ci azzuffiamo</strong>&nbsp;nei consigli di classe con i professori se lo zaino dei nostri figli supera un certo peso. Non siamo rubricati tra i lettori forti di studi medici e scientifici ma siamo pronti a citare i risultati degli ultimi report che spiegano perch&eacute; uno zaino troppo pesante potrebbe causare irreversibili danni psicofisici ai nostri figli.</p>
<p><strong>Noi genitori italiani parcheggiamo</strong>&nbsp;in doppia fila, causiamo ingorghi &mdash; <em>oltre a produrre smadonnamenti e urla di disperazione degli altri cittadini</em> &mdash; e in questo bailamme, noi, con calma zen aspettiamo che escono da scuola i nostri pargoli e ci accolliamo il loro zaino, cos&igrave; che possano fare i cento metri che separano scuola da casa liberi da pesi ingombranti. <br>Noi genitori italiani parliamo continuamente di cibo e vogliamo che i nostri figli assaggino solo quello sano, genuino e biologico, sempre a chilometro zero, per&ograve; come ci piace cucinare per loro porzioni abbondanti, come se il cibo &laquo;<em>sano</em>&raquo; non contenesse calorie, e come poco ci piace, invece, costringerli a muoversi a piedi: no, poveri figli, piove, nevica, c&rsquo;&egrave; l&rsquo;uragano, copriamoli bene e accompagniamoli, in macchina che tra l&rsquo;altro lo zaino &egrave; pesante.</p>
<p><strong>Noi genitori italiani</strong>, naturalmente riconosciamo che s&igrave;, accompagnare i figli &egrave; motivo di stress per noi e per il traffico italiano, per&ograve; riuniti in&nbsp;<strong>conciliaboli nei bar</strong>&nbsp;(<em>macchina in doppia fila</em>) dopo aver accompagnato i figli a scuola, discutiamo e stabiliamo che purtroppo, vista e considerata la situazione odierna, non c&rsquo;&egrave; rimedio: i nostri figli a scuola a piedi no, proprio no. Ma naturalmente siamo lirici: ah, ai nostri tempi, allora s&igrave; che la citt&agrave; era sicura e si poteva andare a piedi, non come oggi.</p>
<p><strong>Noi genitori eravamo forti e tosti</strong>, giocavamo nella terra, facevamo a botte (ancora oggi facciamo a gara: chi ha pi&ugrave; punti per ferite da sassaiole), sfidavamo maniaci e altri loschi figuri e purtroppo, ora, i nostri figli tutto questo non possono farlo: la citt&agrave; &egrave; cos&igrave; trafficata si pu&ograve; finire sotto una macchina (<em>vero, visto tutti i genitori che accompagnano i figli a scuola</em>), dovunque zingari, strane figure, e lestofanti vari. Niente, ci tocca proteggerli, chiuderli in macchina. Purtroppo.</p>
<p>Poi a qualcuno di noi genitori a volte capita di finire in Germania, in Inghilterra, in Francia e di notare lunghe file di bambini e ragazzi che vanno a scuola, da soli, fin da piccoli, a piedi. Che sorpresa. Forse, pensiamo, in quelle citt&agrave; civili non esistono criminali per le strade e tutto &egrave; pi&ugrave; ordinato e civile. Poi ci rendiamo conto che l&igrave;, s&igrave;, &egrave; tutto pi&ugrave; civile, perch&eacute; nei consigli di classe invece di pesare con bilance al quarzo lo zaino dei figli, si lotta anche e soprattutto per avere pi&ugrave; bus in alcune fasce orarie, per ottenere percorsi protetti per bambini, o ci si organizza per il trasporto con mezzi comuni.</p>
<p>Anni fa, quando nacque mio figlio e spingevo di notte la culla per farlo addormentare, mi capit&ograve; di vedere in tv un&rsquo;intervista a Colin Ward. Gli chiedevano del pensiero utopistico, se esisteva o non esisteva. Lui rispose s&igrave;, esiste, ma si occupa di tre cose, le citt&agrave;, come le costruiamo e per chi le costruiamo, i bambini e le automobili (<em>come fare a prenderle il meno possibile</em>). L&rsquo;utopia dunque si sposava con buone pratiche quotidiane, e quest&rsquo;ultime, purtroppo, dipendono da noi e non da generici altri: tocca muoverci, quindi.</p>
<p><strong>A piedi, si intende.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
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