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	<title><![CDATA[IoChatto: L'importanza della lentezza]]></title>
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	<pubDate>Wed, 03 Aug 2022 07:32:06 +0200</pubDate>
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	<title><![CDATA[L'importanza della lentezza]]></title>
	<description><![CDATA[<h3>Il libro di uno scienziato ci ricorda che il cervello &egrave; una macchina lenta. Troppa frenesia ci porta a sbagliare e a forme di autismo. Intanto &egrave; nato il movimento "Vivere con lentezza".</h3>
<p><span style="font-size: 12.8px; "><strong>IMPORTANZA DELLA LENTEZZA</strong> -</span><span style="font-size: 12.8px; ">&nbsp;Chi pu&ograve; consentirsi il lusso della lentezza in un mondo dove tutti sembriamo costretti a correre? Nessuno, o quasi nessuno. Eppure il&nbsp;cervello&nbsp;che regola i nostri comportamenti ci &egrave; stato donato proprio come una macchina lenta, che ha bisogno dei suoi tempi e di una sequenza nella sua azione. Noi invece facciamo il contrario, e&nbsp;</span><span style="font-size: 12.8px; ">viviamo nell&rsquo;incubo della lentezza che associamo alla perdita di tempo</span><span style="font-size: 12.8px; ">&nbsp;o, peggio, a una menomazione fisica e mentale.</span></p>
<p><span><strong><img src="https://www.wellbeing.com.au/uploads/articles/slow_living_time_wellbeingcomau.jpg" alt="importanza della lentezza" width="500" style="border: 0px; border: 0px; "></strong></span></p>
<p><span><strong>ELOGIO DELLA LENTEZZA: UN VALORE DA RECUPERARE</strong> -</span>&nbsp;In un denso libricino (<em>Elogio della lentezza</em>, edizioni Il Mulino), in libreria in questi giorni, il professore Lamberto Maffei, presidente dell&rsquo;Accademia dei Lincei ed ex direttore dell&rsquo;Istituto di Neuroscienza&nbsp; del Cnr, prova a richiamarci all&rsquo;ordine. Ci guida nell&rsquo;esplorazione dei&nbsp;meccanismi cerebrali&nbsp;che inducono all&rsquo;eccessiva velocit&agrave; e ci rappresenta, con una certa dose di nostalgico pessimismo, i vantaggi del pensiero lento, di un pensiero che assecondi i tempi naturali della macchina, il cervello appunto. &laquo;<em>Il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi, a differenza del cervello che invece &egrave; una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione</em>&raquo; scrive Maffei. E aggiunge: &laquo;<em>La netta prevalenza del pensiero rapido, a partire da quello che esprimiamo attraverso l&rsquo;uso degli strumenti digitali, pu&ograve; comportare soluzioni sbagliate, danni all&rsquo;educazione e perfino al vivere civile</em>&raquo;. Immaginate una corsa di mezzofondisti. All&rsquo;improvviso tutti accelerano all&rsquo;impazzata, come se potessero immediatamente tagliare il traguardo, e uno solo resta indietro, isolato nel suo sgomento: quelli che corrono senza freni siamo noi, con la nostra velocit&agrave; fuori dalla portata del nostro organismo umano;&nbsp;<span>chi finisce in fondo &egrave; il cervello, che continua a funzionare con i suoi tempi</span>.</p>
<p><img src="https://heleneaurore.files.wordpress.com/2012/08/3784533-bella-donna-di-relax-nel-parco-estate.jpg?w=426&amp;h=250" alt="prendere tempo per se stessi" width="500" style="border: 0px; border: 0px; "></p>
<p><strong>LA RISCOPERTA DELLA LENTEZZA <a href="https://connectu.it/groups/profile/2989/movimento-anti-touchscreen">CONTRO LO STRESS DIGITALE</a> </strong>-&nbsp;Dunque la riscoperta delle lentezza, seguendo il ragionamento di Maffei, potrebbe essere una buona terapia contro gli effetti dello&nbsp;stress digitale, dove tutto viene comunicato in tempi record attraverso e-mail, sms, tweet. &Egrave; come se una macchina naturale, il cervello, riuscisse a fare da argine alle macchine artificiali, quelle che gonfiano la potenza del web. E considerando che soltanto nell&rsquo;ultimo anno, per stare dietro al pressante uso di questi strumenti, abbiamo perso un&rsquo;ora di&nbsp;sonno, forse &egrave; utile ricordarci che l&rsquo;uomo non &egrave; programmato per essere troppo veloce. Anzi. Se il corpo, come raccomanda l&rsquo;Organizzazione Mondiale della Sanit&agrave;, ha bisogno di almeno 5mila passi, lenti, al giorno, la mente rischia il buio nel sovrapporsi di decisioni troppo rapide e noi rischiamo di fare le scelte sbagliate. Ricordate il vecchio proverbio popolare? Respira, prima di parlare. E nell&rsquo;attimo del respiro c&rsquo;&egrave; il riconoscimento del valore della lentezza che, allo stesso tempo, riesce a farci ascoltare le ragioni degli altri prima di esporre le nostre. Solo questo ritmo, non sottoposto alla pressione di continui strappi, porta al vero dialogo ed a una vera ricerca di reciproca conoscenza.</p>
<p><span><strong>LA LENTEZZA STIMOLA LA CREATIVITA</strong>&rsquo; -</span><span>&nbsp;La lentezza espressa attraverso l&rsquo;uso fisiologico di una macchina lenta, il cervello, sviluppa la&nbsp;creativit&agrave;. Si potrebbe sfogliare a lungo l&rsquo;interminabile album di geni del pensiero, dagli scienziati ai letterati, immersi, anche con la loro apparente, precaria fisicit&agrave;, nel vigore propulsivo del pensiero lento.&nbsp; Lo scrittore Luis Sep&ugrave;lveda, autore di una straordinaria favola intitolata&nbsp;</span><em>Storia di una lumaca che scopr&igrave; l&rsquo;importanza della lentezza,&nbsp;</em><span>arriva perfino ad attribuire alla lentezza il valore di un comportamento di rottura, di un gesto rivoluzionario</span><span>. &laquo;</span><em>E&rsquo; una nuova forma di resistenza, in un mondo dove tutto &egrave; troppo veloce. E dove il potere pi&ugrave; grande &egrave; quello di decidere che cosa fare del proprio tempo</em><span>&raquo; dice Sep&ugrave;lveda.</span></p>
<p><span><strong>L&rsquo;ASSOCIAZIONE VIVERE CON LENTEZZA</strong> -</span>&nbsp;Forse proprio per il fatto di essere diventata merce rara, la lentezza negli ultimi anni ha sollecitato diversi libri, dibattiti, incontri. Esiste la giornata mondiale della lentezza, 13 maggio, ed &egrave; molto attiva in Italia l&rsquo;associazione&nbsp;<em>Vivere con lentezza</em>(<a href="https://www.vivereconlentezza.it/" target="_blank">www.vivereconlentezza.it</a>) che promuove questo stile di vita in contrapposizione con i ritmi frenetici della nostra agenda quotidiana. E&rsquo; stata creata da Bruno Contigiani, un personaggio singolare per formazione e storia professionale: ha studiato in uno dei templi della velocit&agrave; in versione accademica (la Bocconi), ha lavorato in aziende dove certo la lentezza non &egrave; prevista (dall&rsquo;Ibm alla Telecom), e poi ha deciso di dedicarsi alla sua nuova missione. Diffondere il piacere, il senso della lentezza. Tra le cose di cui parla l&rsquo;associazione ci sono anche alcuni comandamenti che possono essere utili&nbsp; nel tentativo di affrontare, con piccoli gesti, la battaglia del gigante Davide (la velocit&agrave;)&nbsp; contro Golia. Per esempio: se fate la fila, in un&nbsp;supermercato, davanti a uno sportello di banca, in un locale pubblico, non cedete alla tentazione della rabbiosa insofferenza, e approfittatene piuttosto per fare una nuova conoscenza, o ascoltare una storia.&nbsp;<span><span>Non inzeppate l&rsquo;agenda di impegni, cos&igrave; come non provate a fare sempre pi&ugrave; cose contemporaneamente</span>.&nbsp;<span>E non dite mai: Non ho tempo</span></span>. Anche perch&eacute; non &egrave; vero, e la lentezza &egrave; molto pi&ugrave; di una possibilit&agrave; come ci ricorda il funzionamento del nostro cervello.</p>
<p><strong>Lento dalla nascita.</strong></p>
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	<dc:creator>Giovanni Piccoli</dc:creator>
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