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	<title><![CDATA[IoChatto: L'agenzia delle entrate è la ROVINA d'Italia]]></title>
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	<pubDate>Fri, 13 Nov 2015 16:25:47 +0100</pubDate>
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	<title><![CDATA[L'agenzia delle entrate è la ROVINA d'Italia]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Il funzionario pentito confessa: "Spara accertamenti a caso, perde il 50% delle cause e uccide l'economia per ingrassare i tributaristi"</p>
<p><a href="https://connectu.it/groups/info/7656/equitalia-class-action" title="attilio befera">Attilio Befera</a>, direttore dell'Agenzia delle entrate, <strong>304.000 euro di stipendio</strong> annuo, ha annunciato che entro fine mese andr&agrave; in pensione. Avrei qui pronto il sostituto (<em>non d'imposta, bens&igrave; umano</em>): <strong>Luciano Dissegna</strong>.</p>
<p>Costo per i contribuenti: zero euro. S&igrave;, lo farebbe gratis. Il curriculum &egrave; ragguardevole. Per 30 anni leale servitore dello Stato, che lo assunse per concorso nel 1977, Dissegna ha lavorato negli uffici del registro di Montebelluna e Borgo Valsugana, nell'ufficio Iva di Trento, nell'ufficio imposte dirette di Bassano del Grappa, all'ispettorato compartimentale imposte dirette di Venezia, all'ispettorato dell'Agenzia delle entrate di Trieste.</p>
<p>Infine &egrave; stato dirigente in Friuli Venezia Giulia e direttore a Thiene, Montebelluna e Schio della medesima agenzia.</p>
<p><strong>C'&egrave; un solo problema</strong>: Dissegna si &egrave; <strong>dimesso nel 2009 per protesta</strong>, accettando il prepensionamento con otto anni di anticipo, perch&eacute; ritiene d'aver constatato di persona come l'Agenzia delle entrate sia un <strong>carrozzone pachidermico e inefficiente</strong>, in una parola inutile. &laquo;Procura pi&ugrave; danni che vantaggi alla nazione. <br>Peggio: arriva a comportamenti che rasentano i<strong>l falso, la minaccia, la violenza, la ritorsione e persino l'estorsione</strong>, <em>come documentato in un esposto indirizzato da un mio assistito alle autorit&agrave; preposte e rimasto lettera morta. Pi&ugrave; che quella delle entrate, se fossi Matteo Renzi io istituirei l'Agenzia delle uscite per mettere sotto controllo la spesa pubblica, il vero cancro di questo Paese</em>&raquo;.<br>Dissegna, 64 anni, vicentino, &egrave; un tributarista, una via di mezzo fra l'avvocato e il commercialista. &laquo;Ma non posso dire d'essere passato dall'altra parte della barricata. Semplicemente resto sempre dalla stessa: quella dei pi&ugrave; deboli, i contribuenti. Contro le <strong>vessazioni dell'erario</strong> e contro gli esperti a gettone che lucrano sulle disgrazie di chi non sa come difendersi dallo Stato sanguisuga&raquo;. Con il primo dei suoi quattro figli, penalista a Milano, assiste aziende e privati nei contenziosi con l'Agenzia delle entrate. Lo fa da novello Robin Hood, cio&egrave; gratis nel 95 per cento dei casi. Per esempio con un rimborso di 700 euro per una consulenza che uno studio professionale voleva farsi pagare 130 volte tanto.</p>
<p><img src="https://www.leggioggi.it/wp-content/uploads/2015/11/fisco-2.jpg" alt="agenzia entrate" width="500" style="border: 0px;"></p>
<p>Se gli chiedi ragione di questo comportamento, Dissegna ti spiega che i 3.200 euro netti di pensione e l'attivit&agrave; della moglie bastano e avanzano e ti mette con noncuranza sotto gli occhi la foto a colori, stinta dal tempo, di un ragazzo vestito da chierico: &laquo;<em>Dagli 11 ai 18 anni sono stato in seminario dai Fatebenefratelli. Volevo diventare prete e lavorare negli ospedali. Poi mi sono accorto che esistevano le donne e ho avuto una crisi religiosa. L'inclinazione ad aiutare il prossimo ce l'ho nel sangue. Di quattro fratelli, sono l'unico che ha potuto studiare e laurearsi. Di giorno costruivo blocchi di cemento con mio padre, un ex contadino; di sera rimanevo curvo sui libri fino a quando non crollavo dal sonno. Ci&ograve; non toglie che mi senta un privilegiato. Qualcosa devo restituire</em>&raquo;.</p>
<p>Dissegna &egrave; <strong>arbitro della Consob</strong>, uno dei 600 in Italia ammessi per titoli ed esami a dirimere le controversie in materia societaria e borsistica. Di concorsi pubblici ne ha vinti ben 10 nella sua vita. &Egrave; stato advisor societario e fiscale della Bastogi. Dal 1995 al 1999, dopo la bufera di Tangentopoli, i concittadini gli hanno messo in mano la scopa, eleggendolo sindaco di Romano d'Ezzelino, il paese della provincia di Vicenza dove abita, e lui s'&egrave; distinto per aver varato l'unica giunta comunale d'Italia che andava da Forza Italia a Rifondazione comunista.</p>
<p><strong>Che cosa non funziona nella lotta all'evasione fiscale?</strong><br>&laquo;Dati alla mano, &egrave; una delle principali cause del crollo dell'economia nazionale. Tutto parte dal fatto che l'Agenzia delle entrate accerta ogni anno 30 miliardi di maggiori imposte, che con l'aggiunta di sanzioni, interessi e aggi esattoriali salgono a 70. Circa due terzi di essi, diventano oggetto di contenzioso. Per difendersi, i ricorrenti devono farsi assistere da tributaristi, avvocati e commercialisti, tutta gente che costa un occhio della testa. Nei primi due gradi di giudizio, quindi senza tenere conto del terzo in Cassazione, imprese e cittadini sopportano costi pari al 10 per cento dell'accertato: miliardi di euro. Se invece definiscono, come si dice in gergo, cio&egrave; pagano subito per evitare sanzioni e rischi del contenzioso, devono comunque rassegnarsi a grosse parcelle calcolate sul risparmiato. In pratica i professionisti si fanno dare almeno un 10 per cento&raquo;.</p>
<p><strong>Vediamo se ho capito bene. L'erario pretende da me 100.000 euro senza motivo. Il mio tributarista lo convince ad accontentarsi di 10.000 e poi mi chiede 9.000 euro di parcella per avermene fatti risparmiare 90.000?</strong><br>&laquo;Esatto. &Egrave; come se lo Stato pagasse una pletora di dipendenti che vanno in giro con una mazza a fracassare le gambe della gente per dare lavoro agli ortopedici. L'Agenzia delle entrate conta pi&ugrave; di 33.000 dipendenti, il 7-8 per cento sono addetti al contenzioso. Uno spreco inaudito. Aggiunga gli incalcolabili costi in termini di giornate lavorative perse, malattie, stress. Un'azienda su tre chiude a seguito di una verifica. Quando non si arriva al suicidio del titolare. E non basta&raquo;.</p>
<p><strong>Il suicidio non basta? Che altro c'&egrave;?</strong><br>&laquo;I contribuenti sospettati di evasione vincono il ricorso nel 50 per cento dei casi. Risultato: dei 70 miliardi accertati, l'Agenzia ne incassa appena 7 l'anno. Quindi i costi sostenuti da cittadini e imprese per tutelarsi superano di gran lunga gli introiti della lotta all'evasione. Una follia. Cos&igrave; va a picco il Paese. &Egrave; in corso un mastodontico trasferimento di risorse dall'economia reale, rappresentata dalle aziende, a quella virtuale, rappresentata dai professionisti che assistono la gente trascinata in giudizio&raquo;.</p>
<p><strong>Un momento, mi perdoni, ma studi legali e commercialisti non danno forse da mangiare a tante famiglie?</strong><br>&laquo;Ah, perch&eacute; lei pensa che questo fiume di denaro venga utilizzato nell'acquisto di beni strumentali o nell'assunzione di nuovi dipendenti? Andiamo! Non creder&agrave; che i vari Giulio Tremonti, Victor Uckmar, Vittorio Emanuele Falsitta - per citare alcuni tributaristi di grido - comprino un computer al giorno o arruolino un'impiegata a settimana? &Egrave; gi&agrave; tanto se lo fanno ogni 10 anni. Ergo, i soldi finiscono soprattutto nei loro conti correnti. Ma, dico io, siete tutti bravissimi, perch&eacute; non vi date all'imprenditoria? Diventereste di botto altrettanti Armani, Ferrero, Barilla, Caprotti, Squinzi&raquo;.</p>
<p><strong>Come fa l'erario a perdere il 50 per cento delle cause? &Egrave; assurdo.</strong><br>&laquo;Per forza: spara accertamenti iperbolici a casaccio. L'aggravante &egrave; che martella le piccole imprese, andando in cerca di quattrini dove non ci sono. Perfino Befera &egrave; stato costretto ad ammettere che esiste l'evasione di sopravvivenza. Quindi, anche quando l'accertamento va a buon fine, i soldi che cerca di riscuotere non li trova: l'evasore li ha gi&agrave; spesi per campare. Insomma, l'Agenzia tartassa i contribuenti sbagliati e cos&igrave; porta a casa solo 1 euro su 10. E questo nonostante disponga di strumenti da regime poliziesco. Ti blocca tutti i beni al sole: casa, terreni, conti correnti, auto, barche, quadri, tappeti, mobili. Pu&ograve; persino, grazie a recenti sentenze della Cassazione, spremere i soci di una Srl, obbligandoli a rispondere in solido di un'evasione compiuta dalla societ&agrave;. Non se n'&egrave; accorto nessuno, ma di fatto la responsabilit&agrave; limitata &egrave; stata abolita&raquo;.</p>
<p><strong>Lei ha denunciato pratiche estorsive da parte dell'Agenzia delle entrate. Mi pare un'accusa gravissima.</strong><br>&laquo;Stia a sentire che cos'&egrave; accaduto. Un mio assistito di Treviso ha un'azienda che produce insaccati. Gli intimano, a capoccia, di pagare 2,3 milioni. Presento ricorso alla commissione tributaria provinciale: vinto. Il mio cliente non ha evaso alcunch&eacute;, quindi al fisco non deve niente. A quel punto, se non fosse mio amico, potrei chiedergli il 10 per cento su quanto ha risparmiato: quindi 230.000 euro. Invece se la cava con 3.000, le spese vive. Ebbene: lei non crede che, pur di sottrarsi all'incubo di dover sborsare 2,3 milioni di euro, egli non sarebbe stato disposto a versarne senza motivo almeno 800.000, come l'Agenzia era arrivata a proporgli dopo una spossante trattativa? E questa che cosa sarebbe stata se non un'estorsione? Nell'esposto il mio assistito ha documentato una quarantina tra falsi, abusi, violenze, minacce&raquo;.</p>
<p><strong>Documentati come?</strong><br>&laquo;Registrando di nascosto tutti i suoi colloqui con i funzionari del fisco. I quali hanno riconosciuto che il loro accertamento era spannometrico. In un dialogo, il capo dell'ispezione, avendo fallito nel suo intento vessatorio, ha ringhiato che sarebbe scoppiato un casino della madonna. E infatti due giorni dopo &egrave; stato aperto un secondo accertamento su un'attivit&agrave; marginale, di tipo filantropico, che il mio assistito ha in corso&raquo;.</p>
<p><strong>Una ritorsione.</strong><br>&laquo;Gi&agrave;. Non bastava che gli avessero contestato 1,19 milioni di ricavi in pi&ugrave;. Al che il malcapitato ha obiettato: scusate, stiamo parlando di prodotti a base di carne, estremamente delicati, perch&eacute; non avete allertato i Nas, denunciando che la mia azienda starebbe smerciando in nero il 95 per cento degli insaccati? E i veterinari che vengono due volte a settimana a controllare e che hanno libero accesso alle celle frigorifere che cosa sono, miei complici? Risposta, testuale, del funzionario dell'Agenzia delle entrate: Io mi ricordo di aver visto certi filmati di Striscia la notizia dove se ne vedevano di cotte e di crude sui bovini&raquo;.</p>
<p><strong>Ma non c'&egrave; un direttore provinciale che sorvegli questo funzionario?</strong><br>&laquo;Certo che c'&egrave;. E sa che cos'ha risposto per iscritto costui quando gli abbiamo contestato i comportamenti del suo sottoposto? Normale rapporto fisco-contribuente. Come dire che minacce e abusi rientrano fra i metodi usuali dell'Agenzia delle entrate. Non basta: il professor Aldo Rossi, ordinario di tecnica e gestione dei sistemi industriali dell'Universit&agrave; di Padova, ha riscontrato grossolani errori, logici e di calcolo, finalizzati a gonfiare, in modo approssimativo, maldestro, arbitrario e perfino assurdo i ricavi della societ&agrave; verificata&raquo;.</p>
<p><strong>Lei che rimedi consiglierebbe?</strong><br>&laquo;L'Agenzia dovrebbe accertare solo se &egrave; sicura al 100 per cento, applicando il principio In dubio pro reo. Quando fui nominato direttore, dissi ai miei impiegati: guai a voi se mi presentate un accertamento che non sia sostenibile in giudizio al 101 per cento. Sa quanti ne stracciai per manifesta infondatezza?&raquo;.</p>
<p><strong>Perch&eacute; lo faceva?</strong><br>&laquo;Per impedire che le imprese foraggiassero i professionisti del nulla. E per non dare troppo potere a me stesso e agli accertatori. In ogni contenzioso privo di fondamento la corruzione &egrave; in agguato: ti chiedo tanto, trattiamo, ti faccio pagare poco, adesso sgancia qualcosa per averti aiutato. Mi sono spiegato?&raquo;.</p>
<p><strong>Perfettamente.</strong><br>&laquo;Da quel momento croll&ograve; il contenzioso. Eppure, si tenga forte, fra il 2003 e il 2008 gli uffici diretti da me furono quelli che incassarono di pi&ugrave; in tutto il Veneto in proporzione al numero di contribuenti. Semplice: chiedevamo 10 anzich&eacute; 100 e tutti preferivano versare le tasse anzich&eacute; stipendiare i tributaristi&raquo;.</p>
<p><strong>Invece altrove che accade?</strong><br>&laquo;Lo Stato bussa alla porta dei poveracci. Tartassa l'idraulico con tre figli da crescere anzich&eacute; il ginecologo con un Rolex d'oro per polso. La pesca a strascico costa meno fatica e qualcosa consente sempre di tirar su. Mentre quella selettiva richiede pescatori professionisti&raquo;.</p>
<p><strong>L'Agenzia delle entrate non ne ha?</strong><br>&laquo;Ne ha. Ma le nomine nella pubblica amministrazione sono quasi sempre connotate da metodi clientelari, mafiosi. E l'erario non mi pare un'isola felice&raquo;.</p>
<p><strong>Gli accertatori riscuotono provvigioni in busta paga?</strong><br>&laquo;Altroch&eacute;. I dirigenti sono premiati con soldi e promozioni in ragione del gettito conseguito. E gli accertatori si mettono sulla loro scia per progredire nella carriera pure loro. L'80 per cento degli incarichi interni all'Agenzia delle entrate non sono conferiti per concorso, bens&igrave; assegnati in forma totalmente discrezionale&raquo;.</p>
<p><strong>Come se ne esce?</strong><br>&laquo;Bisognerebbe tassare i redditi in misura inversamente proporzionale al rischio di perderli. Basta schiacciare un bottone: vediamo subito quanti perdono l'impiego nel pubblico e quanti nel privato. Dopodich&eacute; il primo lo tassiamo il doppio del secondo. Sarebbe una riforma epocale: frotte di nullafacenti aprirebbero all'istante una partita Iva, si dedicherebbero a lavori umili, andrebbero a sgobbare nei campi per pagare meno tasse, e addio pubblica amministrazione faraonica. Ma lei crede che Matteo Renzi possa metter mano a una roba del genere? Campa cavallo&raquo;.</p><p>URL del Link: <a href="https://www.ilgiornale.it/news/interni/lagenzia-delle-entrate-manda-rovina-litalia-1019982.html">https://www.ilgiornale.it/news/interni/lagenzia-delle-entrate-manda-rovina-litalia-1019982.html</a></p>]]></description>
	<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
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