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	<title><![CDATA[IoChatto: Equitalia lo tartassa, lui la fa condannare]]></title>
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	<pubDate>Wed, 03 Jul 2013 08:45:43 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[Equitalia lo tartassa, lui la fa condannare]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Vittima di un&rsquo;incredibile serie di errori, si prende la sua rivincita facendo condannare Equitalia e la prefettura di Vibo Valentia. Il Davide in questione &egrave; <strong>Marco Ceci</strong> di Cermignano (Teramo) che ha dovuto giocoforza sfidare Golia, cio&egrave; Equitalia sud e la prefettura calabrese dopo che una sua auto, una Citroen - venduta peraltro nel frattempo a un conoscente - &egrave; stata sottoposta a fermo amministrativo.</p>
<p>Ceci &egrave; caduto dalle nuvole alla telefonata allarmata dell&rsquo;acquirente, avendo la coscienza a posto, sicuro di aver sempre onorato i suoi impegni nei confronti del Fisco. C&rsquo;&egrave; voluta la pazienza certosina di un avvocato,<strong> Berardo Di Ferdinando </strong>di Teramo, per ricostruire l&rsquo;intricata vicenda e prendersi pure la rivincita.</p>
<p>Tutto inizia nel 1989, quando Ceci vende la sua auto, una Fiat Uno, a una signora di Verona, con passaggio di propriet&agrave; regolamente iscritto al Pra. Sembra andare tutto liscio fino a quando, nel 2004, Equitalia sud dispone il fermo di una Citroen - che nel frattempo Ceci aveva venduto a un conoscente- facendo cadere dalle nuvole il malcapitato di Cermignano. A questo punto iniziano le indagini: l&rsquo;avvocato invia un&rsquo;istanza di accesso all&rsquo;agente per la riscossione in modo da conoscere a quali tributi fosse riferita l&rsquo;esposizione debitoria e si scopre che si tratta del mancato pagamento di cinque contravvenzioni al codice della strada, fatti dai carabinieri di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, il 21 marzo 1996.</p>
<p>Il primo errore &egrave; stato dunque quello di ritenere Ceci proprietario di un&rsquo;auto venduta ben sette anni prima. Equitalia, poi, senza alcun controllo sulla legittimit&agrave; del credito per cui aveva avviato l&rsquo;esecuzione, emette la cartella esattoriale per un importo di 799, 48 euro.</p>
<p>L&rsquo;avvocato a questo punto chiede alla prefettura di Vibo Valentia l&rsquo;annullamento dei verbali di contestazione con l&rsquo;invito a trasmettere gli atti all&rsquo;agente di Equitalia per la cancellazione del fermo della Citroen. Ma la prefettura procede solo alla sospensione &ldquo;sine die&rdquo; della cartella esattoriale e solo dopo ripetute insistenze, nel 2011, il fermo dell&rsquo;autovettura viene cancellato. E, a volerla dire tutta, le multe fatte dai carabinieri il 21 marzo 1996 e la cartella notificata nel 2001, erano comunque da dichiararsi prescritti.</p>
<p><img src="https://encrypted-tbn1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS2qaEud2_CaoJLMtmZFqmM0Fx4cD7u5oVOhogF4kTDX3dumV4s" alt="image" width="274" style="border: 0px; border: 0px;"></p>
<p>Inizia dunque una seconda fase della battaglia: l&rsquo;avvocato Di Ferdinando &egrave; costretto a fare una opposizione ai sensi dell&rsquo;articolo 615 del codice di procedura civile davanti al giudice di pace di Atri il quale finalmente, nel maggio scorso, mette fine a un incubo durato quasi dieci anni. Il giudice di pace <strong>Angela Speranza</strong> accoglie il ricorso, annulla la cartella esattoriale e condanna la prefettura di Vibo Valentia ed Equitalia Sud al pagamento a favore del ricorrente delle spese di lite, cio&egrave; mille euro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a rel="nofollow" href="https://ilcentro.gelocal.it/teramo/cronaca">fonte</a></p>
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	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
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