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	<title><![CDATA[IoChatto: Link di Mauro Spagnolo]]></title>
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	<description><![CDATA[]]></description>
	
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	<pubDate>Sun, 22 Dec 2019 10:11:39 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[Accordo Eni-CNR: ecco i quattro centri di ricerca congiunti]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Quattro centri di ricerca congiunti nel Sud Italia ed un programma che coinvolge giovani ricercatrici e ricercatori per un investimento complessivo da 22mln di euro: &egrave; la partnership Eni-CNR votata all&rsquo;innovazione</p>
<p>Ricerca scientifica, trasferimento tecnologico ed innovazione, in sinergia con le risorse del Mezzogiorno: queste le ambizioni del sodalizio tra Eni ed il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). La partnership che lega il colosso energetico italiano con il pi&ugrave; importante ente pubblico di ricerca del Paese, ha permesso la creazione di quattro centri di ricerca congiunti in cui Eni e CNR lavorano fianco a fianco su quattro aree strategiche fondamentali per il futuro del Pianeta: energia, acqua, agricoltura e cambiamenti climatici. Le attivit&agrave; si svolgeranno in strutture operative gi&agrave; esistenti, tutte localizzate nel Sud Italia.</p>
<p>L&rsquo;iter dell&rsquo;accordo tra Eni e CNR<br>La collaborazione comincia nel Maggio 2018, quando Eni e CNR firmano un Memorandum of Understandings (MoU) che stabilisce le prime linee guida dell&rsquo;intesa tra le due parti. Il Joint Research Agreement (JRA) siglato a fine Marzo 2019 alla presenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha poi dettagliato ulteriormente tempi e termini del piano. Le aree di ricerca interessate sono la decarbonizzazione della produzione di energia, lo sviluppo di economia circolare e bioeconomia, la messa a punto di tecniche di agricoltura sostenibile e sistemi idrici innovativi e lo studio dei cambiamenti climatici. All&rsquo;interno di ciascun centro i ricercatori si occuperanno di un singolo macro-tema, lavorando su diversi progetti definiti e concordati da CNR ed Eni. Le sedi dei centri di ricerca congiunti sono state individuate in Lecce, Portici, Gela e Metaponto.</p>
<p>Lecce: Artico e cambiamenti climatici<br>L&rsquo;estensione minima del ghiaccio artico &egrave; calata mediamente del 12.8% a decennio sul periodo 1980-2020 . La destabilizzazione della criosfera artica, da un lato stravolge gli ecosistemi locali e dall&rsquo;altro esercita effetti negativi su tutto il globo tramite feedback climatici piuttosto complessi, che accelerano ulteriormente il riscaldamento del Pianeta (i cosiddetti amplifying feedback). La Climatologia considera il ghiaccio Artico uno dei riferimenti principali per stimare gli impatti del climate change: il suo monitoraggio restituisce riscontri continui sullo stato di salute del Pianeta. Eni e Cnr porteranno all&rsquo;Istituto Nanotec di Lecce lo studio integrato della criosfera e del permafrost artico, attraverso osservazioni satellitari, modelli numerici e misure in campo. Le attivit&agrave; si concentreranno sulla quantificazione degli impatti diretti dello scongelamento della criosfera e sui processi climatici ad esso legati.</p>
<p>Portici: agricoltura a basse emissioni di CO2<br>Il territorio costituisce un altro efficace termometro per misurare il benessere del Globo. Il 23% delle emissioni di gas serra antropiche origina dal settore dell&rsquo;agricoltura e sempre l&rsquo;agricoltura influenza gran parte della sicurezza alimentare del mondo: il 60% della popolazione globale da essa dipende per il suo sostentamento. Lo studio e la messa a punto di tecniche sempre pi&ugrave; efficienti e sostenibili potrebbero rivoluzionare gran parte dei processi agricoli, oggi ancora estremamente energivori. Eni e CNR concentreranno l&rsquo;attivit&agrave; su questi ambiti nel polo di ricerca agrario di Portici. Il lavoro verter&agrave; in particolare sulla decarbonizzazione del settore e sull&rsquo;impiego della biomassa come materia prima nella produzione di energia attraverso la sintesi e l&rsquo;utilizzo dei biocarburanti. Lo studio interesser&agrave; anche le varie strategie di agricoltura sostenibile che vedono in prima linea la diversificazione delle culture e la bioeconomy, allineate con i findings degll&rsquo;ultimo Special Report &ldquo;Climate Change and Land&rdquo; &ndash; dell&rsquo;Intergovermental Panel on Climate Change (IPCC).</p>
<p>Gela: fusione magnetica a confinamento magnetico<br>I consumi di energia primaria sono destinati ad aumentare secondo i pi&ugrave; recenti report del settore; l&rsquo;International Energy Outlook 2019 (IEO19) della Energy Information Administration (EIA) stima un aumento dei consumi globali di energia primaria del 50% entro il 2050, trainato dalla crescita economica dirompente dell&rsquo;area asiatica non-OECD (Cina ed India in particolare). Questa enorme domanda di energia dovr&agrave; essere soddisfatta nel modo pi&ugrave; sostenibile possibile. La fusione magnetica potrebbe in un futuro venturo diventare dirimente per la soluzione del problema dell&rsquo;approvvigionamento energetico. Il centro Eni-CNR &ldquo;Ettore Maiorana&rdquo; a Gela, in sinergia con i centri di competenza nazionale, si occuper&agrave; di ricerca d&rsquo;avanguardia sulle tecnologie necessarie alla fusione magnetica; oggetto degli studi saranno modelli avanzati per il comportamento del plasma ed i magneti superconduttori per il suo confinamento, materiali innovativi per ambiente estremi. Il polo gelese si occuper&agrave; anche di trasporto e stoccaggio di potenza elettrica, coordinandosi con altre sedi CNR che gi&agrave; operano nel campo in Sicilia.</p>
<p>Metaponto: sostenibilit&agrave; nella gestione del ciclo dell&rsquo;acqua<br>E&rsquo; stato inaugurato lo scorso 26 novembre a Metaponto il centro di ricerca congiunto Eni &ndash; CNR dedicato alla promozione di soluzioni e tecnologie innovative per l&rsquo;efficienza e l&rsquo;ottimizzazione della gestione delle acque volte ad una corretta valorizzazione delle risorse idriche. In linea con questo obiettivo, i ricercatori Eni e CNR lavoreranno insieme in quello che &egrave; destinato a diventare un centro di riferimento per il Mediterraneo per quanto riguarda la ricerca nell&rsquo;ambito dell&rsquo;economia circolare, impegnato in particolare nella promozione di soluzioni e tecnologie innovative in grado di aumentare la produttivit&agrave; e l&rsquo;efficienza dell&rsquo;uso dell&rsquo;acqua nel comparto agricolo e di mitigare gli impatti crescenti della siccit&agrave; nel Mediterraneo. Nel dettaglio, le attivit&agrave; si svilupperanno su tre direttrici progettuali: l&rsquo;ottimizzazione dell&rsquo;uso dell&rsquo;acqua in agricoltura, tecnologie avanzate di riutilizzo di acque urbane e industriali e gestione ottimale delle acque sotterranee costiere e dei rischi di salinizzazione, per un investimento economico di oltre 7 milioni di euro in 5 anni (2019 -2024). Il centro di ricerca congiunto disporr&agrave; di laboratori dotati di strumentazioni tecnologiche d&rsquo;eccellenza e di 2 serre sperimentali e nella fase iniziale prevede l&rsquo;impegno di 13 ricercatori e tre assegnatari di borse di dottorato dell&rsquo;Universit&agrave; della Basilicata.</p>
<p>Rinnovabili.it<br>Redazione<br>www.rinnovabili.it</p>
<p>Fonte: Rinnovabili.it</p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/393sq52">https://bit.ly/393sq52</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Mauro Spagnolo</dc:creator>
</item>
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	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/bookmarks/view/79757/ecobonusisolamento-termico-ecco-cappottomio-targato-eni-gas-e-luce</guid>
	<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 17:57:52 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/bookmarks/view/79757/ecobonusisolamento-termico-ecco-cappottomio-targato-eni-gas-e-luce</link>
	<title><![CDATA[Ecobonus isolamento termico: ecco CappottoMio targato Eni gas e luce]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em>Diminuisce la bolletta, aumenta il comfort e la sicurezza: &egrave; il servizio&nbsp;<span>CappottoMio di Eni gas e luce</span>&nbsp;finalizzato alla riqualificazione energetica degli edifici condominiali in grado di&nbsp;ridurre i consumi energetici del 30-50%</em></p>
<p><img src="https://i1.wp.com/www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2019/12/CappottoMio-Eni-l%E2%80%99isolamento-termico-a-cappotto-per-i-condomini.png" alt="CappottoMio Eni, l&rsquo;isolamento termico a cappotto per i condomini" width="547" height="308" style="border: 0px; "></p>
<p>Una soluzione tecnologica efficace ed efficiente per ridurre le dispersioni termiche degli immobili condominiali: in una sola parola,&nbsp;<span>CappottoMio, l&rsquo;isolamento termico a cappotto targato Eni gas e luce</span>. L&rsquo;innovativo servizio &ndash; frutto della collaborazione tra le diverse professionalit&agrave; della societ&agrave; energetica e i suoi partner &ndash; &egrave; stato lanciato nel 2018 con un preciso obiettivo: accelerare la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio nazionale con uno strumento in grado di garantire, oltre al risparmio, anche sicurezza e comfort abitativo.</p>
<p>L&rsquo;isolamento termico a cappotto o pi&ugrave; semplicemente il &ldquo;cappotto termico&rdquo;, &egrave; una tecnica di coibentazione&nbsp;delle pareti (esterne o interne) di un edifico che richiede<span>&nbsp;l&rsquo;applicazione di un materiale isolante sulle superfici, caratterizzato da traspirabilit&agrave;, impermeabilit&agrave;, fonoassorbenza e bassa conducibilit&agrave; termica</span>; si va dalla lana minerale al sughero, dal polistirene espandibile (EPS) agli aerogel d&rsquo;ultima generazione.</p>
<p>Da tradizione l&rsquo;isolamento termico a cappotto &egrave; un intervento di riqualificazione diffuso soprattutto tra villette unifamiliari e piccoli edifici residenziali. Tuttavia, anche grazie agli ultimi interventi normativi, la soluzione si sta facendo strada anche sulle&nbsp;<span>facciate di grandi condomini</span>. A fare da apripista nel settore &egrave; CappottoMio, il servizio tecnico-finanziario di Eni gas e luce, lanciato appositamente per migliorare l&rsquo;efficienza energetica dei condomini.&nbsp;<span>L&rsquo;intervento prevede l&rsquo;installazione di pannelli isolanti e include anche l&rsquo;adeguamento energetico delle centrali termiche condominiali e interventi di consolidamento antisismico.</span></p>
<p><span>I vantaggi</span>? &Egrave; in grado di&nbsp;<span>ridurre i consumi energetici dal 30 fino al 50 per cento</span>&nbsp;(Fonte: ENEA 2018 &ndash; target condomini), riducendo i rumori esterni e aumentando il confort abitativo. Eni gas e luce fornisce i tecnici e gli specialisti, assicurando il supporto in ogni fase del servizio, dall&rsquo;analisi di fattibilit&agrave; fino alla garanzia della detraibilit&agrave; degli interventi. La riqualificazione dei condomini gode, infatti, di un trattamento speciale sotto il profilo IRPEF: i lavori di retrofit energetico danno diritto a richiedere<span>&nbsp;l&rsquo;ecobonus del 75 per cento e il sismabonus dell&rsquo;85 per cento</span>&nbsp;per la messa in sicurezza dal rischio sismico.</p>
<p>Grazie gli ultimi interventi normativi in campo degli sgravi fiscali per l&rsquo;edilizia,<span>&nbsp;il condominio che intende installare CappottoMio potr&agrave; scegliere se ottenere lo sgravio spalmato su dieci anni o cedere tutte le detrazioni fiscali ottenibili direttamente alla societ&agrave;</span>&nbsp;che effettuer&agrave; il lavoro (in questo caso partner specializzati di Eni gas e luce). La cessione del credito rende cos&igrave; possibile agli utenti di&nbsp;versare all&rsquo;impresa solo l&rsquo;importo rimanente&nbsp;a saldo della spesa totale. Il servizio CappottoMio permette anche al condominio di ottenere il finanziamento a tasso fisso di tale importo residuo fino a una durata massima di dieci anni al fine di consentire, con i risparmi ottenuti, la copertura dei costi.</p>
<p><span>Rinnovabili.it</span><br>Redazione<br><a href="http://www.rinnovabili.it/">http://www.rinnovabili.it</a></p>
<p><span>Fonte</span>:&nbsp;<a href="http://www.rinnovabili.it/greenbuilding/cappottomio-isolamento-termico-cappotto-condomini/" target="_blank">Rinnovabili.it</a></p><p>URL del Link: <a href="http://bit.ly/2YTrf3d">http://bit.ly/2YTrf3d</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Mauro Spagnolo</dc:creator>
</item>
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	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/bookmarks/view/79747/eni-progetto-iswec-energia-dal-mare-nelle-acque-di-ravenna</guid>
	<pubDate>Fri, 13 Dec 2019 15:28:43 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/bookmarks/view/79747/eni-progetto-iswec-energia-dal-mare-nelle-acque-di-ravenna</link>
	<title><![CDATA[Eni Progetto ISWEC: Energia dal mare nelle acque di Ravenna]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em>Il progetto pilota Inertial Sea Wave Energy Converter realizzato da Eni con il Politecnico di Torino (PoliTO) e Wave for Energy (spin-off del PoliTO) avvicina al mercato la tecnologia per produrre energia dal mare</em></p>
<div id="attachment_185418"><img src="https://i2.wp.com/www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2019/12/Rinnovabili.it-Energia-dal-mare-il-progetto-ISWEC-firmato-Eni.png" alt="L&rsquo;Inertial Sea Wave Energy Converter &ndash; Credit: Eni" width="547" height="301" style="border: 0px; ">
<p>&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;Inertial Sea Wave Energy Converter &ndash; Credit: Eni</p>
</div>
<p>La sostenibilit&agrave; per la produzione di energia &egrave; diventata nell&rsquo;ultimo periodo una delle principali driving force che caratterizzano le politiche energetiche delle nazioni, spinta anche dalla crescente sensibilit&agrave; verso il tema del Climate Change.&nbsp;<span>Per ridurre le emissioni di gas serra, come noto, sarebbe necessaria una transizione energetica senza precedenti</span>&nbsp;che sposti in pochi decenni il baricentro del sistema energetico dalle fonti fossili a quelle rinnovabili. Sole e vento sono al momento le risorse pi&ugrave; utilizzate per centrare l&rsquo;obiettivo; il mare possiede grandi potenzialit&agrave;, ma &egrave; necessario ancora sviluppare una tecnologia in grado di sfruttarlo in maniera efficiente ed economicamente praticabile.</p>
<p><span>Energia dal mare: il progetto pilota di Eni al largo di Ravenna</span><br>In quest&rsquo;ottica,&nbsp;<span>Eni &egrave; da alcuni anni in prima fila nella ricerca e nella messa a punto di tecniche per lo sfruttamento dell&rsquo;energia maremotrice</span>. Dal Marzo di quest&rsquo;anno, a Ravenna &egrave; in funzione un primo progetto pilota, l&rsquo;<span>Inertial Sea Wave Energy Converter</span>&nbsp;(<a href="https://www.eni.com/it_IT/innovazione/piattaforme-tecnologiche/energie-rinnovabili/iswec-energia-che-viene-dal-mare.page" target="_blank">ISWEC</a>) con capacit&agrave; nominale di 50 kW. L&rsquo;impianto si trova nel Mare Adriatico al largo di Ravenna ed &egrave; stato realizzato&nbsp;<span>grazie al sodalizio tra Eni</span>&nbsp;e il Politecnico di Torino (PoliTO) e&nbsp;<span>Wave for Energy</span>,&nbsp;<span>uno spin-off del Politecnico di Torino</span>. L&rsquo;iniziativa rientra in un pi&ugrave; ampio piano di collaborazioni tra il gigante energetico e le principali universit&agrave; del Paese, tutte mirate a condividere competenza tecnologica, industriale e commerciale e favorire una concreta integrazione tra mondo accademico ed impresa.</p>
<p>Il mare &egrave; potenzialmente la pi&ugrave; grande fonte di energia rinnovabile al mondo: le pi&ugrave; recenti stime quantificano in 2.7-3 TW la capacit&agrave; globale disponibile. Questa enorme quantit&agrave; di potenza &egrave; tuttavia al momento sostanzialmente inutilizzata. L&rsquo;innovativo sistema targato Eni si presenta come una struttura flottante ancorata al fondale ed &egrave; in grado &ndash; attraverso l&rsquo;effetto inerziale reattivo di un giroscopio &ndash; di convertire il beccheggio oscillatorio dello scafo indotto dal moto delle onde. Questa sorta di &ldquo;culla dell&rsquo;energia&rdquo; riesce ad adattarsi alle condizioni marine mantenendo una elevata efficienza nel non semplice processo di conversione energetica.<br>L&rsquo;impianto inoltre, &egrave; integrato in un sistema ibrido smart grid che include fotovoltaico e batterie di stoccaggio energetico per una generazione contemporanea da solare e moto ondoso unica al mondo.</p>
<p>Eni insieme a CDP, Fincantieri e Terna per implementare il progetto su scala industriale. Nell&rsquo;Aprile 2019 &egrave; stato poi firmato&nbsp;<span>un accordo non vincolante tra i vertici di Eni, Cassa Depositi e Prestiti, Fincantieri e Terna per lo sviluppo ulteriore e la futura trasformazione di ISWEC in un progetto realizzabile su scala industriale</span>. L&rsquo;intesa mira ad unire le competenze di ciascuna delle societ&agrave; nei rispettivi ambiti: l&rsquo;esperienza in campo energetico di Eni, le competenze economico-finanziarie di CDP e il know-how di Fincantieri e Terna in progettazione esecutiva, costruzione e ricerca di soluzioni energetiche sostenibili.</p>
<p>I termini dell&rsquo;accordo prevedono una prima fase di studio ed ingegnerizzazione della costruzione partendo dal dispositivo ISWEC; da qui&nbsp;<span>si dovrebbe arrivare alla progettazione e realizzazione (entro il 2020) di un primo sito operativo collegato alle piattaforme estrattive offshore Eni</span>. &Egrave; prevista parallelamente la valutazione dell&rsquo;estensione del progetto ad alcuni siti di particolare interesse strategico nel Paese. Un esempio sono le aree marine in prossimit&agrave; delle isole minori, energeticamente off-grid per definizione. Con l&rsquo;aiuto di impianti come ISWEC, queste zone &ndash;&nbsp;<span>la cui alimentazione energetica principale spesso &egrave; ancora rappresentata da gruppi elettrogeni diesel</span>&nbsp;&ndash; vedrebbero finalmente erogare energia elettrica completamente rinnovabile per soddisfare il loro fabbisogno.</p>
<p>La buona riuscita del piano con una implementazione industry-wide del progetto pilota ISWEC, potrebbe contribuire alla decarbonizzazione delle attivit&agrave; Oil&amp;Gas offshore di Eni, trasformando piattaforme a fine vita in hub per la produzione sostenibile di energia.</p>
<p><span>Rinnovabili.it</span><br>Redazione<br><a href="http://www.rinnovabili.it/">http://www.rinnovabili.it</a></p>
<p><span>Fonte</span>:&nbsp;<a href="http://www.rinnovabili.it/energia/moto-marino/energia-dal-mare-eni-capofila-italia/" target="_blank">Rinnovabili.it</a></p><p>URL del Link: <a href="http://bit.ly/34aaW30">http://bit.ly/34aaW30</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Mauro Spagnolo</dc:creator>
</item>
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	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/bookmarks/view/79745/pannelli-solari-organici-linnovazione-nella-ricerca-eni</guid>
	<pubDate>Mon, 09 Dec 2019 17:53:35 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/bookmarks/view/79745/pannelli-solari-organici-linnovazione-nella-ricerca-eni</link>
	<title><![CDATA[Pannelli solari organici, l’innovazione nella ricerca Eni]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Dal Centro Ricerca Eni per le Energie Rinnovabili e l&rsquo;Ambiente di Novara al MIT di Cambridge passando per il finlandese VTT: viaggio lungo strada dell&rsquo;innovazione per il fotovoltaico organico</p>
<p><img src="https://i2.wp.com/www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2019/12/Fotovoltaico-organico-tra-celle-stampabili-e-impianti-gonfiabili.jpg" alt="Fotovoltaico organico tra celle stampabili e impianti gonfiabili" width="620" height="413" style="border: 0px; "></p>
<p>Leggero, flessibile, economico, personalizzabile e a basso impatto: sulla carta il&nbsp;<span>fotovoltaico organico</span>&nbsp;(Organic PhotoVoltaics &ndash; OPV) ha caratteristiche invidiabili. E nonostante l&rsquo;efficienza di conversione non sia ancora a livello delle tradizionali celle al silicio e delle altre tipologie di fotovoltaico a film sottile, da pochissimo tempo &egrave; riuscito a farsi strada nel mercato solare. Al netto dei problemi di resa e stabilit&agrave;, infatti,&nbsp;<span>la tecnologia organica offre benefici unici</span>&nbsp;che continuano a nutrirne l&rsquo;appeal anche sul fronte dei costi. Il settore ha messo a punto soluzioni che rendono estremamente semplice ed economica non solo la produzione ma anche il trasporto in zone impervie e l&rsquo;installazione: l&igrave; dove il silicio mostra rigide e pesanti celle nere o blu,<span>&nbsp;il fotovoltaico organico pu&ograve; contare su paste, pellicole, soluzioni liquide o veri e propri inchiostri solari</span>, arrivando in alcuni casi a&nbsp;<span>risparmiare fino al 90 per cento in peso di materiale</span>&nbsp;rispetto la controparte inorganica.</p>
<p>L&rsquo;adattabilit&agrave; e l&rsquo;alto grado di sperimentabilit&agrave; rendono oggi questa tecnologia un popolare campo di ricerca. Campo a cui partecipa a pieno titolo anche l&rsquo;Italia. Il&nbsp;<a href="https://www.eni.com/it_IT/innovazione/piattaforme-tecnologiche/energie-rinnovabili/nuove-tecnologie-solare.page" target="_blank"><span>Centro Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili e l&rsquo;Ambiente di Novara</span></a>&nbsp;lavora dal 2007 sul solare avanzato in collaborazione con diverse accademie italiane ed estere, incluso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) statunitense. In questi anni il progetto condotto nell&rsquo;Istituto piemontese &ndash; uno dei pi&ugrave; prestigiosi centri di ricerca industriale in Europa &ndash;ha portato alla realizzazione di innovativi moduli fotovoltaici organici, grazie anche della collaborazione con il VTT Technical Research Centre of Finland, il CNR e numerose universit&agrave; italiane. L&rsquo;obiettivo?&nbsp;<span>Realizzare pannelli economici e versatili</span>&nbsp;che facilitino da un lato l&rsquo;integrazione del OPV in edilizia e dall&rsquo;altro l&rsquo;elettrificazione di aree remote e difficili da raggiungere.</p>
<p>Nel Centro ricerche Eni di Novara &egrave; appena entrato in produzione un impianto pilota per la stampa di rulli di OPV. Nel caso dell&rsquo;Organic PhotoVoltaics, infatti, tutti gli strati della cella possono essere prodotti in soluzione ad atmosfera e temperatura ambiente, utilizzando tecniche di stampa roll to roll molto simili a quelle che si usano per le riviste a colori. In altre parole, questa tecnologia non richiede complicate fasi di deposizioni di vapore n&eacute; particolari condizioni ambientali. Ci&ograve; offre dei diretti vantaggi economici ed ambientali e&nbsp;<span>il risultato &egrave; un dispositivo flessibile, leggero, robusto e ultrasottile in grado di assumere qualsiasi forma</span>&nbsp;e su cui &egrave; possibile progettare disegni illimitati: pu&ograve; essere stampato su sottili rotoli di plastica, che possono piegarsi o curvarsi attorno alle strutture, essere incorporato nei tessuti per indumenti o accessori o applicato sui materiali edilizi per trasformare finestre e facciate di un edificio in centrali solari integrate. Un&rsquo;altra opzione, su cui sta lavorando il Centro Ricerche per le Energie Rinnovabili e l&rsquo;Ambiente, interessa&nbsp;<span>l&rsquo;applicazione delle celle polimeriche nella sensoristica di un sistema elettrico, nell&rsquo;ambito dell&rsquo;Internet Of Things</span>. La soluzione fa leva su una delle grandi capacit&agrave; del fotovoltaico organico, ossia quella di riuscire a lavorare anche con la luce diffusa negli ambienti interni, rivelandosi pertanto una funzionale fonte d&rsquo;alimentazione indoor.</p>
<p>Gli ultimi trend di settore hanno sfruttato la leggerezza e flessibilit&agrave; del fotovoltaico organico per realizzare impianti d&rsquo;emergenza mobili, facilmente trasportabili in quelle aree remote del pianeta senza accesso all&rsquo;elettricit&agrave; o in situazioni di emergenza al verificarsi di grandi calamit&agrave;. In questo filone di ricerca si inserisce anche il lavoro svolto da&nbsp;<span>Alessandra Cominetti</span>&nbsp;presso il Centro piemontese. Cominetti, assieme al suo team,&nbsp;<span>ha perfezionato la tecnologia dei pannelli solari organici (Organic PhotoVoltaics, OPV) applicandola a un sistema gonfiabile.</span></p>
<p>Il risultato &egrave; una struttura di forma prismatica, dal peso estremamente ridotto e dal facile utilizzo: basta trasportare il kit &ndash; inserito in uno zaino &ndash; dove necessario, aprirlo per attivare i moduli solari OPV, gonfiarlo con l&rsquo;aria usando la pompa elettrica alimentata dai moduli stessi e orientarlo nella posizione migliore per la ricezione dei raggi solari e la produzione immediata di elettricit&agrave;.&nbsp;<span>L&rsquo;impiego non richiede alcuna preparazione tecnica da parte degli utenti</span>. Inoltre, la struttura gonfiabile &egrave; stata concepita per permettere all&rsquo;impianto di essere ancorato a terra semplicemente inserendo un peso (sassi, sabbia, acqua) nella tasca di cui &egrave; dotato oppure, tramite ormeggio, pu&ograve; essere posto sull&rsquo;acqua a galleggiare. La ricerca sul fotovoltaico organico gonfiabile ha fatto meritare alla scienziata il prestigioso premio dedicato ai giovani innovatori con meno di 35 anni promosso da MIT-Technology Review Italia e dalla Bologna Business School dell&rsquo;Universit&agrave; di Bologna.</p>
<p><span>Rinnovabili.it</span><br>Redazione<br><a href="http://www.rinnovabili.it/">http://www.rinnovabili.it</a></p>
<p><span>Fonte</span>:&nbsp;<a href="http://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/fotovoltaico-organico-ricerca-eni/" target="_blank">Rinnovabili.it</a></p><p>URL del Link: <a href="http://bit.ly/2YptcEq">http://bit.ly/2YptcEq</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Mauro Spagnolo</dc:creator>
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<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/bookmarks/view/79665/risparmio-energetico-trentino-da-oltre-15-anni-fingreen-energie-rinnovabili</guid>
	<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 17:56:02 +0200</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/bookmarks/view/79665/risparmio-energetico-trentino-da-oltre-15-anni-fingreen-energie-rinnovabili</link>
	<title><![CDATA[Risparmio Energetico Trentino da oltre 15 anni Fingreen Energie Rinnovabili]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em><span>Fingreen</span>&nbsp;&egrave; un&rsquo;azienda del Trentino Alto Adige specializzata in impiantistica per le energie rinnovabili, con una particolare qualificazione nel risparmio energetico e nell&rsquo;efficientamento.</em></p>
<p><em><img src="https://20taskforceitaly.files.wordpress.com/2019/04/fingreen-specialista-del-risparmio-energetico.jpg?w=1000" alt="" style="border: 0px; "><br></em></p>
<p>Il marchio&nbsp;<span>Fingreen</span>&nbsp;&egrave; una garanzia di qualit&agrave; e competenza: l&rsquo;azienda si avvale di oltre 15 anni di lavoro nella strutturazione di impianti e sistemi energetici eco-sostenibili ed ha acquisito il know how necessario ad operare in qualsiasi contesto e necessit&agrave;, fornendo anche una consulenza finanziaria completa.</p>
<p><span>Fingreen</span>&nbsp;opera prevalentemente in Trentino Alto Adige, ma collabora con molti partner in progetti nazionali. L&rsquo;azienda offre sempre supporto ed assistenza completa, attenta alle esigenze del cliente, alla sicurezza e alla qualit&agrave; dei dettagli.</p>
<p><span>Risparmio Energetico</span></p>
<p>Negli ultimi anni l&rsquo;azienda ha deciso di specializzarsi nel risparmio energetico. Fingreen fornisce alle strutture gi&agrave; esistenti, tutto il necessario per abbattere i consumi e tagliare concretamente i costi energetici. Fingreen si sta dedicando in particolar modo e con grande successo, all&rsquo;isolamento degli edifici con il cappotto termico in nanotecnologia, e alla protezione e isolazione dei vetri con il vetrocappotto Killglass.</p>
<p><img src="https://20taskforceitaly.files.wordpress.com/2019/04/fingreen-risparmio-energetico-trentino.jpg?w=1000" alt="" style="border: 0px; "></p>
<p>Il&nbsp;<span>Cappotto termico</span>&nbsp;&egrave; un rivestimento termo-protettivo, pochi millimetri che vengono applicati come una vernice (ma non sono pitture termiche).&nbsp;<span>Nano tecnologie</span>: questa speciale prodotto, &egrave; in realt&agrave; un mix di microsfere di ceramica che contengono sottovuoto. Questa tecnologia innovativa si attesta come il primo vero rivestimento termico che &egrave; possibile applicare con un rullo speciale, spatola o a spruzzo e contribuisce attivamente ad isolare gli ambienti e diminuire gli scambi termici con l&rsquo;esterno.</p>
<p>Il&nbsp;<span>Vetrocappotto</span>&nbsp;&egrave; un rivestimento avanzato e ultra performante, per vetro e superfici composite. La sua funzione &egrave; quella di ridurre i danni della luce del sole e limitare il surriscaldamento degli ambienti: blocca gli ultravioletti (99.9%) e gli infrarossi (90%), mentre riduce il calore sulla superficie fino al 50%. Il vetro cappotto Killglass contribuisce quindi attivamente a ridurre il riscaldamento degli ambienti in cui viene installato, lasciandoli pi&ugrave; freschi durante il periodo estivo e preservando dallo sbiadimento e dal deterioramento le componenti esposte alla luce.</p>
<p>Scopri di pi&ugrave; su&nbsp;<a href="https://www.fingreen.net/" target="_blank">Fingreen</a></p>
<p><img src="https://20taskforceitaly.files.wordpress.com/2019/04/rinnovabili.it-logo.jpg?w=1000" alt="" style="border: 0px; "></p>
<p>Rinnovabili.it<br>Redazione<br><a href="http://www.rinnovabili.it/">http://www.rinnovabili.it</a></p>
<p><span>Fonte</span>:&nbsp;<a href="http://www.rinnovabili.it/dettaglio-comunicato-stampa/fingreen-specialista-del-risparmio-energetico/" target="_blank">Rinnovabili.it</a></p><p>URL del Link: <a href="http://bit.ly/2PmDKzA">http://bit.ly/2PmDKzA</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Mauro Spagnolo</dc:creator>
</item>
<item>
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	<pubDate>Thu, 28 Dec 2017 15:41:37 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[Intervista Giancarlo Morandi: COBAT, baricentro dell’economia circolare]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em>Come funzione il sistema italiano per la gestione del fine vita di pile, accumulatori, RAEE e moduli fotovoltaici? Lo scopriamo con un viaggio a 360&deg; nel mondo COBAT, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, guidati dal suo Presidente, Giancarlo Morandi. L&rsquo;intervista di Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili.it</em></p>
<p><img src="https://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2017/12/Intervista-Giancarlo-Morandi-Rinnovabili.it_.jpg" alt="Intervista Giancarlo Morandi (Rinnovabili.it)" width="600" height="342" style="border: 0px;"></p>
<p><strong>Presidente, il Consorzio che lei rappresenta ha un&rsquo;attivit&agrave; particolarmente differenziata. Esattamente in quali settori operate?</strong><br>Ormai il Cobat ha scelto di essere, nell&rsquo;ambito dell&rsquo;economia circolare, un attore a tutto campo. Noi riteniamo importante applicare integralmente il paradigma di questo nuovo approccio al sistema produttivo e quindi vorremmo potenzialmente trattare tutti i materiali che arrivano a fine vita utile recuperando le materie prime di cui sono costituiti o, addirittura, avviandoli a nuova vita per un riuso. In altre parole: attualmente il Cobat non si pone limiti merceologici. E questo anche perch&eacute; la tipologia di prodotti che, obbligatoriamente, debbono essere riciclati &egrave; in continua implementazione. Ad esempio, il primo gennaio 2018 aumenter&agrave; ulteriormente l&rsquo;elenco di categorie merceologiche che obbligatoriamente necessitano di essere raccolte e riciclate, e non sar&agrave; l&rsquo;ultimo passaggio: la Comunit&agrave; Europea integra periodicamente l&rsquo;elenco, e l&rsquo;Italia si adegua.</p>
<p><strong>Di quali prodotti maggiormente vi occupate?</strong><br>Il Consorzio, tradizionalmente, raccoglie e avvia al riciclo ogni tipo di accumulatore elettrico, dalle batterie al nichel-cadmio a quelle al litio, oltre a tutti i tipi di accumulatori da noi denominati &ldquo;pile&rdquo;, cio&egrave; quelle dell&rsquo;uso domestico e delle piccole apparecchiature. Oltre a questa famiglia di accumulatori, ci occupiamo di tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche domestiche, dall&rsquo;asciugacapelli al frullatore, dal televisore al frigorifero e al computer. All&rsquo;interno di questi prodotti vi sono materie prime importanti e costose, come l&rsquo;oro, l&rsquo;argento e il rame che, se vengono recuperate, possono essere di nuovo avviate sul mercato.</p>
<p><strong>Nel 2018 si concluder&agrave; il progetto che avete commissionato al CNR, con il coordinamento del Politecnico di Milano, per la realizzazione di un impianto pilota con il quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento, ed il recupero, di accumulatori al litio. Di cosa si tratta?</strong><br>Mentre per le batterie al piombo, nonostante siano state progettate 150 anni fa, &egrave; stato sempre possibile recuperare il piombo, la plastica e l&rsquo;acido solforico, nelle batterie al litio, ancor oggi e a livello mondiale, non esiste una tecnologia matura e testata su scala industriale che consenta il recupero del prezioso elemento presente nell&rsquo;accumulatore. Fino ad oggi le piccole batterie al litio che si recuperano dalle nostre apparecchiature elettroniche vengono portate in due grandi impianti in Francia e in Belgio dove vengono bruciate nei forni.</p>
<p>Noi stiamo studiando, insieme al CNR, un sistema per riuscire a recuperare il litio all&rsquo;interno della batteria oltre, naturalmente, a tutti gli altri componenti. Siamo al secondo anno di attivit&agrave; e prevediamo, entro il 2018, di realizzare un impianto pilota per testare la nuova tecnologia per il recupero del litio e di altri materiali tra i quali anche il costosissimo cobalto. In particolare il recupero del litio assume una grande importanza in quanto si prevede un&rsquo;esplosione di questa tipologia di batterie con lo sviluppo del mercato dei veicoli elettrici. L&rsquo;attuale produzione di litio nel mondo difficilmente riuscir&agrave; a far fronte, a lungo, al suo fabbisogno per cui &egrave; indispensabile trovare il modo di recuperarlo.</p>
<p><strong>A proposito delle auto elettriche. Energy storage &egrave; un altro vostro progetto che mira a sviluppare la fattibilit&agrave; del riutilizzo degli accumulatori delle auto elettriche per sistemi di accumulo stazionario. E&rsquo; davvero possibile immaginare che una batteria da un&rsquo;autovettura vada a finire in una centrale di accumulo?</strong><br>Si tratta di una intuizione che abbiamo condiviso con Enel e Class Onlus per garantire agli automobilisti, che desidereranno acquistare un&rsquo;auto elettrica, il riutilizzo della loro batteria. Debbo premettere che parliamo di batterie non giunte a fine vita, bens&igrave; quelle che hanno perso la potenza necessaria allo spunto richiesto per una autovettura, e che al contempo sono ancora in grado di funzionare per accumulare energia elettrica. Il progetto prevede un sistema di raccolta di queste batterie, di ricondizionamento e di inserimento in impianti ENEL di stoccaggio.</p>
<p><strong>Intervista integrale su</strong>:&nbsp;<a rel="nofollow" href="https://www.rinnovabili.it/riciclo/cobat-consorzio-raccolta-riciclo/" target="_blank">Rinnovabili.it</a></p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/2ladZF0">https://bit.ly/2ladZF0</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Mauro Spagnolo</dc:creator>
</item>
<item>
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	<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 15:06:06 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/bookmarks/view/58415/economia-circolare-paolo-tomasi-conou-sempre-pi-ambizioso-obiettivo-100</link>
	<title><![CDATA[Economia circolare: Paolo Tomasi, CONOU sempre più ambizioso, obiettivo 100%]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em>Mauro Spagnolo &ndash; direttore di Rinnovabili.it &ndash; intervista Paolo Tomasi presidente del CONOU, il Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, unica realt&agrave; nazionale a difendere l&rsquo;ambiente dal potenziale inquinamento generato dall&rsquo;olio lubrificante usato.<br></em></p>
<p><img src="https://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2017/12/Risultati-e1513773148498.jpg" alt="CONOU" width="620" height="413" style="border: 0px;"></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Attualmente in Italia si raccoglie e si avvia al riciclo ben il 98% dell&rsquo;olio lubrificante usato, con 8 anni di anticipo rispetto ai limiti previsti dalla legge comunitaria. Il CONOU si colloca quindi come capofila e riferimento per tutta l&rsquo;Unione Europea. Se ho ben capito voi esporterete il vostro modello in altri paesi UE?</strong></p>
<p>In effetti l&rsquo;Italia da tempo &egrave; considerata un modello per questo tipo di attivit&agrave;. Per prima cosa perch&eacute; noi abbiamo una tradizione nel settore della raccolta dell&rsquo;olio lubrificante usato, e della sua rigenerazione. La normativa di riferimento affonda le sue radici nei lontani anni &rsquo;40 quando, per problematiche di altra natura, cio&egrave; l&rsquo;autarchia tipica di quel del periodo, si cercava di utilizzare al meglio tutte le materie prime, e tra queste anche i lubrificanti. S&rsquo;iniziarono a creare, allora, delle aziende attrezzate per fare un trattamento, chiaramente ancora blando, per la rigenerazione di un elemento fino ad allora considerato unicamente un rifiuto. Poi si &egrave; immaginato che il sistema potesse essere industrializzato e quindi sia coloro che raccoglievano che quelli che rigeneravano, diventarono sempre pi&ugrave; efficienti fino a motivare i grandi investimenti che consentirono di realizzare vere e proprie raffinerie.</p>
<p><strong>Quali sono queste Aziende?</strong></p>
<p>Attualmente in Italia ne abbiamo due importanti, la Viscolube e la Ramoil, legate a due tecnologie diverse, ma entrambe molto efficienti e stimolo per tante altre attivit&agrave; che oggi fanno parte della filiera del nostro modello consortile. Si tratta davvero di due eccellenze oggi stimate in tutto il mondo.</p>
<p><strong>Facciamo un po&rsquo; di conti. Da quando &egrave; nato il Consorzio quanto si &egrave; risparmiato in termini di mancata importazione di petrolio?</strong></p>
<p>Direi che i numeri sono davvero confortanti. Intanto vorrei spiegare come abbiamo fatto il calcolo. Partendo dal presupposto che dal trattamento, oltre all&rsquo;olio base, si generano anche gasolio e bitumi, abbiamo inserito nella stima la produzione di tutti e tre i prodotti. Si arriva cos&igrave; a determinare un risparmio di tre miliardi di euro nei 35 anni di attivit&agrave;. Oltre a quello economico ci sono poi altri elementi di risparmio: la riduzione di emissione di CO2, la riduzione di occupazione del suolo con altri insediamenti produttivi, la riduzione di greggio importato e, fattore di grande importanza, il risparmio di acqua.</p>
<p><strong>Qual &egrave; l&rsquo;attuale limite di raccolta dell&rsquo;olio usato imposto dalla normativa europea?</strong></p>
<p>In realt&agrave; la normativa europea stabilisce degli obiettivi che per noi sarebbero francamente trascurabili in quanto siamo molto pi&ugrave; avanti: basti pensare che noi trattiamo circa il 98% dell&rsquo;olio lubrificante usato raccoglibile.</p>
<p><strong>Ammesso che ci siano ancora margini di miglioramento per il lavoro del CONOU, cosa chiederebbe di fare, in pi&ugrave; o meglio, agli attori del vostro sistema?</strong></p>
<p>Ai cittadini chiederei di aumentare ancor di pi&ugrave; la consapevolezza che stiamo trattano un rifiuto altamente pericoloso e che quindi bisogna evitare il &ldquo;fai da te&rdquo;, cio&egrave; il cambio dell&rsquo;olio, ma affidarlo a chi lo fa di professione. Al Governo chiederei di migliorare una legge imperfetta, frutto di tante manipolazioni che mostrano una comprensione parziale dei reali problemi del settore. Ai produttori di rifiuti chiederei di non miscelare tra di loro le diverse tipologie di oli raccolti, oli che se fossero mantenuti separati, consentirebbero un coefficiente di recuperabilit&agrave; molto pi&ugrave; elevato.</p>
<p>E&rsquo; questo lo spazio che dobbiamo ancora recuperare per avere un ulteriore aumento di quella piccola percentuale di rigenerazione che ancora ci manca.</p>
<p><strong>Intervista integrale</strong>:&nbsp;<a rel="nofollow" href="https://www.rinnovabili.it/re-auto/conou-ambizioso-obiettivo-100/" target="_blank">Rinnovabili.it</a></p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/2Btnf1d">https://bit.ly/2Btnf1d</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Mauro Spagnolo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/bookmarks/view/58365/raccolta-riciclo-accumulatori-cobat-30-anni-di-eccellenza</guid>
	<pubDate>Thu, 21 Dec 2017 16:26:43 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/bookmarks/view/58365/raccolta-riciclo-accumulatori-cobat-30-anni-di-eccellenza</link>
	<title><![CDATA[Raccolta riciclo accumulatori: Cobat, 30 anni di eccellenza]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em>Nel 2017 Cobat, il Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, ha compiuto 30 anni: un anniversario festeggiato all&rsquo;insegna dei buoni risultati passati e della corsa al futuro</em></p>
<p><img src="https://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2017/12/Cobat-30-anni-di-eccellenza-nel-riciclo-dei-prodotti-tecnologici.jpg" alt="Cobat, 30 anni di eccellenza nel riciclo dei prodotti tecnologici" width="600" height="353" style="border: 0px;"></p>
<p>Trent&rsquo;anni di attivit&agrave; capillare nella raccolta e riciclo dei prodotti tecnologici. Trent&rsquo;anni di risultati concreti e ricerche continue che hanno portato l&rsquo;Italia in prima fila in uno dei pi&ugrave; ostici settori dell&rsquo;economia circolare. Sono quelli compiuti in questo 2017 da&nbsp;<strong>Cobat</strong>, il&nbsp;<em>Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo</em>&nbsp;&egrave; pi&ugrave; di una semplice ricorrenza e i numeri del Rapporto annuale presentato stamane a Roma lo dimostrano. Unico consorzio multifiliera operante in Italia nella seconda vita dei rifiuti pericolosi e non,&nbsp;<strong>Cobat</strong>&nbsp;ha lasciato che i dati 2016 parlassero per s&eacute;. Un anno, quello passato, in cui sono stati raccolti, e quindi trattati e trasformati in nuove risorse, ben 140 milioni di rifiuti hi-tech, tra pile, accumulatori, pannelli fotovoltaici e&nbsp;<em>RAEE</em>&nbsp;in genere. Nel dettaglio, il sistema&nbsp;<strong>Cobat</strong>, recupera e tratta oggi il 51% dell&rsquo;immesso al consumo di accumulatori industriali e per veicoli e il 27% in quello delle pile e degli accumulatori portatili. Concentrando la lente solo sulle batterie al piombo, questo significa quasi 120 milioni di kg evitati alla discarica. La gestione dei&nbsp;<em>RAEE</em>, in cui rientrano anche i moduli fotovoltaici a fine vita, ha superato nel 2016 i 17 milioni di kg raccolti.</p>
<p>Il tutto attraverso una rete capillare di aziende che percorrono l&rsquo;intero territorio italiano e che contano oggi di 70 Punti&nbsp;<strong>Cobat</strong>&nbsp;(le sezioni operative del Consorzio) e ben 26 impianti di trattamento e riciclo specializzati nel recupero di materia, gestisce l&rsquo;intera filiera del rifiuto.&nbsp;<em>&ldquo;Il valore e la solidit&agrave; del nostro modello di economia circolare&rdquo;</em>&nbsp;spiega Giancarlo Morandi<em>, presidente di&nbsp;<strong>Cobat</strong>&nbsp;&ldquo;sono stati riconosciuti anche dal Parlamento Europeo, dove siamo gi&agrave; stati invitati a raccontare la nostra storia&rdquo;.</em><br>Ma la forza del sistema sta anche la capacit&agrave; di guardare al futuro e anticiparne i bisogni di un mercato, quello dell&rsquo;economia circolare, giovane e in continua evoluzione. &ldquo;<em>Nel futuro punteremo a una stabilizzazione di segmenti gi&agrave; maturi, come quello delle pile e degli accumulatori, e a un potenziamento delle filiere avviate recentemente, quella dei RAEE e degli PFU, le cui prospettive di crescita sono ampie</em>&rdquo;, commenta Michele Zilla, Direttore Generale di&nbsp;<strong>Cobat</strong>.</p>
<p><img src="https://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2017/12/COBAT-riciclo-RAEE.jpg" alt="COBAT riciclo RAEE" width="480" height="303" style="border: 0px;"></p>
<p>Una delle prime mosse attuate dal Consorzio &egrave; stata quella di lavorato assieme all&rsquo;ICCOM, l&rsquo;Istituto di chimica dei composti organometallici del Cnr, sul recupero delle batterie al litio. L&rsquo;obiettivo era trovare una tecnologia affidabile e ambientalmente sostenibile per trattare questo tipo di rifiuti. Le batterie al litio sono infatti ormai dovunque, dalle auto elettriche agli smartphone ma le loro caratteristiche tecniche le rendono oggi difficilmente riciclabili in sicurezza, economia e rispetto dell&rsquo;ecosistema. Lo studio si &egrave; appena concluso fornendo risultati particolarmente incoraggianti, tanto da condurre&nbsp;<strong>Cobat</strong>&nbsp;alla decisione di affidare un altro studio al CNR-ITIA di Milano, sotto il coordinamento del Politecnico di Milano, per la progettazione di un impianto di macinazione da cui ottenere la componente attiva degli accumulatori (&ldquo;black mass&rdquo;) oggetto del trattamento idro-metallurgico definito da CNR-ICCOM. Dal 2018 pertanto, il&nbsp;<strong>Cobat</strong>&nbsp;sar&agrave; in possesso di un progetto completo per la realizzazione di un impianto pilota nel quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento e il recupero di queste batterie.</p>
<p><strong>Fonte</strong>:&nbsp;<a rel="nofollow" href="https://www.cobat.it/" target="_blank">Cobat</a></p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/2oVl3cR">https://bit.ly/2oVl3cR</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Mauro Spagnolo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/bookmarks/view/44636/mauro-spagnolo-nasce-parchi-a-impatto-zero</guid>
	<pubDate>Thu, 01 Dec 2016 17:27:03 +0100</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/bookmarks/view/44636/mauro-spagnolo-nasce-parchi-a-impatto-zero</link>
	<title><![CDATA[Mauro Spagnolo: Nasce Parchi a Impatto Zero]]></title>
	<description><![CDATA[<p><em>Utilizzo delle rinnovabili, efficienza energetica, tutela della biodiversit&agrave;, mobilit&agrave; sostenibile:</em><br><em>l&rsquo;accordo tra Federparchi, FITS! e Rinnovabili.it crea un percorso facilitato per i progetti di sostenibilit&agrave; ambientale e sociale. Primo obiettivo i Parchi e le Riserve naturali italiane</em></p>
<p><img src="https://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2016/11/Nasce-Parchi-a-Impatto-Zero.jpg" alt="Nasce Parchi a Impatto Zero" width="600" height="450" style="border: 0px;"></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lunedi 5 dicembre 2016 alle 10.30 presso la Sede di Intesa Sanpaolo, in via Del Corso 226 &ndash; Roma, verr&agrave; firmata la Convenzione tra&nbsp;<strong>Federparchi</strong>&nbsp;&ndash; Federazione Italiana Parchi e riserve naturali,<br><strong>FITS!</strong>&nbsp;&ndash; Fondazione per l&rsquo;Innovazione del Terzo Settore e&nbsp;<strong>Rinnovabili.it</strong>&nbsp;&ndash; piattaforma multimediale e organo di informazione sulla sostenibilit&agrave; ambientale.<br><br>I tre partner si fanno promotori di Parchi a Impatto Zero, nuovo progetto dedicato al supporto di iniziative di conservazione, sviluppo e tutela del patrimonio ambientale e territoriale. L&rsquo;obiettivo della Convenzione &egrave; di creare un nuovo modello di sostegno tecnico e finanziario per gli interventi di sostenibilit&agrave; ambientale e sociale nei Parchi e nelle aree protette.<br>In particolare&nbsp;<strong>Parchi a Impatto Zero</strong>&nbsp;promuover&agrave; la costruzione di modelli di partenariato pubblico-privato basati sul Project Financing sostenendo i promotori di progetti di sostenibilit&agrave; ambientale e sociale in tutte le fasi realizzative e finanziarie: progettazione, valutazione di fattibilit&agrave;, studio dei meccanismi finanziari, snellimento dell&rsquo;iter burocratico e reperimento di fondi.&nbsp;</p>
<p>La Convenzione sar&agrave; siglata dal presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, dal Segretario Generale di FITS! Roberto Leonardi e dal Direttore di Rinnovabili.it Mauro Spagnolo.<br>E interesser&agrave;, per i prossimi due anni, i Parchi e le Riserve Naturali. Il modello di intervento si focalizzer&agrave; su nove aree: efficientamento energetico, impiego delle rinnovabili, abbattimento degli inquinanti, biodiversit&agrave;, mobilit&agrave; sostenibile, interventi edilizi a basso impatto, innovazione tecnologica, creazione di start up e nuovi modelli gestionali dei servizi, sostenibilit&agrave; ambientale.</p>
<ul>
<li><strong>FITS!</strong>&nbsp;promuover&agrave; la costruzione di modelli di partenariato pubblico-privato basati sul Project Financing e l&rsquo;attivazione delle Comunit&agrave;.</li>
<li><strong>Federparchi</strong>&nbsp;segnaler&agrave; esigenze e possibili location degli interventi (aree protette, infrastrutture, edifici, etc.) e si occuper&agrave; della gestione amministrativa e autorizzativa degli interventi</li>
<li><strong>Rinnovabili.it</strong>&nbsp;oltre a curare la promozione e la visibilit&agrave; alle iniziative, offrir&agrave; un servizio di consulenza per l&rsquo;individuazione degli interventi, valuter&agrave; preliminarmente le potenzialit&agrave; e la fattibilit&agrave; delle proposte, svilupper&agrave; o selezioner&agrave; i progetti, definendo costi e ritorni.</li>
</ul>
<p>&nbsp;<strong>Roberto Leonardi</strong>, segretario generale di FITS!:&nbsp;<em>&ldquo;Fondazione FITS! nasce su iniziativa di Banca prossima nel 2011 per sostenere e sviluppare modelli innovativi e di economia sociale. Il sistema dei Parchi Nazionali &egrave; un luogo privilegiato per sperimentare e implementare progetti di innovazione sociale che attraverso modelli finanziari, ambientali ed energetici sostenibili promuovano lo sviluppo delle comunit&agrave;&rdquo;.</em></p>
<p><em>&ldquo;Partendo dall&rsquo;accelerazione del processo di decarbonizzazione</em>&nbsp;&ndash; afferma&nbsp;<strong>Mauro Spagnolo</strong>, direttore di Rinnovabili.it&nbsp;<em>&ndash; abbiamo avvertito la necessit&agrave; di creare un meccanismo semplificato,</em><br><em>agile e operativo, in cui potessero convivere sinergicamente sostenibilit&agrave; ambientale, sostenibilit&agrave; sociale e finanza verde&rdquo;.</em></p>
<p>&nbsp;Sulla stessa lunghezza d&rsquo;onda&nbsp;<strong>Giampiero Sammuri</strong>, presidente di Federparchi: &ldquo;<em>Questa intesa, a cui lavoriamo da tempo, corona un lungo percorso e offre un&rsquo;opportunit&agrave; di incontro a tre mondi diversi, quello della finanza, quello dei parchi e quello dell&rsquo;innovazione tecnologia e comunicazione. Si incontrano, infatti, pubblico e privato, con l&rsquo;obiettivo di semplificare, risparmiare, ridurre l&rsquo;impatto dell&rsquo;uomo sull&rsquo;ambiente. Federparchi mette a disposizione il suo know how e offre cos&igrave; un ulteriore servizio ai propri associati&rdquo;.</em></p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/2g7P8wS">https://bit.ly/2g7P8wS</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Mauro Spagnolo</dc:creator>
</item>
<item>
	<guid isPermaLink="true">https://www.iochatto.it/bookmarks/view/44251/rinnovabiliit-greentech-e-innovazione-digitale-ecco-la-mobilit-del-futuro</guid>
	<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 12:03:13 +0200</pubDate>
	<link>https://www.iochatto.it/bookmarks/view/44251/rinnovabiliit-greentech-e-innovazione-digitale-ecco-la-mobilit-del-futuro</link>
	<title><![CDATA[Rinnovabili.it: GreenTech e innovazione digitale, ecco la mobilità del futuro]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Sabato 15 ottobre, alle ore 17.30, presso la Maker Faire Rome &ldquo;The European Edition 4.0&rdquo;, il direttore di Rinnovabili.it, Mauro Spagnolo, presenter&agrave; l&rsquo;analisi sull&rsquo;innovazione tecnologica legata alla mobilit&agrave;.</p>
<p>Un appuntamento da non perdere per scoprire le nuove tecnologie che stanno ridisegnando i trasporti urbani e le nostre abitudini di vita</p>
<p>La mobilit&agrave; del futuro &egrave; pronta per i riflettori della &ldquo;Maker Faire Rome &ndash; The European Edition 4.0&rdquo;, il pi&ugrave; grande evento europeo sull&rsquo;innovazione. Il prossimo sabato 15 ottobre, all&rsquo;interno dei padiglioni della Fiera Roma, uno spazio da protagonista sar&agrave; riservato per tratteggiare le tecnologie e le novit&agrave; che caratterizzeranno i trasporti di domani. L&rsquo;appuntamento &egrave; quello organizzato da Rinnovabili.it, quotidiano leader della comunicazione ambientale, che torna per il secondo anno consecutivo a Maker Faire, con l&rsquo;obiettivo di ricostruire virtualmente corpo e cervello della mobilit&agrave; 4.0.</p>
<p>Un evento unico durante il quale il direttore Mauro Spagnolo, partendo dalle ultime innovazioni raggiunte per i veicoli, cos&igrave; come per le infrastrutture, racconter&agrave; i nostri spostamenti futuri. La&ldquo;ricostruzione&rdquo; di Rinnovabili.it ha come punti fermi alcune delle ultime tendenze nate nel settore. A cominciare dalle&nbsp;driverless car, le auto senza pilota che si stanno gi&agrave; sperimentando oggi, con i dovuti limiti, in Europa e America. L&rsquo;intelligenza sar&agrave; infatti uno degli elementi trainanti del comparto che &egrave; pronto ad evolversi dagli attuali mezzi semi automatici a veri e propri gioielli tecnologici in grado di adattarsi alle esigenze dell&rsquo;utente, rimanendo costantemente connessi. D&rsquo;altra parte molti dei dispositivi dei futuri veicoli senza conducente, sono gi&agrave; in commercio, dai sistemi di assistenza alla frenata d&rsquo;emergenza a quelli per il cambio di corsia, dai fari adattivi, al parcheggio automatico.</p>
<p>Pi&ugrave; si consolider&agrave; la tendenza all&rsquo;automatizzazione e alla connessione, pi&ugrave; sar&agrave; facile scardinare la mobilit&agrave; da una concezione che oggi favorisce nettamente l&rsquo;auto privata a favore di un uso pi&ugrave; collettivo e condiviso. Dal car sharing al car pooling, i trasporti stanno ampliando i propri confini di servizi on demand gestibili semplicemente attraverso app sul proprio smartphone o tablet.</p>
<p>Automatica, connessa, condivisa, ma soprattutto ecologica. Con le pressioni del nuovo Patto sul Clima - l&rsquo;Accordo di Parigi - e gli scandali sulle emissioni che hanno investito l&rsquo;automotive mondiale, l&rsquo;imperativo &egrave; ora &ldquo;muoversi inquinando il meno possibile&rdquo;. Si parler&agrave; dunque anche di mobilit&agrave; elettrica, in tutte le sue taglie e declinazioni, dai veicoli plug-in a quelli a fuel cell alimentate con l&rsquo;idrogeno, dalle auto ibride a quelle dotate di carrozzerie fotovoltaiche. Ma si discuter&agrave; anche di gestione intelligente delle flotte pubbliche e private, di logistica urbana smart e soluzioni infrastrutturali integrate.</p>
<p>&ldquo;L&rsquo;innovazione tecnologica nei sistemi di mobilit&agrave; urbana sta cambiando radicalmente gli stili di vita dei cittadini &ndash; afferma Mauro Spagnolo - Una rivoluzione drastica di cui non percepiamo ancora la portata, ma che trasformer&agrave; le nostre modalit&agrave; di spostamento rendendole, sicuramente, pi&ugrave; efficienti, sicure e, specialmente, meno impattanti sull&rsquo;ambiente&rdquo;.</p>
<p>L&rsquo;appuntamento &egrave; il prossimo sabato 15 ottobre, ore 17.30, a &ldquo;Maker Faire Rome &ndash; The European Edition 4.0&rdquo;. Fiera di Roma.</p>
<p>Fonte: Maker Faire Rome</p>
<p>&nbsp;</p><p>URL del Link: <a href="https://bit.ly/2dSZTDp">https://bit.ly/2dSZTDp</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Mauro Spagnolo</dc:creator>
</item>

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